Il documento firmato da sette Paesi UE evidenzia un divario in Europa tra i governi che chiedono più flessibilità per le case automobilistiche e quelli determinati a salvaguardare l’integrità del percorso di riduzione delle emissioni di CO₂ dell’UE.
Sette Paesi dell'UE hanno chiesto a Bruxelles di opporsi a qualsiasi allentamento degli standard sulla CO2 per auto e furgoni, sostenendo che un indebolimento delle norme sulle emissioni metterebbe a rischio gli obiettivi climatici dell'Europa, la competitività economica e la sicurezza energetica, secondo un documento visionato da Euronews.
L'appello di Danimarca, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia arriva dopo che, lo scorso dicembre, i leader dell'UE hanno attenuato una proposta di divieto della Commissione europea sulla vendita di nuove auto con motore a combustione interna entro il 2035, in risposta alle pressioni di diversi governi e costruttori. Invece, l'esecutivo comunitario ha proposto una riduzione del 90% delle emissioni di CO2 delle auto entro il 2035.
Nel documento informale, i Paesi ribadiscono congiuntamente il loro sostegno alla rapida elettrificazione di auto e furgoni in tutto il blocco, chiedendo l'ampliamento delle infrastrutture di ricarica e incentivi per stimolare la domanda dei consumatori.
"La traiettoria di elettrificazione del parco europeo di veicoli leggeri può ridurre la nostra esposizione a future crisi geopolitiche e agli shock sui prezzi dei combustibili fossili. È anche una risposta diretta e sostenibile per aumentare l'accessibilità economica, proteggendo gli utenti della strada dall'aumento dei prezzi dei carburanti", si legge nel documento.
Germania e Italia chiedono maggiore flessibilità
Con il sostegno politico di Germania e Italia, il Partito popolare europeo (PPE) al Parlamento europeo è stato determinante nell'annullare il divieto, sostenendo che il diritto dell'UE che incide sugli Stati membri deve basarsi sulla neutralità tecnologica, che in sostanza lascia ai governi nazionali la libertà di scegliere il modo migliore per mantenere la competitività riducendo le emissioni.
Il veterano eurodeputato Manfred Weber (Germania/PPE) ha organizzato il 13 maggio un vertice di alto livello sull'auto per mantenere lo slancio, mentre i gruppi politici cercano compromessi sulla legge riveduta.
"Non abbiamo sostenuto il regolamento 2035 (il divieto dei motori a combustione) nella scorsa legislatura. Durante la campagna elettorale di due anni fa abbiamo promesso che avremmo eliminato il divieto sui motori a combustione, e ora stiamo mantenendo quella promessa. La Commissione europea ha presentato a dicembre la proposta di regolamento rivisto sulla base delle promesse del PPE", ha dichiarato Weber in conferenza stampa.
Weber è alla ricerca di sostegno tra i deputati socialisti e liberali in Parlamento, anche se sembra probabile che il presidente del PPE trovi appoggio da partiti di destra come Patriots for Europe, il terzo gruppo per dimensioni in Aula.
Ora le sette capitali mettono in guardia contro i tentativi di annacquare ulteriormente le norme dell'UE sulla decarbonizzazione del settore automobilistico, dato che l'ultima bozza di relazione del relatore principale del Parlamento, l'eurodeputato Massimiliano Salini (Italia/PPE), lascia intravedere un livello di ambizione ancora inferiore rispetto alla proposta rivista della Commissione, ad esempio allentando alcuni obiettivi di riduzione delle emissioni e concedendo ai costruttori più tempo per adeguarsi.
L'elettrificazione è una tripla vittoria, affermano i Paesi UE
I sette Paesi sostengono che l'elettrificazione non è più solo un obiettivo ambientale ma una necessità geopolitica, sostenendo che un parco veicoli elettrici in crescita può ridurre l'esposizione alla volatilità dei prezzi dei carburanti, migliorare la qualità dell'aria e contribuire al conseguimento degli obiettivi climatici dell'UE.
Secondo i firmatari, le vendite di auto elettriche in Europa sono aumentate del 33% nel primo trimestre rispetto all'anno precedente, un dato che presentano come prova del fatto che i consumatori considerano sempre più i veicoli elettrici una risposta concreta all'aumento dei costi dei carburanti.
Le sette capitali riconoscono che margini limitati di flessibilità possono essere giustificati, ma insistono che devono restare strettamente controllati e collegati a concreti impegni ambientali e industriali. Temono che concessioni eccessive indebolirebbero la certezza per gli investimenti e rallenterebbero la transizione già in corso nel settore automobilistico europeo.
"Le flessibilità concesse ai costruttori per il rispetto dei loro obiettivi di CO2 devono restare rigorosamente limitate, condizionate e progettate con attenzione, in modo da non attenuare il segnale di investimento di lungo periodo verso l'elettrificazione, non indebolire la certezza normativa e non rallentare la transizione industriale già in corso lungo la catena del valore dell'automotive europea", si legge nel documento.