Euro digitale, il piano più ambizioso di Bruxelles: oggi sei transazioni europee su dieci passano da infrastrutture Usa come Visa, Mastercard e PayPal
La dipendenza dell’Ue da circuiti di pagamento stranieri è diventata intollerabile in un’epoca di guerre commerciali, sanzioni e frammentazione geopolitica.
L’Europa sta seguendo una strategia su due binari: un’iniziativa pubblica, l’euro digitale, una valuta digitale di banca centrale emessa dalla Bce, e un’iniziativa privata, le reti di pagamento conto a conto come Wero, sostenute dai principali istituti di credito europei.
La Banca centrale europea prevede di emettere contante digitale che rappresenti un credito diretto verso la banca centrale, e non verso una banca commerciale. Non oscillerà di valore come il Bitcoin, non verrà instradato negli Stati Uniti come una carta di debito e avrà corso legale, a differenza delle stablecoin.
La Bce intende selezionare i prestatori di servizi di pagamento dall’inizio del 2026, avviare un progetto pilota di dodici mesi con transazioni reali verso la fine del 2027 e, forse, emettere l’euro digitale intorno al 2029, previa approvazione politica. Quest’ultima condizione è particolarmente importante.
Lo stallo legislativo sull’euro digitale
La Commissione europea ha presentato la sua proposta di regolamento sull’euro digitale a giugno 2023. Quasi tre anni dopo, il Parlamento europeo non ha ancora adottato una posizione negoziale. La commissione Econ ha bloccato più volte emendamenti chiave, compresi quelli che impongono la piena operatività online accanto a una modalità offline.
L'eurodeputato del Partito popolare europeo (Ppe), il gruppo politico del relatore del dossier, Fernando Navarrete Rojas, ha spinto per un’impostazione più ristretta "offline first", sotto la pressione delle lobby bancarie preoccupate per la disintermediazione.
Per maggio 2026 si valuta un superamento in plenaria. Se la commissione Econ resterà bloccata, gli eurodeputati potrebbero votare direttamente un mandato, saltando il passaggio in commissione.
La posta in gioco è alta. Senza un mandato del Parlamento non possono partire i triloghi. Senza quei negoziati non ci sarà alcuna legge e il Consiglio direttivo della Bce non potrà emettere alcun euro digitale.
L'euro digitale e la relazione con gli altri circuiti di pagamento in Europa
Judith Arnal, senior research fellow al Ceps e al Real Instituto Elcano, è preoccupata per il modo in cui Bruxelles sta inquadrando il problema. "Mi preoccupa un po’ la narrazione che sento oggi al Parlamento europeo", ha affermato Arnal. "Stanno confondendo diversi piani, mettendo sostanzialmente nello stesso paniere Visa, Mastercard, Apple Pay, Google Pay, Microsoft".
L’ecosistema dei pagamenti al dettaglio, ha spiegato l'esperta, è articolato in livelli distinti. Visa e Mastercard dominano il livello degli schemi, cioè le regole e l’infrastruttura. Ma per il processing e l’acquiring "ci affidiamo esclusivamente a società nate nell’Ue. Quindi lì non c’è dipendenza". Apple Pay e Google Pay, invece, sono contenitori digitali: comodi, sì, ma non una minaccia per la sovranità. "Il problema che può creare Apple Pay riguarda la concorrenza. Sono questioni di natura diversa e non dovremmo mescolarle, perché una diagnosi sbagliata porta a una cura sbagliata".
La preoccupazione più profonda di Arnal è che si scivoli "in una retorica anti-imprese statunitensi, confondendo l’amministrazione Trump con le aziende private". Una cosa è la disputa geopolitica, sostiene, ben altra è "tagliare semplicemente 27 Stati membri dai circuiti Visa e Mastercard".
Il settore privato si è già messo in moto
Wero, il wallet paneuropeo sostenuto dalla European Payments Initiative (Epi), è operativo in Francia, Germania e Belgio, con accordi di interoperabilità in espansione in tutta Europa. Il Chief Strategy Officer di Epi, Ludovic Francesconi, ne ha illustrato sia l’ambizione sia i limiti.
"L’Europa è un’economia aperta e oggi gli schemi internazionali rappresentano sei transazioni su dieci, in particolare per i pagamenti internazionali", ha affermato Francesconi. "L’obiettivo è riequilibrare e offrire un’alternativa. Una soluzione europea forte aumenta la concorrenza, rafforza la resilienza e dà a banche e commercianti più possibilità di scelta".
Quanto in particolare all’euro digitale, Francesconi ha mantenuto un cauto ottimismo: "Crediamo che la cooperazione sia fondamentale, anche se la finalità dell’euro digitale, al di là del suo scopo monetario, deve ancora essere definita. Potremo discutere i modi migliori per integrare l’euro digitale nel nostro wallet".
La visione che si delinea è quella di una partnership pubblico-privato: "L’Europa sarà più forte se le iniziative pubbliche e private saranno progettate per rafforzarsi a vicenda, invece di operare in parallelo o sovrapponendosi", ha affermato Francesconi.
Euro digitale e Wero: condizioni difficili per il successo
Arnal ha individuato quattro ostacoli per qualsiasi alternativa europea di pagamento: gli esercenti devono trovarla più conveniente delle carte; per i consumatori il processo deve essere fluido, paragonabile a un checkout con un solo clic; le frodi – che aumentano con i pagamenti istantanei perché "una volta che è istantaneo, è fatto, punto e basta" – devono essere gestite in modo efficace; e vanno creati solidi meccanismi di risoluzione delle controversie.
"Queste iniziative possono andare molto lontano", ha osservato l'esperta. "Ma devono ancora soddisfare alcune condizioni aggiuntive e non è affatto economico rispettare questi requisiti".
C’è però un effetto collaterale positivo. La spinta politica dietro l’euro digitale ha accelerato le iniziative del settore privato. "Non sono così sicura che, se l’euro digitale non fosse stato sul tavolo, il settore bancario si muoverebbe con tanta rapidità su questi accordi di interoperabilità", ha affermato Arnal. "L’impulso politico a favore dell’euro digitale ha anche spinto il settore bancario a procedere in modo più deciso su ciò che prima era tecnicamente più difficile".
La spinta dell’Europa verso la sovranità nei pagamenti è reale, necessaria e arrivata in ritardo. Ma l’euro digitale non è una bacchetta magica. Non funzionerà a livello internazionale, potrebbe destabilizzare i depositi bancari se progettato male ed è ancora impantanato in ostacoli legislativi.
Potrebbe però emergere un approccio più efficace: un ecosistema stratificato in cui Wero gestisce le transazioni nazionali ed europee, Visa e Mastercard coprono i pagamenti internazionali e l’euro digitale offre una rete di sicurezza pubblica sostenuta dal bilancio della Bce.