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In Italia il governo Meloni vuole processare i minori equiparandoli agli adulti

A minor boy plays with an arial root of a tree on the setting sun along the river Brahmaputra in Guwahati, India, Thursday, June 25, 2026.
A minor boy plays with an arial root of a tree on the setting sun along the river Brahmaputra in Guwahati, India, Thursday, June 25, 2026. Diritti d'autore  (AP Photo/Anupam Nath)
Diritti d'autore  (AP Photo/Anupam Nath)
Di Cecilia Attanasio Ghezzi
Pubblicato il
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Il nuovo disegno di legge prevede che i minorenni vengano equiparati agli adulti e siano considerati sempre capaci di intendere e di volere, a meno che si accerti il contrario. La proposta non è immediatamente operativa, dovrà prima essere approvata dal Parlamento

"Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne". Così la presidente del consiglio Giorgia Meloni in un video pubblicato sui social, ha annunciato il giro di vite contro la delinquenza minorile aggiungendo che “chi aggredisce, chi rapina, chi devasta, deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni".

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"Per questo abbiamo agito e continuiamo ad agire: arresto per i minorenni sorpresi con un'arma, norme severe contro la diffusione dei coltelli, pene più dure per i danneggiamenti di gruppo. Oggi un passo ulteriore".

Giovedì al termine di una riunione del Consiglio dei ministri il governo di Giorgia Meloni ha annunciato di aver approvato un disegno di legge che ha l’obiettivo di rendere più facile processare i minori accusati di un reato. Il disegno di legge modifica il concetto di “imputabilità” dei minorenni fra i 14 e i 18 anni di età.

La proposta non è immediatamente operativa, ma dovrà prima essere approvata dal Parlamento.

Oggi sono imputabili e quindi processabili, ma la loro capacità di intendere e di volere va verificata caso per caso da un giudice e non può essere presunta come succede per gli adulti.

Il disegno di legge prevede invece che i minorenni vengano equiparati agli adulti e siano considerati sempre capaci di intendere e di volere, a meno che si accerti il contrario.

La verifica da parte di un giudice della capacità di intendere e di volere è prevista dall’ordinamento giudiziario per la particolare condizione dei minorenni, che possono avere livelli di maturità diversi, anche a parità di età, e diverse consapevolezze delle proprie azioni.

Perché questo ddl è il "tassello finale" di una serie di provvedimenti sulla delinquenza giovanile adottati dal governo Meloni

Il cosiddetto ddl anti-maranza, se approvato, farebbe comunque seguito a una tendenza securitaria dell'attuale governo. I 'maranza' è l'appellativo dato ai giovani coinvolti in casi di cronaca, noti per aver commesso reati o per creare solitamente problemi alla quiete pubblica.

Nel settembre 2023 il governo Meloni ha già approvato il cosiddetto “decreto Caivano”, che ha aumentato le pene per le persone minorenni e ha reso più facile che finiscano in carcere.

Tra i provvedimenti più discussi del decreto c’è la riduzione delle possibilità per i giovani detenuti di scontare la pena fuori dal carcere.

Il ministro della giustizia Carlo Nordio ha rivendicato pubblicamente proprio che quest'ultimo disegno di legge sarebbe "il tassello finale di una serie di provvedimenti adottati in seguito all’aumento della delinquenza minorile".

Il significato politico, continua Nordio, è quello di "facilitare le indagini" perché, "si parte dal presupposto che una persona che commette reato a 16 anni sia presumibilmente cosciente di quello che fa".

Perché Save the Children mette in guardia contro l'adultizzazione del sistema di giustizia minorile

Sul tema è intervenuta anche Save the Children: "La violenza giovanile rappresenta una sfida complessa che non può essere affrontata prendendo a modello la giustizia degli adulti", ha sottolineato l'organizzazione. "Considerare di regola imputabile un minore quattordicenne rischia di trasmettere un messaggio rischioso: che la risposta penale agli errori degli adolescenti debba essere uguale a quella degli adulti".

Save the Children richiama anche i dati, in calo, sulle sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità dei minorenni tra i 14 e i 18 anni, che sono passate da 256 nel 2004 a 60 nel 2024.

E ancora: "Se un minorenne, soprattutto se molto giovane, arriva a commettere un reato dobbiamo chiederci cosa è mancato prima: nella scuola, nella comunità, nei servizi, nelle opportunità educative e relazionali che avrebbero dovuto proteggerlo."

"La presunzione di imputabilità di minori tra i 14 e i 18 anni riguarderebbe giovanissimi che stanno costruendo la propria identità, che possono compiere errori anche gravi, ma che hanno davanti a sé enormi possibilità di cambiamento."

"È proprio su questa possibilità che si fonda il sistema della giustizia minorile italiana, costruito attorno alla finalità educativa, alla centralità del recupero del minore e al principio che il ricorso alla sanzione penale dovrebbe essere l’ultima risposta".

Per concludere: "Una risposta che penalizza i percorsi di crescita dei ragazzi e delle ragazze senza affrontare le radici della violenza semplicemente non funziona."

Le opposizioni criticano il cosiddetto ddl anti-maranza

Le opposizioni hanno criticato duramente il provvedimento che, secondo il responsabile Sicurezza del Partito Democratico Matteo Mauri, "criminalizza un'intera generazione" senza "affrontare le vere cause del disagio giovanile".

Sulla stessa scia la capogruppo del Pd alla Camera Chiara Braga: "Debole con i forti e forti i deboli: lo slogan funziona benissimo per la premier Meloni. Ieri gli immigrati, oggi i minori. Non c'è mai limite alla voglia di fornire uno scalpo piuttosto che risolvere un problema".

La segretaria dem Elly Schlein attacca: "Basta con la propaganda, hanno fatto un Cdm senza affrontare il tema della benzina".

Angelo Bonelli, parlamentare di AVS e co-portavoce di Europa Verde, ha parlato di “deriva autoritaria” e poi ha aggiunto: “Le parole di Carlo Nordio sono gravissime. Dopo sei decreti sicurezza e il decreto Caivano, il governo ammette che la criminalità minorile è aumentata. È la prova del fallimento delle politiche della destra: più propaganda, più repressione, meno sicurezza".

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