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Intelligenza artificiale, l’Italia approva le nuove regole nazionali

Ministro dell’interno Matteo Piantedosi in Parliamento
Ministro dell’interno Matteo Piantedosi in Parliamento Diritti d'autore  Copyright 2023 The Associated Press. All rights reserved
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Di Lisa Duso
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Il decreto attua le norme europee dell’AI Act e disciplina l’uso dell’IA in scuola, lavoro, giustizia e sicurezza. Il testo passa ora all’esame di Parlamento, Regioni e autorità competenti prima dell’approvazione definitiva

Il Consiglio dei Ministri italiano ha approvato mercoledì 10 giugno un decreto legislativo che regola l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. La regolamentazione si inserisce all’interno del piano di attuazione del Regolamento europeo sull'IA e della legge 132 del 2025 (la prima normativa italiana organica in materia di Intelligenza Artificiale).

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La disciplina definisce le regole per applicare le norme a livello nazionale e individua un sistema di governance fondato sul coordinamento tra l’Agenzia nazionale per la cybersicurezza e l’Agenzia per l’Italia Digitale.

"L'Italia è la prima nazione che si dota di una normativa nazionale organica in materia", sottolinea il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.

I decreti attuativi, che passeranno all'esame delle commissioni parlamentari, della Conferenza delle Regioni e autorità competenti, stabiliscono i poteri delle autorità nazionali e fissano le regole per l’uso dell’intelligenza artificiale in settori come polizia, lavoro, giustizia, scuola e ricerca.

"Non è previsto alcun sistema di sorveglianza di massa o di 'Grande fratello' generalizzato” ha spiegato il ministro dell’interno Matteo Piantedosi, che rassicura sarà vietato l’utilizzo “di grandi banche dati biometriche".

Il principio guida è l’approccio antropocentrico: un’intelligenza artificiale orientata da una visione etica e umanistica, in linea con l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV.

Cosa cambia con il decreto sull’AI?

IA per scuola, università e formazione

L’IA entrerà nei percorsi educativi di scuole e università, sia come contenuto da conoscere, sia come strumento per innovare la didattica.

A tale scopo, saranno istituiti a supporto delle scuole comitati tecnico-etici territoriali, incaricati di accompagnare e monitorare l’innovazione didattica, garantendo la protezione dei dati e un utilizzo dell’IA “sicuro e verificabile”.

Il decreto prevede anche una misura dedicata al benessere digitale: 100 milioni di euro per formare i docenti nella prevenzione dei rischi legati all'abuso di social media, piattaforme digitali e IA.

Lavoro: pubblica amministrazione, sanità e ordini professionali

Le amministrazioni potranno usare sistemi di IA per reclutamento, formazione, innovazione organizzativa e semplificazione dei procedimenti. Un processo che sarà accompagnato da un’alfabetizzazione digitale per tutti i dipendenti pubblici, per per capire i limiti e i rischi riguardanti la protezione dei dati e la necessità di controllo umano.

L’IA entra anche negli ospedali. Medici e operatori sanitari dovranno essere formati non solo sull'uso tecnico degli strumenti, ma anche su responsabilità clinica, deontologia, etica e diritto.

Anche gli ordini professionali dovranno inserire l’alfabetizzazione sull’IA nella formazione iniziale e continua. Un punto rilevante riguarda l’equo compenso: l’uso dell’IA potrà incidere sui parametri dei compensi professionali, comprese le tariffe forensi. Una disciplina che vuole “evitare che l’automazione svaluti il lavoro intellettuale”.

Nelle decisione di assunzione, la scelta finale non potrà spettare ad un algoritmo.

Giustizia, polizia e riconoscimento biometrico

Nella giustizia e nella sicurezza, il decreto introduce importanti novità sull'uso dell’intelligenza artificiale. Da un lato disciplina, in casi eccezionali, l’utilizzo di strumenti di identificazione biometrica da parte delle forze di polizia, dall’altro prevede la formazione dei magistrati all'uso dell’IA.

Per le forze di polizia, l’IA per l'identificazione biometrica potrà essere utilizzata entro limiti rigorosi, per evitare “forme di sorveglianza generalizzata”.

Piantedosi precisa che ci sarà "una modalità di utilizzo dell'IA ex ante nella commissione di reati in caso di pericolo per terrorismo o per la ricerca di persone scomparse" e in questi casi servirà una "richiesta del questore e autorizzazione dell'autorità giudiziaria". E poi un "un utilizzo ex post rispetto al reato” sulla base di elementi oggettivi e verificabili.

Nel settore giudiziario l’IA può aiutare nella ricerca, nell'organizzazione e nel supporto, ma non può sostituire il giudizio del magistrato.

Sul piano della responsabilità civile, aumentano le tutele per chi subisce danni causati da sistemi di IA, con l’accesso alla documentazione tecnica e strumenti processuali più favorevoli per chiedere il risarcimento.

Sul piano della responsabilità penale, il ministro della giustizia Nordio ha inoltre annunciato l’introduzione di una nuova fattispecie di reato, ossia "la punizione di chi progetta, realizza o omette le necessarie misure di sicurezza dei sistemi di IA quando da tale condotta derivi un concreto pericolo per la sicurezza delle persone o dello Stato".

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