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Da marzo 2017 si ritorna alle normali regole UE sull'immigrazione

Da marzo 2017 si ritorna alle normali regole UE sull'immigrazione
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Di Euronews
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L’Unione europea ritornerà ad applicare le normali regole sull’immigrazione La Commissione europea ha annunciato ieri che a partire da marzo 2017, gli Stati membri possono nuovamente respingere in Gre

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L’Unione europea ritornerà ad applicare le normali regole sull’immigrazione

La Commissione europea ha annunciato ieri che a partire da marzo 2017, gli Stati membri possono nuovamente respingere in Grecia i richiedenti asilo arrivati ​​in Europa da questo paese. Ciò è dovuto all’applicazione del sistema di Dublino. Questo testo prevede che le domande di asilo siano trattate nel primo paese di arrivo dei migranti.
La Commissione ha inoltre fatto il punto sul processo di reinsediamento dei rifugiati. Nel settembre 2015, gli Stati membri hanno accettato di distribuire in due anni 160.000 migranti arrivati ​​in Grecia e in Italia. Ma per il momento solo poco più di 6000 persone in Grecia e nemmeno 2000 in Italia hanno beneficiato del regime.
La Commissione è indietro anche sull’accordo migratorio tra Europa e Turchia. Una delle misure principali è il rinvio verso il territorio turco degli immigrati clandestini arrivati ​​in Grecia attraverso la Turchia. Per il commissario all’immigrazione, Dimitris Avramopoulos, questo sistema dà i suoi frutti.

I 28 ministri degli affari interni si trovano oggi a Bruxelles per parlare di immigrazione. All’ordine del giorno ci sarà la questione dei controlli sistematici e delle registrazioni alle frontiere esterne dell’Unione europea.

La Commissione europea ha deciso di avviare una procedura di infrazione nell’ambito dello scandalo dei motori diesel truccati della Volkswagen. Poiché l’istituzione non può colpire direttamente la casa automobilistica, lo fa con gli Stati membri.
Sette sono nel mirino: Germania, Regno Unito, Spagna e Lussemburgo, i quali non avrebbero dovuto concedere l’omologazione a queste vetture. Per quanto riguarda la Grecia, la Repubblica Ceca e Lituania, l’istituzione ha denunciato la mancanza di un sistema di sanzioni per questo tipo di situazioni.

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