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Paesi Ue e Parlamento si scontrano sulle controverse regole sui rimpatri dei migranti

Migranti afghani in cerca di asilo al confine tra Polonia e Bielorussia
Migranti afghani in cerca di asilo al confine tra Polonia e Bielorussia Diritti d'autore  Copyright 2023 The Associated Press. All rights reserved
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Di Vincenzo Genovese
Pubblicato il
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Il Parlamento europeo e gli Stati membri dell’Ue non sono riusciti a trovare un accordo su una legge che autorizzi perquisizioni domiciliari e la creazione di centri di espulsione fuori dall’Ue per accelerare i rimpatri dei migranti. L'unico nodo che pare irrisolto riguarda i tempi di applicazione

Il Parlamento europeo e i Paesi dell'Ue non sono riusciti a trovare un accordo sulle nuove norme per il rimpatrio dei migranti, con eurodeputati e diplomatici divisi su quando la legge dovrà entrare in vigore.

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La nuova normativa, chiamata "Regolamento sui rimpatri", introduce misure più rigide per accelerare il rientro dei migranti irregolari, tra cui centri di rimpatrio fuori dall'Ue, periodi di detenzione più lunghi e divieti di ingresso per i cittadini di Paesi terzi che non hanno titolo a restare in Europa.

Dopo tre sessioni a Strasburgo, i negoziatori hanno interrotto i lavori e deciso di riprendere le trattative il 1º giugno. Secondo diverse fonti presenti alla riunione, l'unico nodo irrisolto riguarda i tempi di applicazione della legge.

Mentre il Parlamento vuole che l'applicazione inizi subito, gli Stati membri spingono perché la maggior parte delle disposizioni del regolamento entri in vigore solo tra due anni, con alcuni governi che insistono di avere bisogno di tempo per adeguare i propri sistemi alle nuove regole. Tuttavia, i diplomatici hanno riferito a Euronews che tutte le altre questioni, comprese le più controverse, sono state di fatto oggetto di un accordo provvisorio.

"Vista l'urgenza della situazione migratoria, ci siamo opposti con fermezza alle proposte di rinviarne l'applicazione di uno o addirittura due anni. Rinvii del genere sono ingiustificabili", ha dichiarato a Euronews il negoziatore del Partito popolare europeo (Ppe) François-Xavier Bellamy.

E non tutti i singoli eurodeputati sono soddisfatti del testo nel suo complesso. L'eurodeputata dei Verdi/Ale Mélissa Camara, che ha partecipato ai colloqui ed è molto critica verso la legge, ha detto a Euronews che la riunione è stata "una farsa di negoziato".

"Invece di battersi per un testo dignitoso e umano, hanno preferito concentrarsi su un ridicolo braccio di ferro su quando la legge avrebbe iniziato ad applicarsi", ha affermato.

Stretta sui rimpatri

Secondo il testo provvisorio, le autorità nazionali potranno perquisire il "luogo di residenza o altri locali pertinenti" dei migranti irregolari, una disposizione paragonata da Ong e società civile alle note retate condotte dall'agenzia statunitense Immigration and customs enforcement (Ice).

Qualsiasi perquisizione domiciliare dovrà essere "soggetta a un previo ordine giudiziario o amministrativo" e dovrà essere "proporzionata e debitamente giustificata dall'urgenza di tale perquisizione".

La legge consente inoltre ai Paesi dell'Ue di rimpatriare i migranti irregolari in Paesi terzi diversi da quello di origine, purché esistano accordi bilaterali con uno Stato non Ue per creare sul suo territorio le cosiddette "piattaforme di rimpatrio".

Questo punto non è mai stato messo in discussione, essendo pienamente sostenuto da Parlamento e Consiglio, con alcuni Stati membri che già collaborano per costruire piattaforme di rimpatrio fuori dall'Europa e il governo italiano che gestisce già un progetto analogo in Albania. Sia gli eurodeputati sia i Paesi dell'Ue hanno inoltre voluto permettere il trasferimento in Paesi terzi di famiglie con figli, escludendo solo i minori non accompagnati.

I negoziatori hanno però stralciato una controversa disposizione sostenuta dal Parlamento europeo che avrebbe consentito colloqui con entità di Paesi terzi non riconosciute ai fini della riammissione.

La proposta è stata ampiamente criticata perché avrebbe potuto portare a una cooperazione con regimi non democratici come i talebani al potere in Afghanistan, sebbene l'Ue collabori già su questo dossier con governi problematici di Paesi come Libia, Egitto e Siria.

La legge aumenterà il periodo massimo di detenzione legale per i migranti irregolari in attesa di rimpatrio dagli attuali sei mesi a due anni, con una durata illimitata per le persone considerate a rischio per la sicurezza. Estenderà inoltre da cinque a dieci anni la durata dei divieti di ingresso nell'Ue applicati alle persone rimpatriate, con possibili divieti a vita per chi è ritenuto un rischio per la sicurezza.

Parlamento e Stati membri hanno persino concordato di modificare l'effetto sospensivo automatico dei ricorsi. In base alla normativa attuale, qualsiasi espulsione di un migrante è automaticamente sospesa fino alla sentenza definitiva; la nuova legge affida invece ai giudici, caso per caso, la decisione se sospendere o meno il provvedimento.

Allineamento sulla migrazione

Nonostante il rinvio dei colloqui, Parlamento e Consiglio sono pienamente allineati sulla linea dura contro la migrazione irregolare e un accordo per il 1º giugno sembra a portata di mano.

La Commissione europea, che ha insistito sulla necessità di aumentare il tasso di rimpatrio, spingerà per finalizzare l'accordo prima dell'entrata in vigore, a metà giugno, del Patto Ue su migrazione e asilo. Secondo gli ultimi dati di Eurostat, circa il 28 per cento dei migranti destinatari di un ordine di lasciare il territorio viene effettivamente rimpatriato fuori dall'Europa.

Una volta raggiunto l'accordo, il testo finale dovrà essere approvato formalmente dagli eurodeputati e dai Paesi dell'Ue.

In Parlamento, il Ppe con ogni probabilità si allineerà ai gruppi di estrema destra per portare il dossier al traguardo, come è già avvenuto per altri fascicoli legati alla migrazione in questa legislatura, malgrado una forte ondata di critiche per la cooperazione nella stesura del testo in commissione attraverso una chat segreta su WhatsApp.

I gruppi di sinistra voteranno contro la legge e la maggior parte dei loro eurodeputati ha già sollevato dubbi sulla sua compatibilità con i diritti fondamentali.

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