Adesione dell'Ucraina all'Ue: secondo un rapporto potrebbe costare 136 miliardi di euro al bilancio dell'Unione

Il nuovo rapporto di Bruegel analizza il potenziale impatto dell'adesione dell'Ucraina all'Unione Europea.
Il nuovo rapporto di Bruegel analizza il potenziale impatto dell'adesione dell'Ucraina all'Unione Europea. Diritti d'autore European Union, 2024.
Diritti d'autore European Union, 2024.
Di Jorge Liboreiro
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Secondo un nuovo rapporto del think tank Bruegel, la potenziale adesione dell'Ucraina all'Unione europea potrebbe avere un impatto tra i 110 e i 136 miliardi di euro sul bilancio settennale del blocco

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L'adesione dell'Ucriana all'Ue rappresenterebbe lo 0,10 per cento e lo 0,13 per cento del prodotto interno lordo dell'Unione europea. Il rapporto del think tank Bruegel utilizza le regole esistenti e la struttura del bilancio 2021-2027 per ricavare una proiezione di quanto denaro spetterebbe al Paese devastato dalla guerra dopo aver ottenuto l'adesione. L'Ucraina è stata dichiarata candidata per la prima volta nel giugno 2022 e ha ottenuto il via libera ai negoziati nel dicembre 2023.

I risultati escludono gli ingenti costi di ricostruzione, stimati in almeno 450 miliardi di euro nel prossimo decennio, e presuppongono che l'Ucraina riesca a riconquistare tutti i territori dell'est occupati dalle truppe russe.

Secondo le previsioni di Bruegel, Kiev avrebbe diritto a:

  • 85 miliardi di euro dalla politica agricola comune, l'enorme pacchetto di sussidi per gli agricoltori del blocco. Poiché il programma viene distribuito in base agli ettari (terreni coltivati), l'Ucraina, con il suo potente settore agricolo, diventerebbe il maggior beneficiario.
  • 32 miliardi di euro dalla politica di coesione che finanzia progetti di sviluppo. L'assegnazione di tali fondi è limitata al 2,3 per cento del Pil di uno Stato membro. Senza questo limite l'Ucraina avrebbe diritto a circa 190 miliardi di euro. 
  • 7 miliardi di euro da altri programmi.

In totale l'Ucraina riceverebbe circa 136 miliardi di euro in un arco di sette anni. Si tratta di una cifra molto inferiore ai 186 miliardi di euro che il Financial Times ha riportato lo scorso ottobre sulla base di uno studio trapelato redatto dal Consiglio dell'Unione.

Tuttavia, se il Paese non riuscisse a riconquistare l'est occupato e subisse una riduzione permanente del territorio, della popolazione e delle risorse economiche, Bruegel stima che lo stanziamento scenderebbe a 110 miliardi di euro.

L'adesione dell'Ucraina "difficilmente cambierebbe" il rapporto tra pagatori netti e beneficiari netti del bilancio dell'Ue, ma innescherebbe comunque una rimodulazione degli stanziamenti di bilancio. Anche se il Paese riuscisse a riprendersi dopo la guerra, rimarrebbe molto più povero del fanalino di coda dell'Unione, la Bulgaria, e probabilmente di quelli dei Balcani occidentali.

Di conseguenza il Pil pro capite dell'Ue si ridurrebbe con conseguenti cambiamenti nella distribuzione dei fondi di coesione a ciascuna regione ammissibile, ha affermato Zsolt Darvas, senior fellow di Bruegel tra gli autori del rapporto. Inoltre il divario di ricchezza potrebbe stimolare un esodo da tre a sei milioni di ucraini verso altre nazioni europee, alla ricerca di stipendi più alti e sicurezza del lavoro.

"Se la media si abbassasse, significa che alcune regioni dell'Ue che attualmente si trovano nella categoria più bassa potrebbero passare alle regioni in transizione e alcune di queste potrebbero passare alle più sviluppate", ha dichiarato Darvas a Euronews.

"Abbiamo anche scoperto che gli attuali Paesi dell'Ue otterrebbero circa 24 miliardi di euro in meno dai fondi di coesione, semplicemente a causa dell'impatto economico dell'Ucraina".

Darvas ha osservato che l'aumento di bilancio sarebbe "relativamente modesto" e quindi "fattibile", ma ha anche insistito sul fatto che le proiezioni siano strettamente "ipotetiche". 

I rischi dell'adesione dell'Ucraina all'Ue

Oltre a esaminare le implicazioni finanziarie dell'adesione dell'Ucraina, il rapporto presenta anche una serie di suggerimenti politici.

Bruegel raccomanda al blocco di offrire un processo di allargamento graduale che consenta all'Ucraina di godere progressivamente dei benefici dell'Ue, come l'abolizione delle tariffe di roaming e la possibilità di effettuare pagamenti in euro. Questo, a sua volta, incentiverebbe Kiev a impegnarsi in importanti riforme necessarie per sbloccare tutti i 35 capitoli dei negoziati di adesione.

Bruegel avverte che la transizione nasconde un rischio maggiore: L'Ucraina, una volta entrata nel blocco, potrebbe a un certo punto cadere in un arretramento democratico, come è successo con l'Ungheria e la Polonia.

Darvas riconosce che il punto di partenza dell'Ucraina sia "molto debole", in quanto il Paese deve far fronte a una scarsa qualità dellagovernance, ad alti livelli di corruzione e alla radicata influenza degli oligarchi. La legge marziale in corso ha alterato l'equilibrio di potere tra le istituzioni e non è ancora chiaro quando finirà e quali effetti avrà in seguito.

"La questione cruciale è cosa succederà allo stato di diritto e alla democrazia in Ucraina -  ha detto Darvas -, questo è un compito difficile, ma dipende principalmente dall'Ucraina".

Il rapporto suggerisce che l'Ue dovrebbe innovare e progettare nuove disposizioni legali che possano garantire il rispetto dei diritti fondamentali prima e dopo l'adesione. Tali strumenti potrebbero essere inclusi nel trattato di adesione che l'Ucraina dovrebbe firmare con il blocco ed essere ratificato da tutti i parlamenti nazionali.

Darvas aggiunge che nel testo "dovrebbe esserci una clausola secondo la quale se il Paese non soddisfa determinati indicatori di riferimento mentre è membro dell'Unione Europea, i suoi diritti di voto potrebbero essere sospesi in modo molto più rapido di quanto sia adesso". L'autore del rapporto si riferisce alla procedura dell'articolo 7, che è stata attivata solo nei confronti dell'Ungheria e della Polonia, ma mai conclusa.

L'accesso ai fondi europei potrebbe inoltre essere sospeso in modo molto più rapido: il senior fellow conclude che ci sia un'opzione legale per proteggere meglio l'Ue da un arretramento dello Stato di diritto e della corruzione.

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