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Un "club del veto" per difendere il voto all'unanimità nell'Ue

Il Consiglio dell'Ue adotta all'unanimità le decisioni in materia di politica estera ed economica
Il Consiglio dell'Ue adotta all'unanimità le decisioni in materia di politica estera ed economica Diritti d'autore  Ebs
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Di Jorge LiboreiroVincenzo Genovese
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Polonia e Ungheria promotrici di un fronte comune formato da una decina di Paesi: l'obiettivo è impedire una riforma dei trattati dell'Unione

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Ungheria e Polonia sostengono da sempre la regola del voto all'unanimità in materia di politica estera e di sicurezza dell'Unione europea. La novità è che intendono allestire un fronte comune di Paesi Ue con la stessa visione, in contrapposizione a un'altra coalizione di Stati europei che invece vorrebbero  adottare il voto a maggioranza qualificata e mettere quindi fine al potere di veto che ogni singolo governo detiene oggi nell'Unione.

La mossa è stata annunciata il 22 maggio da Péter Szijjártó, ministro degli Esteri ungherese, secondo il quale sono in corso colloqui preliminari per opporsi al gruppo di Paesi che spingono per la maggioranza qualificata, tra cui spiccano Germania, Francia e Italia.

"Abbiamo intavolato un negoziato tra gli ambasciatori a Bruxelles. Gli Stati che desiderano mantenere l'unanimità e la possibilità di difendere i loro interessi nazionali vogliono una stretta cooperazione fra loro".

Szijjártó non ha nominato i Paesi con cui sono in corso la discussioni, ma secondo quanto risulta da fonti diplomatiche, si tratterebbe di nove governi.

Nella stessa giornata anche il ministro degli Esteri polacco Zbigniew Rau ha espresso il suo sostegno all'idea. "La Polonia non sosterrà mai l'idea di passare dall'unanimità al voto a maggioranza qualificata  nella politica estera e di sicurezza comune", ha scritto su Twitter.

I sostenitori della maggioranza qualificata

L'iniziativa di Budapest e Varsavia ha lo scopo di controbilanciare il cosiddetto "Group of friends", istituito all'inizio del mese da Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Slovenia e Spagna. La Romania si è appena aggiunta e la Danimarca si è definita "Paese osservatore".

Questo fronte comune intende modificare la politica estera dell'Ue in un "modo pragmatico" allontanandosi gradualmente dal sistema dell'unanimità, regola che oggi si applica solo in aree circoscritte della politica comunitaria: ingresso di nuovi Paesi, tassazione, bilancio comune e tutte le altre scelte che riguardano politica estera ed economica.

La necessità di avere 27 voti favorevoli per adottare una decisione è spesso sfruttata da un unico governo per rallentare o addirittura bloccare decisioni collettive

Ungheria, in particolare, è stata pesantemente criticata per aver usato ripetutamente questo meccanismo di blocco. Gli esempi sono innumerevoli: l'ultimo in ordine di tempo riguarda una nuova tranche da 500 milioni di euro in assistenza militare per l'Ucraina, in stallo perché il governo di Budapest chiede la rimozione di una banca ungherese dalla lista di "sponsor internazionale della guerra" stilata da Kiev.

L'abolizione del voto all'unanimità in materia di politica estera e di sicurezza comune è anche una richiesta espressa formulata dalla Conferenza sul Futuro dell'Europa, l'esperimento democratico che ha coinvolto 800 cittadini comuni e i rappresentanti delle istituzioni dell'Unione tra 2021 e 2022.

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