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Il Portogallo ricorre alla clausola di salvaguardia Ue per la crisi energetica

Il Portogallo attiva la clausola UE per far fronte alle spese energetiche
Il Portogallo attiva una clausola UE per far fronte alle spese energetiche Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Inês dos Santos Cardoso
Pubblicato il
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La clausola di salvaguardia dell’UE consente agli Stati membri di farsi carico dei costi legati all’energia di fronte alla crisi, come è avvenuto per la difesa.

Il Portogallo attiverà la clausola di salvaguardia delle regole di bilancio dell’Unione europea (UE), come consentito da Bruxelles. In questo modo il Paese punta a sostenere temporaneamente i costi aggiuntivi legati all’energia dovuti all’attuale crisi, senza che ciò sia considerato un’infrazione.

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«La Commissione ritiene – su richiesta anche di vari Paesi – che si debba ora introdurre una clausola di deroga, come è stato fatto per le spese per la difesa. Noi sosteniamo questa decisione, attiveremo questa clausola come abbiamo fatto per la difesa», ha annunciato il ministro delle Finanze, Joaquim Miranda Sarmento, citato dall’agenzia Lusa.

All’arrivo alla riunione dell’Eurogruppo, in Lussemburgo, Joaquim Miranda Sarmento ha dichiarato ai giornalisti portoghesi che, secondo i dati del Fondo monetario internazionale (FMI) e della Commissione europea, il Portogallo è il quinto Paese dell’Unione che concede più aiuti in proporzione al proprio prodotto interno lordo (PIL).

Il ministro ha aggiunto che questa situazione permette al Paese di mantenere, e persino rafforzare, queste misure di sostegno, a seconda dell’evoluzione del conflitto in Iran, innescato dagli attacchi di Israele e degli Stati Uniti.

Così, il Portogallo intende sfruttare la deroga temporanea dell’UE per poter aumentare la spesa pubblica oltre quanto previsto, senza che questo sia considerato una violazione delle regole di bilancio del blocco europeo. La misura si aggiunge a un’altra flessibilizzazione già in vigore per coprire le spese per la difesa.

«L’attuale crisi è diversa da quella del 2022»

Secondo Joaquim Miranda Sarmento, l’attuale crisi è diversa da quella del 2022. A suo avviso, l’aumento dei tassi di interesse annunciato dalla Banca centrale europea (BCE), in risposta alle pressioni inflazionistiche della guerra in Medio Oriente, «non era assolutamente necessario», ha aggiunto commentando la decisione della BCE.

«Naturalmente la Banca centrale europea è preoccupata. La BCE, che ha avuto un ruolo molto importante nel 2022 [nella precedente crisi energetica], ha ritenuto di dare questo primo segnale ai mercati, ma vedremo nei prossimi mesi. Continuo a pensare che avrebbe potuto non dare questo segnale e che non fosse assolutamente necessario, ma rispetto naturalmente il mandato e l’indipendenza della BCE», ha dichiarato il ministro delle Finanze, citato da Lusa.

«La Banca centrale europea, in ogni caso, ha deciso di aumentare i tassi di interesse, ma ci troviamo in una situazione molto diversa, sia dal punto di vista dell’inflazione sia da quello dei tassi di interesse della banca centrale», ha aggiunto.

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