Per semplificare il sistema e ridurre le frodi, il governo portoghese vuole sostituire 13 tipi diversi di sussidi con una singola prestazione sociale. Tuttavia, chi la riceve dovrà svolgere attività socialmente utili
Il governo portoghese ha approvato la proposta di legge per istituire la Prestazione Sociale Unica (PSU), una misura che punta a semplificare il sistema di welfare accorpando in un unico beneficio diverse forme di sostegno economico. Il testo è già stato presentato al Parlamento e sarà discusso a partire dal 12 giugno.
L’obiettivo, afferma l’esecutivo, è "semplificare l’accesso agli aiuti sociali". Oggi in Portogallo esistono infatti 27 diverse prestazioni sociali, con criteri di accesso differenti e spesso sovrapposti.
Un rapporto dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), pubblicato l’anno scorso, aveva evidenziato come l'elevato numero di sussidi generi confusione e riduca l'efficacia del sistema.
Lo studio sottolineava inoltre che i benefici sociali in Portogallo hanno il minore impatto sulla riduzione della povertà tra i Paesi dell'UE, abbassandola di appena il 2 per cento.
Saranno accorpati 13 tipi di sussidi sociali
La nuova legge sostituirà 13 prestazioni non contributive, tra cui: sussidio sociale di disoccupazione, pensione sociale, pensione di invalidità, pensione di reversibilità, pensione per orfani e diversi sussidi legati alla maternità, alla gravidanza e all'adozione.
Il primo ministro portoghese, Luís Montenegro, ha spiegato che la misura mira sia a semplificare il sistema sia a contrastare frodi e abusi nell'erogazione dei sussidi.
Chi può fare richiesta?
Potranno accedere alla PSU i residenti in Portogallo di almeno 18 anni. Per i cittadini provenienti da Paesi extra-UE sarà richiesto un anno minimo di residenza.
La prestazione terrà conto dell'intero nucleo familiare e sarà concessa soltanto a chi rientra nei limiti di reddito stabiliti. Verranno valutati redditi da lavoro, rendite immobiliari, redditi da capitale e altri benefici sociali già ricevuti.
Sarà obbligatorio il lavoro sociale
La novità più controversa riguarda i beneficiari in età lavorativa, disoccupati e idonei al lavoro. Per ricevere la PSU dovranno essere iscritti a un centro per l'impiego, accettare offerte di lavoro o formazione professionale adeguate e rendersi disponibili a svolgere attività di solidarietà sociale.
Il cosiddetto "lavoro sociale" consiste in attività temporanee presso enti pubblici, organizzazioni senza scopo di lucro, soggetti dell'economia sociale o della protezione civile. Le mansioni non saranno retribuite e non dovranno sostituire il lavoro ordinario del personale degli enti coinvolti.
L’obbligo di lavorare per ricevere sussidi esiste già in altri Paesi UE
Anche altri Paesi dell’Unione europea hanno introdotto misure analoghe per favorire l’ingresso o il reinserimento dei disoccupati nel mercato del lavoro.
Tuttavia, non esiste un modello unico a livello europeo, perché i sistemi di protezione sociale, così come gli obblighi legati alle prestazioni, sono definiti singolarmente da ciascuno Stato membro.
Nei Paesi Bassi, la normativa sulla partecipazione sociale (Participatiewet) consente di obbligare i beneficiari di prestazioni sociali a svolgere attività di pubblica utilità. Chi rifiuta può subire riduzioni dei sussidi.
In Germania, il principale programma di reddito minimo è il Bürgergeld. Fornisce un sostegno economico di base a disoccupati o persone a basso reddito, puntando sulla occupabilità di lungo periodo, sulla formazione e sulla partecipazione sociale.
Per poter richiedere questo sostegno, i cittadini devono essere iscritti al centro per l’impiego, cercare attivamente lavoro e accettare impieghi adeguati alla propria condizione.
In passato, alcuni Länder tedeschi, come la Sassonia-Anhalt, avevano introdotto programmi di lavoro comunitario per i disoccupati di lungo periodo, poi estesi a livello nazionale nel 2010.
Tra le attività previste erano incluse l'assistenza agli anziani, la distribuzione di pasti nelle mense sociali, l’aiuto nella comunità di vicinato o, ad esempio, il sostegno ai club sportivi. La manutenzione delle aree verdi rientrava anch’essa in questo tipo di attività.
Danimarca e Ungheria sono altri Paesi che mantengono l’obbligo di lavoro sociale o comunitario per accedere alle prestazioni sociali. Alcune attività comprendono lavori pubblici, pulizia urbana e manutenzione delle infrastrutture.
Le regole sono meno rigide in Italia, Francia, Belgio e Svezia, dove i beneficiari di prestazioni sociali sono obbligati a cercare attivamente lavoro e a partecipare a programmi di integrazione e inserimento, ma le attività comunitarie non sono una condizione obbligatoria.