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Orbán cade, l’asse sovranista si incrina: cosa cambia per Meloni e Salvini

Meloni e Orban insieme
Meloni e Orban insieme Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Stefania De Michele
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La sconfitta di Orbán in Ungheria ridisegna gli equilibri europei e mette alla prova l’asse Meloni-Salvini. Tra rapporti politici, differenze sull’Ucraina e reazioni italiane, cosa cambia ora

La fine dell’era di Viktor Orbán in Ungheria non rappresenta solo un cambio di leadership nazionale, ma segna un passaggio politico rilevante anche per l’Italia e per l’intero campo delle destre europee.

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Per la premier Giorgia Meloni e Matteo Salvini, infatti, Budapest ha rappresentato negli anni un punto di riferimento politico e un alleato strategico su diversi dossier chiave.

Più sfumata la posizione di Forza Italia, tradizionalmente collocata nel solco del partito popolare europeo e quindi su posizioni più europeiste: pur senza una contrapposizione diretta con Orbán, il partito ha mantenuto un approccio più prudente, spesso sottolineando la necessità di tenere saldo il rapporto con le istituzioni Ue e con il fronte atlantico, soprattutto sui temi del sostegno all’Ucraina e del rispetto dello stato di diritto.

Meloni e Orbán hanno costruito nel tempo un rapporto solido, basato su una visione comune che insiste sulla centralità della sovranità nazionale, sulla difesa dei confini e su un approccio critico verso alcune dinamiche dell’integrazione europea. I due leader si sono incontrati più volte, anche a Palazzo Chigi e a Bruxelles, rafforzando un dialogo bilaterale su temi come energia, industria e gestione dei flussi migratori.

Orbán ha più volte definito Meloni una leader “coraggiosa” e vicina alla sua idea di Europa delle nazioni, mentre la premier italiana ha mantenuto aperto un canale politico anche nei momenti di maggiore tensione tra Budapest e le istituzioni Ue.

Parallelamente, Salvini ha coltivato un rapporto ancora più esplicito con il premier ungherese. Già negli anni del governo Conte, il leader della Lega si era recato a Budapest per incontrare Orbán, indicandolo come modello per le politiche migratorie e per la difesa dei confini.

I due hanno condiviso posizioni critiche sulle sanzioni europee e sull’approccio verso la Russia, e hanno più volte cercato di costruire un asse sovranista in Europa, anche attraverso i gruppi politici del Parlamento europeo e incontri con altri leader nazionalisti.

Le sfumature atlantiste dell'Italia sulla guerra in Ucraina

Nonostante questa convergenza, sono emerse nel tempo differenze importanti, soprattutto sulla guerra in Ucraina: il governo guidato da Meloni ha mantenuto una linea atlantista e di sostegno a Kiev, mentre Orbán si è distinto per posizioni più caute e per il suo ruolo di freno su alcune decisioni europee.

La sconfitta del leader ungherese assume così anche una forte valenza geopolitica. Per il Cremlino rappresenta la perdita di una vera e propria “testa di ponte” all’interno dell’Unione europea: Orbán era tra i principali oppositori alle sanzioni e al sostegno militare all’Ucraina. Con la vittoria dell’opposizione, viene meno uno degli ultimi veti strutturali alle politiche comuni europee su difesa e supporto a Kiev.

Le prime reazioni dei media russi, improntate a freddezza, riflettono la consapevolezza di una battuta d’arresto più ampia, mentre fonti diplomatiche indicano la necessità per Mosca di cercare nuovi interlocutori tra i movimenti populisti europei, senza però più il peso di un governo nazionale con diritto di veto. Un clima che si è riflesso anche nelle piazze di Budapest, dove tra i sostenitori dell’opposizione si sono levati cori contro la Russia e richiami a una nuova collocazione europea del Paese.

In questo quadro, la posizione italiana appare delicata: la caduta di una delle principali roccaforti del nazionalismo europeo indebolisce un asse politico di cui Roma è stata parte, pur con sfumature diverse, e impone una ridefinizione degli equilibri.

La reazione delle opposizioni in Italia

Di segno opposto le reazioni delle opposizioni. La leader del partito democratico Elly Schlein ha parlato di “immagini meravigliose ed emozionanti” e della fine di una stagione politica: “Il tempo dei sovranismi e delle destre sovraniste è finito. Hanno vinto la libertà, la democrazia e la voglia d’Europa”. Per Schlein, la sconfitta di Orbán travolge anche i suoi alleati internazionali, “da Trump a Meloni e Salvini”, ed è “una bellissima notizia” che rappresenta “un vento di speranza e cambiamento”.

Sulla stessa linea Matteo Renzi, presidente di Italia Viva, che ha definito il risultato come un passaggio simbolico: “Dopo sedici anni Orbán va ko… Vince l’Europa, perdono i Maga”, aggiungendo una stoccata alla premier con il riferimento al “tocco magico Meloni”.

Più netto Carlo Calenda, segretario di Azione: “Una grande giornata per l’Europa e per chi vuole tenere la Russia lontana da noi”, con un attacco diretto anche al fronte sovranista italiano.

Dal centrodestra arrivano invece toni più istituzionali ma comunque positivi rispetto al risultato. La deputata di Forza Italia Isabella De Monte ha parlato di “una bellissima festa di democrazia”, sottolineando come la sconfitta di Orbán rappresenti “una svolta storica” anche per gli equilibri europei e per il sostegno all’Ucraina.

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