L'agenzia riesaminerà il rapporto dopo le critiche di alcune ricercatrici, che contestano raccomandazioni su ferro e vitamina C basate solo su studi condotti su uomini
Una guida sulla menopausa con un protagonista inatteso: l'uomo. L'Agenzia spagnola per la sicurezza alimentare e la nutrizione (Aesan) rivedrà il suo rapporto su alimentazione e stili di vita salutari durante la menopausa dopo che diverse scienziate hanno contestato il fatto che alcune delle sue raccomandazioni sui nutrienti e i fabbisogni nutrizionali delle donne in questa fase si basino su studi condotti esclusivamente su uomini.
L'agenzia ha affidato la revisione al suo comitato scientifico. La polemica nasce perché il documento, pubblicato lo scorso marzo, utilizza alcuni valori provenienti da ricerche dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) senza specificare espressamente che gli studi di riferimento sono stati condotti su popolazione maschile.
L'Aesan ha riconosciuto che c'è stata "l'omissione di un'avvertenza" e ha difeso la necessità di ampliare la ricerca specifica sulle donne durante la menopausa.
Il rapporto include una serie di raccomandazioni volte a ridurre i rischi associati a questa fase, come la perdita di massa ossea e muscolare o i problemi cardiovascolari. Tra queste figurano una dieta ricca di proteine, omega-3, fibre, calcio, ferro e vitamine, oltre alla pratica regolare di attività fisica, con particolare attenzione all'allenamento di forza.
La ministra per l'Uguaglianza, Ana Redondo, ha chiesto tramite il suo profilo su X una revisione del documento e ha auspicato che situazioni come questa "non si ripetano più". "È ora che le donne siano presenti nelle agende e negli studi sulla salute e che il corpo maschile smetta di essere il riferimento universale per tutto, perfino per ciò che riguarda la menopausa", ha dichiarato la ministra.
La polemica mette inoltre in luce un problema storico della ricerca medica: per decenni gli uomini sono stati sovrarappresentati negli studi clinici e in altre ricerche scientifiche, mentre le donne sono state escluse o sottorappresentate.
Questo divario ha fatto sì che parte delle conoscenze su malattie, sintomi, trattamenti o dosi sia stata costruita prendendo il corpo maschile come riferimento, benché esistano differenze biologiche che possono influire sia sulla comparsa di determinate patologie sia sulla risposta ai farmaci e ai trattamenti. Il risultato può essere una minore precisione nella diagnosi, nella prevenzione e nell'assistenza sanitaria alle donne.