Il Fondo monetario internazionale lancia l'allarme all'Eurogruppo. Nel 2026 la crisi dei prezzi colpirà drammaticamente i bilanci familiari. L’Italia è uno tra i Paesi più esposti. Rischio recessione se i mercati dell'energia non si stabilizzeranno
L'Italia è uno tra i Paesi europei piu' esposti allo shock energetico del 2026. L'allarme arriva direttamente dal dai vertici del Fondo Monetario Internazionale (Fmi).
L'impatto per le famiglie medie italiane è stimato tra 350 e 450 euro, fino a un potenziale perdita a quattro cifre in caso di shock severo. Lo ha riferito lunedì all'Eurogruppo Oya Celasun, vicedirettrice per l'Europa dell'Fmi.
Se i prezzi dell'energia non freneranno, la "tassa invisibile" dell'inflazione colpirà duramente i portafogli dei cittadini.
Secondo le stime del Fondo, la famiglia media dell'Unione europea "perderà circa 375 euro nel corso del 2026" a causa dei rincari, ha aggiunto Celasun.
Si tratta di una cifra che rappresenta lo 0,7 per cento dei consumi totali, ma che nasconde profonde differenze geografiche: si va dai 620 euro di perdita per i nuclei slovacchi ai soli 134 euro per quelli svedesi.
L'Italia si colloca in una fascia di rischio elevata
Nello scenario base, le famiglie italiane dovranno rinunciare fino a circa 450 euro. Tuttavia, la preoccupazione maggiore riguarda lo scenario cosiddetto "grave": se la crisi energetica dovesse aggravarsi ulteriormente, la perdita media per ogni famiglia italiana potrebbe schizzare fino a 2.270 euro.
Sul fronte dei conti pubblici, l'Fmi stima che il costo delle misure adottate dai Paesi Ue nel 2026 si collochi attorno allo 0,18 per cento del Pil.
Alcune delle misure proposte da Roma per far fronte alla crisi sono proroghe dei crediti d'imposta per le imprese, interventi sulle bollette e riduzioni sui carburanti. Il costo complessivo di tali misure si attesterebbe tra lo 0,15 e lo 0,20 per cento del Pil italiano, pari a 3-4 miliardi di euro.
Il Fondo sottolinea che un sostegno mirato al 20 per cento più povero delle famiglie italiane avrebbe un costo contenuto, pari a circa 600 milioni nello scenario base e fino a 3 miliardi in caso di shock severo.
Al contrario, le misure generalizzate, come tagli alle accise o limiti ai prezzi, continuano a favorire in misura maggiore i redditi piu' alti.
Per questo motivo l'Fmi consiglia ai governi europei di concentrare gli interventi su trasferimenti mirati e temporanei, evitando sussidi ai prezzi che "assorbono risorse elevate e distribuiscono benefici in modo regressivo".
Le misure non mirate contro il caro energia "avvantaggiano i ricchi molto piu' dei poveri", ha evidenziato Celasun.
"Per una riduzione dei prezzi di 100 euro a livello nazionale, in media il 20 per cento più ricco della popolazione riceve 34 euro tramite un sussidio per il carburante dei trasporti su strada e 33 euro tramite un sussidio per l'elettricita".
"Il 20 per cento piu' povero riceverebbe rispettivamente 9 e 11 euro. Il sostegno che sopprime i prezzi distorce i benefici a favore delle famiglie con redditi piu' elevati", ha spiegato Celasun.
Lo spettro della recessione
Il documento dell'Fmi non si limita ai conti domestici, ma analizza l'intera tenuta del sistema Eurozona. Le previsioni di crescita sono state riviste al ribasso. La crescita "dovrebbe rallentare all'1,1 per cento nel 2026 e all'1,2 per cento nel 2027", con l'inflazione al 2,6 per cento del 2026, con un leggero calo del 2,2 per cento nel 2027.
Ma "nello scenario 'grave' al ribasso di aprile, l'area euro potrebbe avvicinarsi alla recessione", si legge outlook sull'Ue e il caro energia dell'Fmi.
Lo shock energetico scuote anche i mercati finanziari. L'Fmi segnala che "i rendimenti e gli spread dei titoli di Stato sono aumentati, tuttavia, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente, come previsto negli scenari avversi e più severi".
Il timore è un effetto domino. L'aumento del costo del debito pubblico "rischia di trasferirsi sul settore privato", rendendo più difficile l'accesso al credito per imprese e cittadini e mettendo a rischio la stabilità finanziaria complessiva.
Non abbandonare la transizione green
Nonostante la pressione sui prezzi, la soluzione non è tornare indietro. Il Fondo monetario è netto: rinunciare all'Eu Emissions Trading System (Ets), cioè il sistema di scambio delle quote di emissione di CO2, sarebbe un errore strategico che minaccerebbe i progressi verso le rinnovabili.
L'Fmi si scaglia contro la dipendenza energetica dell'Europa da attori terzi.
"La recente volatilità dei prezzi nei mercati energetici è solo l'ultimo promemoria del fatto che la dipendenza dell'Europa rimane una vulnerabilità chiave", si legge nel rapporto.
"Questo rende fondamentale che l'Europa mantenga la rotta e adotti politiche per aumentare la sicurezza energetica. Nello specifico, rinunciare all'Ets minaccerebbe i progressi compiuti dall'Europa verso l'utilizzo delle energie rinnovabili".