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Caso Lyhanna, le falle nella tutela dei bambini: il caso scuote la Francia

Il presidente francese Emmanuel Macron incontrerà il primo ministro ungherese Peter Magyar all’Eliseo mercoledì 3 giugno 2026.
Il presidente francese Emmanuel Macron attende il primo ministro ungherese Peter Magyar all’Eliseo mercoledì 3 giugno 2026. Diritti d'autore  AP Photo/Thomas Padilla
Diritti d'autore AP Photo/Thomas Padilla
Di Vincent Reynier
Pubblicato il
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Emmanuel Macron riconosce possibili falle nel sistema giudiziario francese. Ecco cosa è successo e perché il caso sta scuotendo la Francia

La scomparsa nel dipartimento del Gers, nel sud-ovest della Francia, della giovane Lyhanna, la bambina di 11 anni , è diventata un caso nazionale e ha riaperto il dibattito sull'efficacia del sistema giudiziario nella protezione dei minori.

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A scuotere ulteriormente l'opinione pubblica sono state le parole del presidente Emmanuel Macron, che ha espresso «la solidarietà» e «l'affetto della Nazione» alla famiglia della bambina, riconoscendo apertamente che potrebbero esserci stati dei «malfunzionamenti» nella gestione del caso.

«Sono emerse delle falle che devono essere chiarite», ha dichiarato il capo dello Stato durante una visita ufficiale in Montenegro, sottolineando la necessità di accertare eventuali responsabilità istituzionali.

Il caso Lyhanna: cosa è successo

La vicenda ha avuto inizio con la scomparsa della bambina, avvenuta nei giorni scorsi nel Gers. Le ricerche delle forze dell'ordine si sono concluse tragicamente con il ritrovamento di un corpo in un silo agricolo nei pressi del villaggio di Puycasquier.

Secondo la procura di Agen, il cadavere indossava abiti compatibili con quelli che Lyhanna portava al momento della scomparsa. L'autopsia, disposta dalle autorità francesi, dovrà confermare formalmente l'identità della vittima e determinare le cause della morte.

Gli esami medico-legali dovranno inoltre verificare l'eventuale presenza di violenze sessuali, una delle ipotesi al centro delle indagini.

Chi è il principale sospettato

Al centro dell'inchiesta c'è Jérôme Barella, 41 anni, padre di due figli e principale sospettato nel caso.

L'uomo era già noto alle autorità per precedenti accuse legate ad abusi sessuali su minori. Proprio questo elemento ha provocato una forte ondata di indignazione in Francia: secondo quanto emerso, diverse segnalazioni e denunce sarebbero state presentate negli anni senza che venissero adottate misure restrittive significative.

Dopo l'incriminazione, Barella si è avvalso del diritto al silenzio davanti alla giudice istruttrice e non ha risposto alle domande degli investigatori.

Inchiesta sui possibili errori delle istituzioni

Di fronte alle polemiche, il ministro dell'Interno Laurent Nuñez e il ministro della Giustizia Gérald Darmanin hanno disposto un'inchiesta amministrativa per verificare come siano state trattate le precedenti denunce a carico del sospettato.

L'obiettivo è capire se vi siano stati errori, sottovalutazioni o mancanze nel coordinamento tra magistratura e forze dell'ordine che avrebbero potuto consentire di intervenire prima.

Il primo ministro Sébastien Lecornu ha inoltre convocato una riunione straordinaria con i responsabili dei ministeri coinvolti per fare il punto sulla vicenda.

La politica francese chiede una riforma della giustizia

Il caso ha rapidamente superato i confini della cronaca giudiziaria trasformandosi in una questione politica.

Esponenti di quasi tutti gli schieramenti hanno chiesto una revisione delle procedure adottate nei casi di violenza sui minori.

L'ex premier Édouard Philippe ha proposto un vero e proprio «principio di precauzione» che garantisca priorità assoluta alle denunce e alle segnalazioni provenienti dai bambini.

Bruno Retailleau, presidente dei Républicains, ha da parte sua denunciato «un fallimento» del sistema giudiziario, invocando una «riforma profonda».

«Una società che non è più nemmeno in grado di proteggere i propri bambini è una società in cui i membri finiranno per rivoltarsi gli uni contro gli altri», ha dichiarato su X.

Jordan Bardella, presidente del Rassemblement national (RN), accusa anche lo Stato francese di avere «gravemente mancato» e afferma che «il popolo francese chiede conto».

«Questa terribile tragedia avrebbe potuto, avrebbe dovuto essere evitata, se l'istituzione giudiziaria non avesse conosciuto tali malfunzionamenti», sostiene.

Per la presidente degli Ecologisti, Marine Tondelier, questa vicenda è il «simbolo di un sistema politico-giudiziario incapace di affrontare il tema delle violenze di genere e sessuali».

«Nel 2026 si può ancora morire per il fatto di essere una donna. Di essere una bambina», dichiara. «In questa vicenda il principale sospettato ha già un corposo dossier in materia di violenze sessuali su bambini. [...] E indovinate? Non è mai stato ascoltato dalla polizia».

Infine, Manuel Bompard, coordinatore di La France insoumise, invita a «fornire i mezzi necessari agli inquirenti su questi temi», ritenendo che «il governo non abbia fatto altro che tagliarli».

Anne-Cécile Mailfert, della ONG militante Fondation des Femmes, aveva da parte sua chiesto «una legge organica contro le violenze sessuali», ritenendo che l'attuale sistema «sia inadeguato».

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