Newsletter Newsletters Events Eventi Podcasts Video Africanews
Loader
Seguiteci
Pubblicità

Louis Arnaud, ex ostaggio francese in Iran, descrive la prigione di Evin come "il covo del male"

Louis Arnaud, ex ostaggio francese in Iran, è stato imprigionato dal settembre 2022 al giugno 2024.
Louis Arnaud, ex ostaggio francese in Iran, è stato imprigionato dal settembre 2022 al giugno 2024. Diritti d'autore  Louis Arnaud
Diritti d'autore Louis Arnaud
Di Estelle Nilsson-Julien
Pubblicato il
Condividi Commenti
Condividi Close Button

Dopo la liberazione degli ultimi ostaggi francesi detenuti in Iran, Louis Arnaud racconta i due anni trascorsi nel carcere di Evin tra torture psicologiche, repressione e resistenza

La Francia non ha più ostaggi ufficialmente detenuti in Iran. Louis Arnaud è stato tra gli ultimi a essere liberato, nel giugno 2024, dopo aver trascorso quasi due anni nelle carceri del regime dei Mullah.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Arrestato il 28 settembre 2022 durante un viaggio intorno al mondo, all’età di 35 anni, Arnaud è stato accusato di aver partecipato alle proteste scoppiate dopo la morte di Mahsa Amini, la giovane curda iraniana deceduta mentre era sotto custodia della polizia morale, appena sei giorni prima del suo arresto.

Arnaud è stato detenuto nel carcere di Evin, a Teheran, un luogo che ha definito “il covo del male”. In particolare, denuncia le condizioni disumane della sezione 209, destinata ai prigionieri politici e agli stranieri: celle senza finestre, luce artificiale costante e totale isolamento.

“Le luci cancellano ogni percezione del tempo e illuminano continuamente il corpo. Nella cella non c’è nulla: si mangia, si vive e si dorme sul pavimento. Una volta a settimana ci portano fuori, bendati, per 20 minuti d’aria. Come animali”, ha raccontato a Euronews.

Secondo Arnaud, si tratta di una forma di tortura studiata per esercitare una pressione psicologica estrema: “Questa disumanizzazione non si ferma mai, nemmeno durante il sonno. Serve a estorcere confessioni inventate di spionaggio”.

Nonostante si sia sempre dichiarato innocente davanti a giudici e guardie, le accuse nei suoi confronti non sono mai cadute.

Una sorte simile è toccata anche agli insegnanti Cécile Kohler e Jacques Paris, rientrati in Francia l’8 aprile dopo mesi trascorsi agli arresti domiciliari presso l’ambasciata francese a Teheran. Erano gli ultimi cittadini francesi ufficialmente detenuti dal regime iraniano.

Pur essendo stati rinchiusi nello stesso carcere, Arnaud e i due insegnanti non si sono mai incontrati direttamente. Solo un episodio ha creato un legame indiretto tra loro.

“La mia ultima notte sono stato trasferito in una cella in cui non ero mai stato. Sul muro ho trovato una poesia di Gérard Nerval. Ho capito subito che l’aveva scritta Cécile, che ha studiato letteratura”, racconta.

“È stato un momento molto intenso. Accarezzando quell’incisione, era come se avesse lasciato un segno per aprire un passaggio, come se fossimo insieme in quell’istante”.

Il movimento “Donne, vita, libertà”

Le proteste esplose dopo la morte di Mahsa Amini nel settembre 2022 hanno dato vita a una delle più grandi ondate di dissenso nella storia recente dell’Iran. Un movimento che, secondo Arnaud, si è riflesso anche all’interno delle carceri.

“All’inizio c’era rassegnazione: si pensava che manifestare non avrebbe cambiato nulla. Poi qualcosa è cambiato. La gente ha iniziato a credere che una rivoluzione fosse possibile”, spiega.

Quel tentativo non ha avuto successo, ma ha lasciato un segno profondo. Nel gennaio 2026 nuove proteste sono esplose in tutto il Paese, alimentate dalla crisi economica e dall’opposizione al regime.

La risposta delle autorità è stata una dura repressione, aggravata dal contesto internazionale segnato dal conflitto con Stati Uniti e Israele. Per Arnaud, Evin resta non solo una prigione, ma anche un simbolo di resistenza.

La resistenza interiore

Nel suo libro La Résistance Intérieure, Arnaud racconta come gli incontri in carcere abbiano trasformato il suo modo di affrontare la prigionia.

“Ho conosciuto un uomo che aveva partecipato alla rivoluzione del 1979, era stato torturato e imprigionato per anni. Ancora oggi viene arrestato regolarmente e minacciato di morte. Eppure sorrideva sempre”, ricorda.

Il confronto con quell’esperienza lo ha portato a una presa di coscienza: “All’inizio obbedivo, abbassavo lo sguardo, imploravo di chiamare la mia famiglia. Poi ho capito che anche in catene si può rifiutare la servitù. Non si è obbligati a essere vittime”.

Questa consapevolezza, definita da lui stesso una “rivoluzione interiore”, è stata fondamentale per la sua sopravvivenza.

Oggi, mentre l’Iran attraversa una fase di forte tensione, Arnaud cerca di mantenere i contatti con i suoi ex compagni di prigionia, nonostante le difficoltà.

Internet è estremamente controllato. Le persone possono essere arrestate o addirittura giustiziate per un messaggio sui social. Per questo evito di fare domande sulla guerra o sulla loro situazione”, spiega.

Il suo impegno resta quello di dare voce a chi è ancora dentro: “Voglio far sapere agli iraniani che non sono soli. Che anche qui, oggi, si parla di loro e si cerca di far arrivare la loro voce”.

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti

Notizie correlate

Cécile Kohler e Jacques Paris arrivano in Francia dopo tre anni e mezzo di detenzione in Iran

Iran: i due cittadini francesi arrestati nel 2022 sono ora accusati di spionaggio per Israele

Louis Arnaud, ex ostaggio francese in Iran, descrive la prigione di Evin come "il covo del male"