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Oms: la Repubblica Democratica del Congo riceverà 70.000 dosi di vaccino anti-Ebola

Un operatore sanitario somministra una dose unica di vaccino contro l'Ebola a un uomo al Christian Maternity Hospital di Freetown, 5 dicembre 2024.
Un operatore sanitario somministra una dose unica del vaccino anti-Ebola a un uomo al Christian Maternity Hospital di Freetown, il 5 dicembre 2024 Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Greta Ruffino
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Il Gruppo internazionale di coordinamento per la fornitura di vaccini, che include l'OMS e altri partner, ha annunciato che le dosi saranno rese disponibili subito dopo la richiesta del governo della Repubblica Democratica del Congo

La Repubblica Democratica del Congo riceverà 70.000 dosi del vaccino Ervebo per contribuire a contenere la nuova epidemia di Ebola che sta colpendo il Paese. Lo hanno annunciato giovedì l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e i suoi partner, mentre il virus continua a diffondersi nell'est della Repubblica Democratica del Congo.

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La situazione è particolarmente delicata perché l'epidemia attuale è provocata dal ceppo Bundibugyo, contro il quale Ervebo non è ufficialmente approvato. Il vaccino è infatti autorizzato contro il ceppo Zaire, più comune e responsabile della maggior parte delle epidemie di Ebola.

L'OMS sottolinea tuttavia che i primi risultati disponibili sono incoraggianti. "I primi dati di laboratorio e sugli animali suggeriscono che possa offrire una certa protezione" anche contro il ceppo Bundibugyo, ha spiegato l'organizzazione.

Ventimila dosi per testare il vaccino

Delle 70.000 dosi assegnate al Congo, 20.000 saranno utilizzate nell'ambito di uno studio clinico di Fase 3. L'obiettivo è verificare direttamente l'efficacia di Ervebo contro il virus Bundibugyo e raccogliere dati che possano aiutare a definire una strategia vaccinale più efficace.

Le altre 50.000 dosi saranno invece destinate al personale in prima linea e agli operatori sanitari, seguendo le raccomandazioni degli esperti dell'OMS.

Per il direttore generale dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, l'operazione rappresenta "un importante esempio di solidarietà globale in azione". L'agenzia, ha aggiunto, continuerà a sostenere le autorità congolesi attraverso il rafforzamento della sorveglianza, l'individuazione rapida dei casi, le cure, il coinvolgimento delle comunità e le campagne di vaccinazione.

Gédéon Banga Ngbape, a destra, responsabile della sorveglianza dell'Ebola, arriva nel suo ufficio a Nizi, nella provincia di Ituri, nell'est della Repubblica Democratica del Congo, venerdì 14 agosto 2026.
Gédéon Banga Ngbape, a destra, responsabile della sorveglianza dell'Ebola, arriva nel suo ufficio a Nizi, nella provincia di Ituri, nell'est della Repubblica Democratica del Congo, venerdì 14 agosto 2026. (AP Photo/Dieudonne Dirole)

Un'epidemia senza precedenti in Congo

L'emergenza riguarda ormai sei province dell'est della Repubblica Democratica del Congo e, secondo gli esperti, il virus si sta diffondendo a una velocità senza precedenti nella storia delle epidemie di Ebola.

Il ritmo di propagazione sarebbe circa tre volte superiore a quello registrato durante l'epidemia dell'Africa occidentale del 2014-2016, la più letale mai osservata, che provocò oltre 11.000 morti.

Il tasso di letalità dei casi è attualmente del 47,5 per cento, ma raggiunge il 70 per cento nelle aree in cui è più difficile garantire gli interventi sanitari, tra cui la provincia del Nord Kivu.

Gli esperti ritengono che il virus abbia iniziato a circolare già a febbraio nella città mineraria di Mongbwalu, mesi prima che le autorità dichiarassero ufficialmente l'epidemia, il 15 maggio.

Da allora sono stati registrati nel Paese oltre 5.000 casi e più di 2.300 decessi, numeri che fanno dell'attuale emergenza la più grave epidemia di Ebola mai affrontata dalla Repubblica Democratica del Congo.

La difficoltà di fermare il Bundibugyo

Uno dei principali ostacoli alla risposta sanitaria è proprio la natura del virus. Il Bundibugyo è un ceppo raro di Ebola e, a differenza dello Zaire, non dispone al momento di vaccini o terapie specificamente approvati.

A rendere ancora più difficile il contenimento è il fatto che molti dei nuovi casi vengono individuati in persone che non erano sottoposte a sorveglianza. Un segnale che il virus potrebbe avanzare più rapidamente della capacità delle autorità di rintracciare i contagi e interrompere le catene di trasmissione.

La disponibilità delle 70.000 dosi di Ervebo rappresenta quindi una nuova arma nella risposta all'emergenza. Ma, oltre alla vaccinazione, l'OMS considera decisivi anche il tracciamento dei contatti, la diagnosi tempestiva, l'assistenza ai malati e il coinvolgimento delle comunità locali.

La speranza è che la combinazione di queste misure possa rallentare una delle epidemie più aggressive mai affrontate nella regione e impedire che la diffusione del virus sfugga ulteriormente al controllo.

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