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Scoperto dove vanno a morire le balene

Ossa fossilizzate di balena sono state scoperte sul fondale marino. 8 febbraio 2023.
Sul fondale marino sono state rinvenute ossa fossilizzate di balena. 8 febbraio 2023. Diritti d'autore  Global TREnD, IDSSE via AP
Diritti d'autore Global TREnD, IDSSE via AP
Di Simon Ormiston
Pubblicato il
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Un cimitero di balene appena scoperto nel sud-est dell’Oceano Indiano offre agli scienziati un raro sguardo su come la vita marina possa prosperare per milioni di anni a grandi profondità

Una straordinaria scoperta nelle profondità dell’Oceano Indiano sta cambiando ciò che sappiamo sulla vita negli abissi. Un team internazionale di ricercatori ha individuato quello che viene considerato il cimitero di balene più profondo, antico ed esteso mai scoperto, situato a circa sette chilometri sotto la superficie marina.

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La scoperta è avvenuta durante una serie di spedizioni effettuate nel 2023 con sommergibili in grado di raggiungere le aree più remote e inaccessibili del pianeta. Gli scienziati hanno identificato cinque siti contenenti carcasse di balene e numerosi fossili, tra cui crani appartenenti a zifi e balene con fanoni. Alcuni dei resti rinvenuti risalirebbero addirittura a 5,3 milioni di anni fa.

Un ecosistema unico alimentato dai resti delle balene

Ciò che rende eccezionale questa scoperta non è soltanto la quantità di fossili presenti, ma anche la straordinaria biodiversità che si è sviluppata attorno alle carcasse. I ricercatori hanno osservato meduse, vermi tubicoli, stelle fragili, cetrioli di mare, gamberi di profondità e vongole che vivono direttamente sui resti delle balene o nelle immediate vicinanze.

Secondo gli studiosi, molte delle specie individuate potrebbero essere ancora sconosciute alla scienza. Questi ambienti rappresentano infatti veri e propri laboratori naturali per comprendere l’evoluzione della vita in condizioni estreme.

Cosa sono i “whale fall”

Il fenomeno è noto come “whale fall”, letteralmente “caduta della balena”. Quando una balena muore e il suo corpo affonda sul fondale oceanico, la carcassa diventa una fonte di nutrimento capace di sostenere intere comunità biologiche per decenni o addirittura secoli.

Le enormi dimensioni dei cetacei e la particolare composizione chimica delle loro ossa creano le condizioni ideali per la sopravvivenza di numerosi organismi specializzati. In ambienti dove il cibo è estremamente scarso, una singola carcassa può trasformarsi in un'oasi di vita.

Ossa conservate per milioni di anni

Uno degli aspetti che ha maggiormente sorpreso gli scienziati riguarda l’eccezionale stato di conservazione delle ossa. Gli autori dello studio ritengono che diversi fattori abbiano contribuito a preservarle nel corso di milioni di anni.

Le ossa sembrano sufficientemente dense da resistere agli attacchi dei vermi che si nutrono di materiale osseo. Inoltre, l’estrema profondità del sito le avrebbe protette dall’accumulo di sedimenti. A questo si aggiunge la presenza di un sottile rivestimento minerale formatosi grazie all’acqua marina, che potrebbe aver rallentato il naturale processo di deterioramento.

Secondo gli scienziati, le caratteristiche dell'oceano profondo rendono questi siti estremamente difficili da individuare. 8 febbraio 2023
Secondo gli scienziati, le caratteristiche dell'oceano profondo rendono questi siti estremamente difficili da individuare. 8 febbraio 2023 Global TREnD, IDSSE via AP/Global TREnD, IDSSE via AP

Perché tante balene nello stesso luogo?

Resta ancora aperto il mistero sulla concentrazione di un numero così elevato di balene nella stessa area. Una delle ipotesi è che questi animali abbiano vissuto e siano morti naturalmente nella zona nel corso di milioni di anni.

Altri esemplari potrebbero essere stati vittime di malattie o dello stress legato alle immersioni profonde. Gli studiosi ritengono inoltre che la particolare conformazione a V del fondale marino possa aver agito come una sorta di imbuto naturale, convogliando i resti delle balene verso lo stesso punto di deposizione.

Una finestra sulla vita negli ambienti più estremi

La scoperta offre nuove informazioni sulla capacità della vita di adattarsi a condizioni considerate proibitive. Oltre all’assenza di luce, gli organismi che popolano queste profondità devono sopportare livelli di pressione enormemente superiori a quelli presenti in superficie.

Secondo i ricercatori, lo studio di questi cimiteri sottomarini può aiutare a comprendere meglio i meccanismi che permettono agli ecosistemi di prosperare anche negli ambienti più ostili della Terra. I risultati evidenziano ancora una volta quanto sia vasta e poco conosciuta la biodiversità nascosta negli abissi oceanici, un mondo che continua a riservare sorprese anche agli scienziati più esperti.

Risorse addizionali per questo articolo • AP

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