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Migranti, le nuove norme Ue sui rimpatri e lo spettro di pratiche simili a quelle di ICE

Migranti salvati a sud di Creta camminano dopo il loro arrivo al porto di Lavrio, in Grecia, il 10 luglio 2025
Migranti salvati a sud di Creta camminano dopo il loro arrivo al porto di Lavrio, in Grecia, il 10 luglio 2025 Diritti d'autore  Petros Giannakouris/AP Photo
Diritti d'autore Petros Giannakouris/AP Photo
Di Noa Schumann
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Una proposta di legge volta a snellire i rimpatri dei migranti dall'Ue ha suscitato il timore che possa concedere alle autorità europee il potere di adottare misure simili a quelle utilizzate dalla controversa agenzia statunitense per l'immigrazione ICE

Questa settimana è stata approvata una controversa proposta volta ad agevolare il rimpatrio degli migranti irregolari presenti sul territorio dell'Unione europea. Secondo alcune organizzazioni non governative, alcune misure contenute nel piano potrebbero aprire la strada a pratiche esecutive simili a quelle poste in atto dall'Immigration and Customs Enforcement (ICE) negli Stati Uniti.

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La proposta - nota come Regolamento Ue sui rimpatri - creerebbe quello che la Commissione europea chiama "Sistema europeo comune per i rimpatri", progettato per rendere le procedure di espulsione "più rapide ed efficaci". Tra le misure in discussione ci sono i cosiddetti "hub di rimpatrio", centri di espulsione situati al di fuori dell'Ue dove i richiedenti asilo respinti potrebbero essere inviati in attesa di essere espulsi.

Il progetto di legge consentirebbe inoltre di trattenere i migranti fino a due anni se le autorità lo ritengono necessario per eseguire il loro rimpatrio. I sostenitori sostengono che la riforma sia necessaria per affrontare i bassi tassi di espulsione nell'Ue. Ma i critici sottolineano che alcune disposizioni potrebbero ampliare in modo significativo i poteri di esecuzione.

Le Ong mettono in guardia da una normativa in "stile ICE"

All'inizio di febbraio, circa settanta Ong hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si avverte che alcuni elementi della proposta potrebbero portare a pratiche simili a quelle utilizzate dall'ICE, che hanno scatenato proteste e scontri negli Stati Uniti per i raid contro i migranti e le pratiche di detenzione.

Le preoccupazioni si concentrano in particolare sulle disposizioni che richiedono agli Stati membri di introdurre quelle che la Commissione descrive come "misure efficienti e proporzionate" per individuare gli immigrati irregolari.

Secondo le Ong, ciò potrebbe potenzialmente includere perquisizioni in abitazioni private, operazioni di polizia in spazi pubblici, profilazione su base razziale, obblighi di segnalazione imposti alle autorità pubbliche e un maggiore uso delle tecnologie di sorveglianza.

Alcuni attivisti sostengono inoltre che meccanismi simili esistono già in alcune parti d'Europa: l'organizzazione Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants (Picum) indica ad esempio la legislazione della Germania in questo senso. In base all'articolo 87 della normativa tedesca sulla residenza, molte autorità pubbliche sono tenute a segnalare migranti privi di documenti alle autorità preposte. Le scuole e alcuni istituti di assistenza sono tra le poche eccezioni.

La legge obbliga anche gli assistenti sociali a informare le autorità quando migranti non in regola si rivolgono a loro per richiedere una copertura sanitaria.

I rifugiati attendono in un affollato centro di registrazione in Germania, l'8 ottobre 2015
I rifugiati attendono in un affollato centro di registrazione in Germania, l'8 ottobre 2015 Kerstin Joensson/AP Photo

Silvia Carta, responsabile delle politiche del Picum, afferma che la proposta di regolamento dell'Ue potrebbe ampliare i poteri investigativi se non viene accuratamente definita: "Ciò potrebbe aprire la porta alla polizia che fa irruzione nelle case di persone sospettate di ospitare migranti, così come in uffici e rifugi gestiti da organizzazioni umanitarie", ha affermato.

Secondo l'attivista, le misure potrebbero poi estendere la capacità delle autorità nazionali di condurre indagini "senza un quadro chiaro". Tuttavia, in alcuni Stati membri la legislazione nazionale o le garanzie costituzionali potrebbero limitare l'applicazione di tali norme.

La Commissione europea respinge il paragone con l'ICE

La Commissione europea respinge da parte sua l'ipotesi che la riforma porti a pratiche di applicazione aggressive. Un portavoce ha dichiarato a Euronews che la proposta non implica la richiesta ai servizi pubblici di segnalare migranti privi di documenti alle autorità: "Certamente non prevede che le autorità nazionali facciano irruzione in spazi pubblici e privati, conducano profilazioni razziali o utilizzino tecnologie di sorveglianza invasive", ha dichiarato.

L'organismo esecutivo dell'Ue ha inoltre fatto sapere che la proposta è pienamente compatibile con il diritto internazionale e con i diritti fondamentali e include "forti garanzie per assicurare la protezione dei rimpatriati".

Migranti arrivati di recente sull'isola di Creta, il 19 agosto 2025
Migranti arrivati di recente sull'isola di Creta, il 19 agosto 2025 Giannis Angelakis/AP Photo

Ma alcune Ong sostengono che queste tutele sono in realtà ancora troppo vaghe. Secondo Carta, il semplice riferimento ai diritti fondamentali in termini ampi potrebbe non essere sufficiente quando le leggi vengono applicate in modo diverso nei vari Paesi dell'Ue: "Sarà molto difficile avere un unico standard di interpretazione in tutti gli Stati membri, a meno che queste garanzie non siano chiaramente inserite nella normativa".

La legislazione è ancora in una fase iniziale del processo di approvazione. La proposta deve essere votata dal Parlamento europeo e gli Stati membri dovranno negoziare e concordare il testo finale.

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