Ad Atene, incontro trilaterale sulle migrazioni tra i ministri dell’Interno di Grecia, Bulgaria e Turchia: calano gli arrivi nell’Egeo orientale del 65 per cento
A pochi mesi dall’entrata in vigore del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, Grecia, Bulgaria e Turchia stanno cercando di definire un approccio comune alla gestione dei flussi migratori, con un forte accento sul rafforzamento della cooperazione contro le reti di traffico di esseri umani.
L’incontro trilaterale dei ministri competenti, tenutosi ad Atene, ha confermato il carattere strategico della collaborazione tra i tre Paesi nella gestione della migrazione, riconoscendo al tempo stesso i progressi già compiuti.
Su invito del ministro greco per la Migrazione e l’Asilo, Thanos Plevris, hanno partecipato il ministro dell’Interno bulgaro Emil Dechev e il ministro dell’Interno turco Mustafa Tsifci, nell’ambito di consultazioni dedicate alle principali sfide migratorie della regione.
Nel corso dei colloqui è stata espressa una valutazione complessivamente positiva della cooperazione in corso. I tre ministri hanno manifestato soddisfazione per i risultati ottenuti finora, con particolare riferimento alla riduzione dei flussi migratori e al contrasto alle reti di contrabbando.
È stato inoltre ribadito come la gestione della migrazione rappresenti una responsabilità condivisa, che richiede coordinamento costante, scambio di informazioni e operazioni congiunte sul piano operativo.
Secondo fonti del ministero greco della Migrazione e dell’Asilo, la collaborazione ha già prodotto risultati concreti. Nell’Egeo orientale, infatti, gli arrivi sono passati da 6.012 nel primo trimestre 2025 a 2.113 nello stesso periodo del 2026, con un calo del 65 per cento.
Resta tuttavia aperta la questione dei rimpatri previsti dalla Dichiarazione congiunta Ue-Turchia del 2016, rimasta in larga parte inattuata negli ultimi anni da parte di Ankara.
Intervistato da Euronews, il ministro Plevris ha dichiarato: "Al centro delle nostre discussioni c’è soprattutto la riduzione e il controllo dei flussi. Naturalmente resta aperta la questione della Dichiarazione congiunta, che riguarda i rimpatri, ma in questa fase la priorità è la diminuzione degli arrivi. Questo obiettivo sembra essere stato raggiunto. Oggi la principale pressione non riguarda più l’Egeo, ma la Libia. Se questa cooperazione continuerà con successo, i risultati potranno ulteriormente migliorare. Nelle prossime fasi potremo affrontare anche le questioni legate al nuovo Patto europeo sulla migrazione".
I ministri hanno inoltre discusso il rafforzamento della cooperazione contro la migrazione irregolare, con particolare attenzione alla lotta alle reti di trafficanti. È stato sottolineato come tali organizzazioni siano spesso collegate alla criminalità organizzata e, in alcuni casi, al terrorismo, rendendo la questione un tema più ampio di sicurezza regionale e internazionale.
Nel suo intervento, Plevris ha definito la politica migratoria greca una “politica di gestione rigorosa delle frontiere, ma pienamente conforme al diritto internazionale”. Ha inoltre ribadito che le frontiere greche rappresentano anche le frontiere esterne dell’Unione europea, sottolineando il calo significativo dei flussi.
Il ministro ha inoltre evidenziato la necessità di intensificare le operazioni contro le reti di trafficanti, in particolare sulle rotte marittime, e ha riaffermato l’interesse della Grecia per una politica efficace di rimpatri verso i Paesi d’origine. Ha infine richiamato l’importanza della cooperazione con la Turchia e della piena attuazione della Dichiarazione Ue-Turchia, citando anche iniziative come il regime agevolato dei visti per i cittadini turchi nelle isole greche.
Da parte sua, il ministro bulgaro Emil Dechev ha definito il formato trilaterale una “piattaforma consolidata e preziosa per una cooperazione concreta e orientata ai risultati”, sottolineando il valore strategico del dialogo tra i tre Paesi. La Bulgaria, ha aggiunto, sostiene la continuità e il rafforzamento di questo meccanismo.
Secondo Dechev, la cooperazione trilaterale contribuisce a rafforzare la fiducia reciproca sia a livello politico sia operativo, favorendo l’obiettivo comune di garantire sicurezza e stabilità nella regione e in Europa.
Il ministro turco Mustafa Cifci ha invece evidenziato i risultati ottenuti dalla Turchia nella gestione dei flussi migratori, sottolineando che le misure adottate sono conformi al diritto internazionale e ai valori umanitari. Secondo Ankara, l’effetto deterrente delle politiche attuate avrebbe ridotto il ruolo della Turchia come Paese di transito e destinazione.
Cifci ha inoltre sottolineato come la cooperazione internazionale, e in particolare il formato trilaterale con Grecia e Bulgaria, abbia contribuito in modo decisivo a tali risultati. Ha poi evidenziato il legame tra traffico di migranti, criminalità organizzata e terrorismo, sottolineando la necessità di un approccio coordinato.
Le tre parti hanno infine concordato di rafforzare la cooperazione sia sulle frontiere terrestri sia su quelle marittime, alla luce dell’evoluzione delle rotte migratorie. Con la Bulgaria, è stata inoltre ribadita l’importanza dei preparativi per l’attuazione del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, previsto a partire da giugno 2026, insieme al rafforzamento dei rimpatri e della protezione delle frontiere esterne dell’Ue.
Un ulteriore punto di discussione ha riguardato gli sviluppi geopolitici in Medio Oriente e nel Golfo Persico. I ministri hanno analizzato la situazione della sicurezza regionale e i possibili impatti sui flussi migratori. Pur non rilevando criticità immediate, è stata sottolineata la necessità di un monitoraggio costante e di una preparazione preventiva a eventuali nuove pressioni migratorie.
Infine, i tre Paesi hanno ribadito l’impegno a mantenere un dialogo aperto e costruttivo, proseguendo la cooperazione nella gestione della migrazione irregolare e nel contrasto alle reti di traffico in un contesto regionale e internazionale sempre più complesso.