Lukashenko rivela una telefonata con Macron e lo invita a guidare il dialogo con Mosca. Il leader bielorusso esclude una donna nel ruolo di negoziatrice europea, mentre cresce il dibattito su un possibile inviato speciale dell'Ue
Niente Giorgia Meloni come possibile interlocutrice europea con Mosca. Aleksandr Lukashenko chiude la porta all'ipotesi che sia una donna a guidare un eventuale negoziato con la Russia e, rivelando alcuni dettagli di una recente conversazione telefonica con Emmanuel Macron, indica invece nel presidente francese la figura più adatta ad assumere la leadership diplomatica europea.
Secondo quanto riferito dall'agenzia bielorussa BelTA, il presidente bielorusso avrebbe invitato Macron a farsi carico direttamente del dialogo con Mosca, forte della sua lunga esperienza politica. "Tu sei un aksakal, un decano", avrebbe detto Lukashenko al capo dell'Eliseo, sottolineando come gli altri principali leader europei, dal cancelliere tedesco Friedrich Merz al premier britannico Keir Starmer, siano politicamente più giovani.
A far discutere sono state soprattutto le parole rivolte indirettamente alla premier italiana. "In Italia c'è una donna primo ministro. Vuoi mettere questo peso su una donna?", avrebbe affermato Lukashenko, escludendo di fatto che una figura femminile possa assumere il ruolo di principale interlocutore europeo nei confronti del Cremlino.
Dichiarazioni che arrivano mentre in Europa torna a circolare l'ipotesi della nomina di un inviato speciale incaricato di rappresentare l'Unione nei futuri colloqui con Mosca. Uno scenario che, proprio per il riferimento di Lukashenko alle donne leader, ha riacceso anche le speculazioni su figure di grande esperienza internazionale come l'ex cancelliera tedesca Angela Merkel.
Il nodo dell'inviato speciale europeo
Le parole del presidente bielorusso arrivano mentre in Europa torna a prendere quota l'ipotesi di nominare un inviato speciale incaricato di coordinare i rapporti con la Russia e di rappresentare una posizione comune dell'Unione nei futuri negoziati sul conflitto in Ucraina.
Una proposta sostenuta negli ultimi mesi anche da Giorgia Meloni, che ha più volte affermato la necessità di evitare iniziative diplomatiche isolate e di affidare il dialogo con Mosca a una figura capace di parlare a nome dell'intera Unione europea. La premier italiana si è detta favorevole alla nomina di un inviato speciale europeo proprio per scongiurare il rischio di un approccio frammentato tra i vari Stati membri.
Anche Macron ha più volte sostenuto la necessità di riaprire un canale di comunicazione con il Cremlino, purché all'interno di una strategia condivisa a livello europeo.
La suggestione Merkel
Il passaggio di Lukashenko sulla necessità che a guidare il dialogo sia una figura maschile ha inevitabilmente alimentato speculazioni sui possibili nomi in campo.
Nelle ultime settimane, in ambienti politici e mediatici europei sono circolate indiscrezioni e ipotesi che indicano l'ex cancelliera tedesca Angela Merkel tra le personalità che potrebbero svolgere un ruolo di mediazione grazie alla lunga esperienza nei rapporti con Vladimir Putin. Parallelamente sono emersi anche altri nomi, tra cui quello dell'ex premier italiano Mario Draghi. Al momento, tuttavia, non esiste alcuna decisione ufficiale dell'Unione europea né una candidatura formalizzata.
Paradossalmente, proprio il nome di Merkel dimostra quanto il ragionamento di Lukashenko rischi di apparire anacronistico: l'ex cancelliera tedesca resta infatti una delle figure europee più esperte e autorevoli sul dossier russo, nonostante il leader bielorusso abbia liquidato l'ipotesi di affidare una simile responsabilità a una donna.
Un messaggio politico a Macron
Al di là della provocazione sulla leadership femminile, il messaggio di Lukashenko sembra avere un obiettivo preciso: spingere Macron ad assumere un ruolo centrale nel tentativo di costruire un canale diretto tra Europa, Minsk e Mosca.
"Sei la figura principale e la forza trainante dell'Europa oggi", avrebbe detto il presidente bielorusso al capo dell'Eliseo, invitandolo a recarsi sia a Mosca sia a Minsk per affrontare la questione "attraverso il dialogo".