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Mine antiuomo, ONU: 58 Stati e territori contaminati

Una mina antiuomo POMZ-2M di fabbricazione sovietica viene individuata in un campo minato a Siem Reap, il 10 giugno 2025.
Una mina antiuomo POMZ-2M di fabbricazione sovietica viene individuata in un campo minato a Siem Reap, il 10 giugno 2025 Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Gavin Blackburn
Pubblicato il
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Nel solo 2024 almeno 945 persone sono state uccise e 4.325 ferite da mine e residuati esplosivi di guerra, ha riferito l’ONU citando il Landmine and Cluster Munition Monitor

A quasi trent'anni dall'adozione del Trattato di Ottawa che vieta le mine antipersona, queste armi continuano a provocare vittime in tutto il mondo. Secondo l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, almeno 58 Stati e territori restano contaminati da mine terrestri e residuati esplosivi di guerra, con conseguenze devastanti soprattutto per la popolazione civile.

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"È profondamente preoccupante che, a quasi 30 anni dall'adozione del Trattato per la messa al bando delle mine antipersona, queste armi esplosive continuino a uccidere e ferire persone, spesso decenni dopo la loro posa", ha dichiarato Türk, chiedendo agli Stati di rinnovare l'impegno per fermarne la produzione, l'utilizzo e il trasferimento, oltre a intensificare le operazioni di bonifica.

Türk ha redatto un rapporto sulla situazione, basato su informazioni provenienti da governi, ONG, organizzazioni umanitarie e società civile.

Solo nel 2024 almeno 945 persone sono state uccise e 4.325 ferite da mine terrestri e residuati esplosivi di guerra, si legge nel testo, che cita i dati del Landmine and Cluster Munition Monitor.

Tra le vittime di cui è stato possibile accertare lo status, circa il 90% erano civili. Un dato che conferma come gli effetti di questi ordigni continuino a colpire soprattutto le popolazioni che vivono nelle aree interessate dai conflitti, anche molti anni dopo la fine delle ostilità.

I Paesi che hanno registrato il maggior numero di vittime nel 2024 sono stati il Myanmar, con 2.029 casi, seguito dalla Siria con 1.015 e dall'Afghanistan con 624. Numeri elevati sono stati segnalati anche in Ucraina, Nigeria, Mali, Yemen e Burkina Faso, tutti con oltre 200 vittime nel corso dell'anno.

Particolarmente vulnerabili risultano i minori. Secondo il rapporto, i bambini rappresentano oltre il 40% di tutte le vittime civili di mine antipersona registrate dal 1999. Un dato che evidenzia l'impatto a lungo termine di queste armi sulle comunità più fragili.

Un siriano che ha perso una gamba nell'esplosione di una mina mentre raccoglieva le olive cammina fuori da casa sua a Qaminas, 9 aprile 2025
Un siriano che ha perso una gamba nell'esplosione di una mina mentre raccoglieva le olive cammina fuori da casa sua a Qaminas, 9 aprile 2025 AP Photo

Oltre a causare morti e mutilazioni permanenti, le mine antipersona trasformano vaste aree in territori inaccessibili, limitando la libertà di movimento, ostacolando il ritorno degli sfollati e impedendo l'utilizzo dei terreni agricoli. Le conseguenze si riflettono quindi non solo sulla sicurezza, ma anche sullo sviluppo economico e sociale delle regioni colpite.

Sul piano internazionale, la Convenzione di Ottawa conta oggi 162 Stati parte. Tuttavia, diversi Paesi che dispongono di importanti scorte di mine non hanno ancora aderito al trattato. Negli ultimi mesi Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania e Polonia hanno annunciato il ritiro dalla Convenzione, mentre l'Ucraina ne ha sospeso l'attuazione.

Per questo motivo Türk ha invitato gli Stati che non hanno ancora ratificato il trattato a farlo "senza indugio" e ha esortato quelli che si sono ritirati a rientrare rapidamente nell'accordo internazionale. Ha inoltre accolto positivamente la recente decisione del Libano di aderire alla Convenzione, nonostante il contesto di tensione e conflitto nella regione.

A preoccupare ulteriormente è il calo dei finanziamenti destinati alle attività di sminamento. Secondo il rapporto, i contributi al Fondo fiduciario volontario delle Nazioni Unite per l'assistenza alle attività contro le mine sono diminuiti drasticamente negli ultimi sette anni, passando da 125 milioni a 46 milioni di dollari.

Nel frattempo, la Campagna internazionale per la messa al bando delle mine ha riferito che nel 2025 mine, munizioni a grappolo e altri residuati esplosivi di guerra hanno già causato oltre 5.000 vittime tra morti e feriti, ancora una volta in larga maggioranza civili. Un dato che conferma come la minaccia delle mine antipersona resti una delle emergenze umanitarie più persistenti e letali a livello globale.

Risorse addizionali per questo articolo • AFP

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