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Lo stress modifica il sangue in pochi minuti: lo studio che preoccupa i cardiologi

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Di Cagla Uren
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Uno studio dei ricercatori dell’Università del Galles Meridionale mostra che lo stress psicologico acuto aumenta i radicali liberi e rende il sangue più incline alla coagulazione

Lo stress non è soltanto una condizione mentale: può modificare fisicamente il sangue nel giro di pochi minuti. Lo rivela una nuova ricerca, condotta da un team dell'Università del Galles Meridionale.

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Gli studiosi hanno osservato che durante episodi di forte stress aumenta la produzione di radicali liberi, molecole altamente reattive associate al cosiddetto “stress ossidativo”. Questo processo, secondo i ricercatori, potrebbe rappresentare uno dei meccanismi biologici che collegano lo stress al maggiore rischio di malattie cardiovascolari.

Da tempo la comunità scientifica sa che lo stress cronico aumenta la probabilità di sviluppare problemi cardiaci e vascolari. Tuttavia, fino a oggi non era ancora chiaro in che modo uno stato psicologico potesse produrre effetti così concreti sul corpo.

Per approfondire il fenomeno, i ricercatori hanno coinvolto otto uomini sani tra i 18 e i 30 anni in un esperimento randomizzato controllato. Ogni partecipante ha preso parte a due sessioni separate: una dedicata al riposo e una basata sul Trier Social Stress Test, considerato uno dei metodi più affidabili per indurre stress psicologico acuto in laboratorio.

Durante il test, ai volontari è stato chiesto di preparare un discorso in pochi minuti e poi presentarlo davanti a una giuria dall’espressione neutra e a una telecamera. Successivamente hanno dovuto eseguire un difficile esercizio matematico mentale sotto pressione, ricominciando da capo a ogni errore.

Prima e dopo entrambe le sessioni, gli scienziati hanno prelevato campioni di sangue per analizzare i cambiamenti biologici provocati dallo stress.

I risultati hanno mostrato differenze nette tra la fase di riposo e quella di stress. Durante il test psicologico, infatti, è aumentato in modo significativo il radicale ascorbato, considerato un indicatore di stress ossidativo. Parallelamente, i coaguli di sangue hanno cambiato struttura, diventando più grandi, più densi e caratterizzati da fibre di fibrina più compatte.

Secondo gli studiosi, questi cambiamenti si verificano in tempi estremamente rapidi, nell’arco di pochi minuti dall’inizio dello stress.

Un elemento particolarmente importante emerso dalla ricerca riguarda il fatto che il sangue non diventa più “denso” o viscoso. A cambiare è invece l’architettura stessa del coagulo. Questo significa che lo stress agisce modificando il modo in cui il coagulo si forma, piuttosto che ispessendo direttamente il sangue.

I ricercatori hanno inoltre individuato segnali di attivazione della cosiddetta “via intrinseca” della coagulazione, una delle componenti fondamentali del sistema che regola la formazione dei coaguli.

Gli autori dello studio invitano comunque alla prudenza nell’interpretazione dei risultati. I dati non significano che una giornata difficile, una presentazione stressante o un momento di forte tensione possano provocare automaticamente un infarto o un ictus.

Le malattie cardiovascolari, ricordano gli esperti, dipendono infatti da processi molto più complessi e multifattoriali. Inoltre, la ricerca è stata condotta su un numero molto limitato di partecipanti, tutti giovani uomini sani, motivo per cui saranno necessari studi più ampi per confermare i risultati anche in donne, anziani e persone con patologie cardiache.

Nonostante questi limiti, gli studiosi ritengono che la ricerca possa aprire nuove prospettive nella prevenzione cardiovascolare. In futuro, oltre a ridurre lo stress dal punto di vista psicologico, potrebbe infatti diventare possibile intervenire direttamente anche sui meccanismi biochimici che si attivano durante gli episodi stressanti, con l’obiettivo di proteggere cuore e vasi sanguigni dagli effetti fisici dello stress.

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