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Europee in Italia, "Vota il partito del non voto": un'idea per combattere l'astensionismo giovanile

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Image Diritti d'autore Alik Keplicz/Copyright 2017 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Alik Keplicz/Copyright 2017 The AP. All rights reserved.
Di Michela Morsa
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Con questa provocazione l'associazione 20e30 ha cercato di intercettare gli under 35 che non hanno intenzione di andare alle urne nel fine settimana, per indagare le loro motivazioni e cercare di combattere più nel profondo l'astensionismo giovanile, che per queste elezioni oscilla intorno al 50%

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"Sono il segretario del primo partito italiano: quello degli astensionisti. E vinceremo le elezioni europee". È questa la provocazione lanciata a poche settimane dal voto dall'associazione 20e30 nell'invitare tutti coloro che pensano di non andare alle urne il prossimo fine settimana, soprattutto i giovani, a iscriversi al "partito del non voto". Non un invito ad astenersi, "ma l’SOS di una generazione che naviga a vista", si legge sul sito della raccolta firme.

In pochi giorni l'iniziativa ha raccolto 37.171 firme, la quasi totalità di cittadini under 35. Un dato che non sorprende visti gli ultimi sondaggi sull'astensionismo giovanile. Secondo l'Istituto Piepoli, che ha condotto un'indagine per il Consiglio nazionale dei giovani, solo il 47 per cento degli under 35 italiani è intenzionato a votare alle imminenti elezioni europee. Anche secondo un altro autorevole istituto di sondaggi, Swg, il tasso di astensionismo tra i giovani oscilla intorno al 50 per cento.

Ma secondo l'associazione, nata in maniera spontanea a ridosso delle elezioni politiche del settembre 2022 per esortare i partiti ad ascoltare le istanze degli under 35, questo dato non sottintende un disinteresse per la politica, quanto una preoccupante disaffezione al voto da parte delle generazioni più giovani in realtà molto attive nella società civile. Chi ha firmato, sostiene il fondatore dell'associazione Lorenzo Pavanello, "manda un messaggio di proattività, dice: non sono intenzionato a votare per una serie di motivi ma voglio che questa cosa cambi".

La schermata principale del sito www.partitodegliastensionisti.org lanciato dall'associazione 20e30 in collaborazione con Factanza media
La schermata principale del sito www.partitodegliastensionisti.org lanciato dall'associazione 20e30 in collaborazione con Factanza media Morsa, Michela/Euronews

Entrare in punta di piedi

L'intenzione di 20e30, infatti, non è tanto convincere le persone ad andare a votare tra qualche giorno, quanto piuttosto agire più in profondità e con un approccio più scientifico, indagare le ragioni dell'astensionismo per combatterlo sul lungo periodo con percorsi civici più mirati e aprendo un canale con istituzioni e forze politiche.

"Puntiamo ad abituare all'azione del voto, a far credere nell'impatto del proprio voto, perché ci siamo resi conto che per le nuove generazioni non è così scontato. Diverse statistiche dicono che le prime due possibilità di votare determinano una percentuale altissima di recidiva positiva. E quello che abbiamo riscontrato è che ci sono molti giovani che o quei due 'slot' non li hanno mai sfruttati, o magari hanno votato la prima volta per un partito che sentivano vicino alle loro istanze, la seconda per un altro e poi si sono resi conto che nessuno manteneva le promesse fatte e quindi hanno smesso di votare", spiega Pavanello, citando una serie di ricerche condotte dall'associazione nell'ultimo anno in collaborazione con realtà scientifiche e sociali, come Luis Bocconi, il think thank Tortuga, Asp Roma Luiss e Open Jam.

Tornando all’indagine dell’Istituto Piepoli per il Consiglio nazionale dei giovani emerge che sei under 35 su dieci ritengono che il dibattito politico attuale non affronti in maniera adeguata criticità ed esigenze che vivono. Gli argomenti che risultano più importanti sono lavoro e occupazione (39 per cento), scuola, università e formazione successiva (18 per cento) e cambiamento climatico (9 per cento). 

Il metodo pensato, quindi, è quello di cercare di spingere al voto "in punta di piedi" perché "puntare sul senso civico, fare come si fa spesso la 'lezioncina' su quanto votare sia importante secondo noi non funziona", dice Pavanello. La raccolta firme, ad esempio, si tramuta in una mailing list, a cui l'associazione segnala contenuti e iniziative.

Generazione Europa

Uno su tutti il podcast Generazione Europa, realizzato grazie alla collaborazione della rappresentanza in Italia della Commissione europea e dell'Ufficio del Parlamento europeo in Italia e la media partnership di Cnc media. Cinque puntate in cui una speaker radiofonica, Carolina Di Domenico, dialoga con cinque diversi content creator e influencer popolari tra la generazione Z dei temi cari ai più giovani senza mai richiamare direttamente al voto dell'8 e 9 giugno, ma facendo percepire in maniera implicita l'importanza di combattere certe battaglie a livello comunitario.

"Si parla di ambiente, di salute mentale, di intelligenza artificiale, di social media... Ogni content creator parla del tema che lo riguarda approfondendo anche come l'Europa ha influito sulla sua vita, sulla sua carriera, quali possibilità ha avuto grazie a iniziative europee come l'Erasmus o il Servizio civile europeo. Poi ci sono delle 'pillole di Europa' quando una voce fuori campo interviene nel dialogo spiegando brevemente cosa ha fatto e cosa punta a fare l'Europa in merito al tema di cui sta parlando,* per offrire un'ottica prospettica e strutturale che spesso manca nel dialogo politico, fatto di slogan sul breve termine", spiega Pavanello.

Invertire una tendenza pericolosa

L'associazione ha già in cantiere diversi progetti per continuare a promuovere la partecipazione giovanile anche dopo le elezioni europee. L'obiettivo è riuscire a coinvolgere le istituzioni e le forze politiche nazionali, ma anche le altre realtà del terzo settore, in un "vero progetto di ascolto civico che parta mesi prima delle tornate elettorali".

Anche perché la questione dell'astensionismo dettato dalla disillusione ora è un problema, ma presto sarà un dramma, secondo Pavanello, che lo definisce il "vero deficit democratico dei prossimi cinquant'anni".

"Le curve le vediamo. Di fatto stiamo coltivando milioni di potenziali voti che vanno e andranno dispersi se non si allena all'azione del voto. Perché tanto ora si dice 'sono un bacino elettorale minore', ma tra venti, trenta anni saranno loro gli adulti, la fascia d'età più ampia della società e quindi il principale target della politica. Gli stessi partiti - spiega Pavanello - non stanno facendo il proprio gioco a non intercettare questa disaffezione".

I dati sull'affluenza disaggregati per fasce d'età

Se si guarda di nuovo alla potenziale affluenza alle urne europee, l'astensionismo complessivo in Italia è stimato al 55 per cento, non troppo lontano dalle intenzioni degli under 35. Ma la fuga delle urne dei giovani, che dovrebbero essere i più interessati a scegliere per il proprio (lungo) futuro, è decisamente più preoccupante. Inoltre, le analisi di voto delle scorse tornate elettorali confermano la tendenza di cui sopra: in Italia l'astensionismo cresce con l'abbassarsi dell'età.

Secondo l'Istituto Ixè alle elezioni politiche del 2022 l’astensionismo nella fascia 18-34 si è attestato intorno al 40 per cento, più alto sia rispetto alla media nazionale del 36,1 per cento sia rispetto alla percentuale di astenuti nelle fasce più adulte: 32,5 nei 45-54 e 31,6 nei 55-64. La fascia intermedia, 35-44, ha registrato il 36,2 per cento. Simile la situazione delineata da Ipsos: 42,7 per cento nella fascia 18-34, 34,8 nella fascia 50-64.

Affluenza alle elezioni europee, confronto tra il dato italiano e la media dell'Unione europea
Affluenza alle elezioni europee, confronto tra il dato italiano e la media dell'Unione europeaParlamento europeo

La situazione non migliora se si guarda alle elezioni per l'Europarlamento. In Italia l'affluenza è in calo da anni - in contrasto con la tendenza generale europea - e alle ultime elezioni del 2019 è stata la più bassa di sempre (54,5 per cento). Secondo Ipsos gli astenuti nella fascia 18-34 sono stati il 50,5 per cento, ben 10 punti in più rispetto alla fascia 50-64.

Mentre a livello europeo, nel 2019 è stato il 50,66 per cento degli aventi diritto a presentarsi ai seggi, registrando un +8 per cento rispetto al 2014 e addirittura il picco di partecipazione dal 1994. E l'affluenza è stata trainata proprio dai giovani: +14 per cento tra gli under 25 e +12 tra i 25-39 anni.

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