Il 18 maggio il Parlamento europeo formalizzerà un ultimatum pesante: chiede 200 miliardi di euro in più per il bilancio 2028-2034. Gli eurodeputati minacciano il veto al piano, già contestato. La Francia si oppone a un accordo giudicato affrettato
Il nuovo bilancio pluriennale dell'Unione europea rischia di trasformarsi in uno dei negoziati più complessi degli ultimi anni. Il Parlamento europeo ha infatti alzato il livello dello scontro con la Commissione guidata da Ursula von der Leyen, contestando l'impostazione del Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034 e chiedendo maggiori risorse per agricoltura, coesione e investimenti.
Se le richieste degli eurodeputati non verranno accolte, l'intero piano da circa 2.000 miliardi di euro potrebbe subire un forte rallentamento, facendo slittare l'avvio del nuovo ciclo di finanziamenti previsto dal 2028.
Che cos'è il Quadro finanziario pluriennale
Il Quadro finanziario pluriennale (QFP) è il bilancio di lungo periodo dell'Unione europea. Definisce per sette anni i limiti massimi di spesa e stabilisce quante risorse destinare ai principali programmi europei: dalla Politica agricola comune (Pac) ai fondi di coesione, passando per ricerca, ambiente, innovazione, difesa, cultura e politiche climatiche.
La Commissione europea propone il bilancio, mentre Parlamento e Consiglio dell'Ue lo modificano e lo approvano attraverso un negoziato che spesso si rivela molto delicato.
Per il periodo 2028-2034 Bruxelles propone un bilancio di 1.816,89 miliardi di euro (a prezzi correnti), accompagnato da nuove risorse proprie, tra cui possibili entrate derivanti da grandi imprese, importazioni e altri strumenti fiscali europei.
Perché è scoppiato lo scontro
Al centro della disputa c'è il tetto di spesa fissato dalla Commissione all'1,26 per cento del Reddito nazionale lordo dell'Ue. Per il Parlamento europeo questo livello non è sufficiente ad affrontare le nuove sfide dell'Unione senza penalizzare le politiche storiche.
Con una maggioranza di 370 voti favorevoli e 201 contrari, gli eurodeputati chiedono un incremento di circa il 10 per cento rispetto alla proposta iniziale, portando il bilancio all'1,27 per cento del RNL e soprattutto escludendo dai limiti di spesa i costi per il rimborso del debito contratto con il programma NextGenerationEU durante la pandemia.
Secondo il Parlamento, includere questi rimborsi nel bilancio ordinario rischierebbe di ridurre gli investimenti destinati ai cittadini europei.
Difesa e intelligenza artificiale tra le priorità
La proposta della Commissione concentra gran parte delle nuove risorse sulla competitività industriale, sulla difesa e sull'intelligenza artificiale.
Tra le principali novità figurano:
- un Fondo europeo per la competitività da 234 miliardi di euro;
- 175 miliardi destinati a Orizzonte Europa per ricerca e innovazione;
- un forte incremento dei fondi per la difesa e la mobilità militare, con risorse che passerebbero da circa 1,7 a oltre 17 miliardi di euro;
- investimenti per circa 200 miliardi nell'intelligenza artificiale e nelle tecnologie avanzate, comprese le cosiddette "AI Factories", infrastrutture dedicate allo sviluppo di modelli di IA.
Agricoltura e coesione non vogliono perdere risorse
Il Parlamento europeo teme però che questa redistribuzione finisca per penalizzare la Politica agricola comune e i fondi di coesione destinati alle regioni.
Per questo chiede di aumentare il primo pilastro del bilancio fino a quasi 889 miliardi di euro, con 385 miliardi destinati alla Pac e oltre 274 miliardi alla politica di coesione.
Molti eurodeputati contestano inoltre l'idea di accorpare diversi programmi nei nuovi Piani nazionali e regionali di partenariato, ritenendo che ciò possa ridurre il ruolo delle autorità locali nella gestione delle risorse europee.
Europa divisa tra Est e Paesi "frugali"
Anche gli Stati membri restano profondamente divisi.
Da una parte Polonia e Paesi baltici chiedono un bilancio più ambizioso, soprattutto per rafforzare sicurezza e difesa alla luce della guerra in Ucraina.
Dall'altra Germania, Paesi Bassi, Austria e Svezia continuano a sostenere la necessità di mantenere una rigorosa disciplina di bilancio, giudicando eccessivo un piano vicino ai 2.000 miliardi di euro.
Anche Paesi come Italia e Spagna guardano con attenzione alla riforma, preoccupati che la nuova gestione centralizzata dei fondi possa ridurre il peso delle Regioni nell'utilizzo delle risorse europee.
Il Parlamento europeo intende presentarsi ai negoziati con una posizione molto più ambiziosa rispetto a quella della Commissione. Se Bruxelles non modificherà in modo significativo la proposta, gli eurodeputati sono pronti a bloccare l'iter del nuovo Quadro finanziario pluriennale.
Il confronto tra Parlamento, Commissione e Consiglio sarà quindi decisivo per stabilire come verranno distribuite le risorse europee nel periodo 2028-2034 e se l'Unione riuscirà a finanziare contemporaneamente difesa, competitività, agricoltura, coesione e transizione tecnologica senza sacrificare le politiche tradizionali.