Il Portogallo registra uno dei più forti cali della popolazione infantile in Europa negli ultimi 50 anni. Solo l'Italia ha una quota di bambini più bassa tra i Paesi UE
Il Portogallo è oggi uno dei Paesi più anziani dell'Unione europea e tra quelli che hanno registrato il maggiore calo della popolazione infantile negli ultimi cinquant'anni. A fotografare il fenomeno sono i nuovi dati diffusi da Pordata, che mostrano come il Paese abbia perso progressivamente peso demografico tra le fasce più giovani della popolazione.
Attualmente vivono in Portogallo circa 1 milione e 58 mila bambini, pari al 9,8% della popolazione. Si tratta della quarta percentuale più bassa dell'Unione europea.
Peggio fa soltanto l'Italia, che con il 9,1% detiene il primato negativo del blocco.
Il confronto con il passato evidenzia la portata del cambiamento. Nel 1975 il Portogallo era il secondo Paese europeo con la quota più elevata di bambini, che rappresentavano il 22% della popolazione. In mezzo secolo la percentuale si è ridotta di 12,1 punti, il secondo calo più marcato nell'UE dopo quello registrato dalla Spagna.
All'estremo opposto della classifica si trovano Irlanda, Svezia e Francia, che continuano a mantenere una presenza significativa di popolazione infantile, con quote superiori al 12%.
I comuni che sfidano il declino demografico
Nonostante il trend nazionale negativo, alcune realtà locali mostrano segnali incoraggianti. Comuni come Aljezur, Lisbona, Montijo e Vila Velha de Ródão hanno registrato un aumento della quota di bambini fino a 10 anni, andando contro la tendenza generale.
Situazione opposta in località come Câmara de Lobos, Ribeira Grande e Porto Moniz, dove la diminuzione della popolazione infantile è stata particolarmente accentuata.
Nei 308 comuni portoghesi la presenza di bambini sotto i dieci anni varia notevolmente: si passa dal 3,6% di Almeida all'11,1% di Ribeira Grande.
Famiglie e condizioni di vita
I dati evidenziano anche la struttura delle famiglie con figli. Su circa 793 mila nuclei familiari con almeno un bambino sotto i 12 anni, il 69% dei minori vive con una coppia di genitori.
Sul fronte delle condizioni sociali emergono segnali positivi. Il Portogallo rientra infatti tra i sette Paesi dell'UE con i più bassi tassi di rischio di povertà o esclusione sociale tra i minori di 12 anni. Nel 2025 erano comunque circa 157 mila i bambini che vivevano in questa condizione.
Rispetto al 2015 si registra però un netto miglioramento: il numero di minori a rischio si è ridotto di oltre 100 mila unità nell'arco di dieci anni.
Tra i bambini che passano più tempo a scuola in Europa
Un'altra caratteristica che distingue il Portogallo riguarda il sistema educativo. I bambini portoghesi sono tra quelli che trascorrono più ore nelle strutture scolastiche e formative.
Nella fascia tra i 6 e gli 11 anni il tempo medio passato a scuola raggiunge le 38 ore settimanali, ben al di sopra della media europea di 31,5 ore. Solo l'Ungheria registra un carico orario superiore.
Anche l'accesso ai servizi educativi per la prima infanzia è tra i più elevati dell'Unione. Nel 2025 quasi il 58% dei bambini fino a tre anni frequentava asili nido o altre forme di educazione formale, contro una media europea del 40,5%.
La partecipazione alla scuola dell'infanzia è ancora più alta: nel 2024 il 94,5% dei bambini in età prescolare era inserito nel sistema educativo, una delle percentuali più elevate dell'UE.
Una sfida comune a gran parte dell'Europa
I numeri confermano una tendenza che riguarda gran parte del continente: il calo delle nascite e l'invecchiamento della popolazione stanno modificando profondamente la struttura demografica europea.
Il caso del Portogallo appare particolarmente significativo perché nel giro di mezzo secolo il Paese è passato dall'essere tra quelli con più bambini a collocarsi nella parte bassa della classifica europea. Un fenomeno che accomuna anche l'Italia e che pone nuove sfide per il futuro dei sistemi di welfare, del mercato del lavoro e della sostenibilità economica dei due Paesi.