La Commissione europea valuta la nomina di un inviato per l’IA, figura di alto profilo incaricata di rappresentare l’Unione all’estero e orientarne la politica industriale. I critici però parlano di operazione d’immagine: il profilo del ruolo è ancora in via di definizione
La Commissione europea potrebbe presto nominare un inviato per l’Intelligenza Artificiale, ma resta da chiarire quali sarebbero concretamente i suoi compiti.
L’idea è stata avanzata la settimana scorsa dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, durante una riunione con i vertici delle principali aziende europee, riuniti all’European round table for industry.
"Sembra un’idea che ritorna di tanto in tanto", ha dichiarato a Euronews una fonte diplomatica, ricordando che non è la prima volta che si parla di creare questo incarico.
Che cosa comporterebbe davvero questa posizione non è ancora affatto chiaro, neppure all’interno della Commissione europea. Nel gergo dell’Ue, gli inviati sono di solito alti diplomatici incaricati di gestire negoziati di alto livello, temi specifici o determinate regioni.
Il nuovo inviato per l’IA dovrebbe però non solo rappresentare l’Ue all’esterno, ad esempio con missioni nella Silicon Valley, ma anche dare nuovo slancio alla politica industriale del blocco in questo campo, comprese le cosiddette gigafactory dell’Ia: grandi impianti per sviluppare tecnologie di intelligenza artificiale all’avanguardia.
Appoggio e critiche all'iniziativa di von der Leyen
Quell’iniziativa è stata criticata dai leader d’impresa europei per la lentezza dei progressi e le limitate risorse finanziarie disponibili per questi costosi progetti infrastrutturali. I critici sostengono che allora le gigafactory e oggi l’inviato per l’IA siano tipici dello stile di von der Leyen: annunci politici altisonanti che producono pochi risultati.
"Con von der Leyen c’è molto clamore, ma poca sostanza", ha dichiarato a Euronews l’eurodeputato Michael McNamara (Irlanda/Renew).
All’interno della Commissione, però, c’è chi la pensa diversamente. Secondo queste fonti, la forza di von der Leyen sta nella capacità di anticipare le tendenze, fissare l’agenda politica e lasciare i dettagli operativi alla macchina burocratica dell’Ue.
L’annuncio è arrivato a pochi giorni dalla conclusione della riforma dell’AI Act, la legge di punta dell’Ue che disciplina questa tecnologia. L’intento è chiaro: ora che il quadro normativo sta prendendo forma, Bruxelles vuole segnalare la volontà di rientrare nella corsa internazionale all’IA, oggi dominata da Stati Uniti e Cina, e dare nuovo impulso agli investimenti e all’innovazione tecnologica in Europa.
Per questo l’incarico dovrebbe essere affidato a una personalità di alto profilo, che risponderà direttamente alla presidente von der Leyen. Resta però aperta la questione di quali sarebbero le competenze precise di questo nuovo ruolo e di come si integrerebbe con la struttura esistente della Commissione, compreso l’European AI office.
"Non sono sicuro di che cosa potrebbe fare davvero questa nuova figura", ha aggiunto McNamara. "L’Europa si scontra con problemi strutturali che frenano lo sviluppo dell’IA: alti costi dell’energia, mancanza di investimenti di capitale".