Sono rientrati questa mattina i sei attivisti italiani impegnati nel Land Convoy verso Gaza fermati nei giorni scorsi nella città libica di Sirte. Restano bloccati a Bengasi altri due attivisti italiani, in attesa di processo. Tajani: "speriamo che tornino presto"
Sei componenti della delegazione italiana della carovana umanitaria di terra della Global Sumud Flotilla per Gaza, sono stati rimpatriati oggi dalla Libia. Il gruppo è atterrato mercoledì all'aeroporto di Fiumicino con un volo da Istanbul, dove era arrivato martedì dopo essere stato scortato da camionette militari all'aeroporto di Misurata, città a circa 210 chilometri a sud-est di Tripoli, prima di essere imbarcato per la Turchia.
Due attivisti italiani, Massimo Marchini e Sofia Belfarsi, sono attesi all'aeroporto di Venezia nel primo pomeriggio.
"Restano ancora in Libia dieci attiviste/i della Global Sumud Flotilla, di cui due di cittadinanza italiana", si legge in un comunicato della delegazione italiana della Flotilla, che ha precisato che per quanto riguarda Domenico Centrone, 33 anni originario di Molfetta e Leonarda Alberizia, piemontese, non c'è "nessuna notizia sulle loro condizioni".
Parlando con i giornalisti, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso l'auspicio che i due attivisti italiani ancora trattenuti in Libia possano tornare presto in Italia.
Delegazione bloccata e respinta dai militari libici
"Nella giornata di domenica 24 maggio dieci partecipanti civili del Global Sumud Land Convoy sono stati fermati al valico nei pressi di Sirte, dopo aver avviato un processo negoziale volto a facilitare la missione umanitaria del convoglio di terra di Gsf, partito dalla Mauritania", ha scritto la Flotilla.
La delegazione di terra è stata attaccata lunedì pomeriggio da forze militari libiche mentre era accampata a Sirte in attesa del rilascio dei dieci compagni, tra cui due italiani, fermati domenica con l'accusa di "ingresso illegale" mentre cercavano di negoziare un avanzamento del convoglio. Centrone e Alberizia sono stati portati a Bengasi dai miliziani libici affiliati al generale Khalifa Haftar e sono in attesa di processo.
"Era stato fatto un lavoro di dialogo, di diplomazia con i libici. Per questo ci aspettavamo che, collaborando anche con la Mezzaluna Rossa, avremmo avuto la licenza di passare, perché noi chiedevamo semplicemente un attraversamento della linea", ha dichiarato la portavoce della Global Sumud Flotilla per l'Italia, Maria Elena Delia, presente ad accogliere l'arrivo dei sei attivisti della carovana di terra rimpatriati dalla Liba.
"Peraltro quando si tratta di carichi umanitari, il passaggio dovrebbe essere garantito. Questo convoglio portava ambulanze, case mobili, caravan e aiuti umanitari che, ricordo, a Gaza continuano a non entrare. Per cui noi ci aspettavamo quest'anno più disponibilità rispetto al passato. Non ci aspettavamo certamente un trattamento come quello raccontato dai nostri compagni rientrati oggi né, tantomeno, che altri due nostri connazionali fossero sostanzialmente trattenuti e noi, a nostra volta, tenuti all'oscuro di tutto. La mia opinione personale, e mi prendo la responsabilità di quello che dico, è che ci siano state delle pressioni che siano arrivate dall'Egitto e che all'Egitto siano arrivate a loro volta da Israele", ha aggiunto.
"Intanto diamo il benvenuto agli altri, ma non ci fermiamo finché non riporteremo a casa tutti", ha concluso Delia.