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Crisi energetica, il commissario Fitto ai governi: "Usate i fondi di coesione"

Il vice-presidente della Commissione europea Raffaele Fitto
Il vice-presidente della Commissione europea Raffaele Fitto Diritti d'autore  Virginia Mayo/AP Photo
Diritti d'autore Virginia Mayo/AP Photo
Di Andrea Barolini
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Il vicepresidente della Commissione europea e commissario alle Politica regionale, Raffaele Fitto, ha aperto all'uso dei fondi di coesione europei per fronteggiare la crisi energetica

Il vice-presidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, ha fatto sapere di aver inviato delle lettere ai governi dei Ventisette Paesi membri dell'Ue, nonché ai presidenti delle Regioni, manifestando la disponibilità a “creare nuovi strumenti finanziari per anticipare i pagamenti e adottare tutti gli adeguamenti programmatici necessari” per fronteggiare la crisi energetica.

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L'esponente politico italiano, che è anche commissario europeo per la Politica regionale, ha precisato che un soluzione può passare attraverso la riallocazione del Fondo europeo di sviluppo regionale, del Fondo di coesione e del Fondo per una transizione giusta. Ciò nell'ottica di "intensificare l'utilizzo delle opportunità finanziarie disponibili per sotenere le comunità e le regioni più colpite", si legge nel documento inviato agli esecutivi.

Fitto ipotizza l'uso delle risorse non solo per l'energia ma anche per i fertilizzanti agricoli

Fitto ha specificato che "gli Stati membri possono accelerare, ove possibile e necessario, l'utilizzo del Fondo per una transizione giusta attraverso diverse misure", tra cui "nuove forme di finanziamento" e "altri adeguamenti dei programmi".

Gli Stati membri e le regioni "possono inoltre riallocare i fondi della politica di coesione, come appunto il Fondo europeo di sviluppo regionale, verso investimenti nel settore energetico". È il caso ad esempio di "misure per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili". Ciò dopo una revisione che aveva già riallocato 34,6 miliardi di euro verso sicurezza energetica, competitività e difesa.

Il commissario europeo spiega infine che le risorse finanziarie possono essere utilizzate anche per i fertilizzanti agricoli, il cui approvvigionamento è stato reso complicato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, esattamente come accaduto per gli idrocarburi in arrivo dai Paesi del Golfo.

Giorgia Meloni aveva proposto una deroga al Patto di stabilità

Tutto ciò, secondo Fitto, dovrebbe consentire di “ampliare le misure esistenti a sostegno di famiglie e imprese per ridurre l'impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia". Ma anche di "migliorare l'efficienza energetica di edifici pubblici come scuole, musei, impianti sportivi". E contribuire anche a "ridurre i consumi, accelerare la diffusione dell'energia pulita e investire nelle infrastrutture energetiche", così come in "soluzioni per la mobilità sostenibile”.

Se da una parte l'apertura dei tre Fondi in questione può liberare risorse per i Paesi membri, si tratta di fatto anche di una risposta al governo di Giorgia Meloni, che avrebbe preferito una soluzione più radicale: estendere la clausola di salvaguardia nazionale per la difesa anche all'energia, in deroga al Patto di stabilità. Ciò avrebbe permesso di non considerare tali spese nel calcolo del rapporto deficit/Pil.

Il "no" del Comitato europeo delle Regioni alla proposta di Fitto

La proposta giunta da Fitto, però, non convince il Comitato europeo delle Regioni, la cui presidente, l'ungherese Kata Tütto, ha espresso il suo disappunto in un messaggio pubblicato sul social network X. "La crisi energetica è reale. La soluzione proposta, invece, non lo è. Indicare i fondi di coesione come un bancomat di emergenza – ancora una volta – trasforma la politica degli investimenti in una sorta di 'aspirina politica': sollievo temporaneo, sotto-investimenti cronici...".

La stessa Tütto evidenzia poi che "questi fondi sono già stati stanziati" e che proprio la politica di coesione "ha contribuito in modo determinante alla resilienza e alla sostenibilità energetica dell'Ue", prima di concludere ironicamente affermando che ora la transizione giusta può "riposare in pace".

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