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Il film della settimana di Euronews Culture: «Supergirl», salva il cucciolo, salva il mondo

Il film della settimana: Supergirl
Film della settimana: Supergirl Diritti d'autore  Warner Bros. Pictures
Diritti d'autore Warner Bros. Pictures
Di David Mouriquand
Pubblicato il
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Dopo l’ottimo esordio del rilanciato DC Universe lo scorso anno con “Superman”, arriva una nuova avventura spaziale sulla caotica cugina dell’Uomo d’Acciaio e sul suo cane dai superpoteri.

La prima volta che il pubblico ha incontrato Supergirl è stato nel Superman dello scorso anno, il film d’esordio nel DC Universe rilanciato da James Gunn.

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La cugina festaiola dell’Ultimo Figlio di Krypton faceva una breve apparizione sul finale del riuscito reboot, schiantandosi nella Fortezza della Solitudine per recuperare il suo cane dai superpoteri, Krypto. Dopo una lotta giocosa con il cucciolo indisciplinato, se ne usciva barcollando con un «Thanks for watching him, bitch!» accompagnato da Punkrocker dei Teddybears & Iggy Pop.

Il brano richiamava la battuta di Supes «kindness is punk rock», ma era anche un malizioso presagio della prossima avventura del DCU, incentrata sulla Kara Zor-El / Supergirl di Milly Alcock, il membro della famiglia più caotico e sarcastico, quello con la maglietta dei Blondie.

Quest’anno la ritroviamo reduce da una sbronza interstellare. Ha appena compiuto 23 anni ed è bravissima ad affogare i dispiaceri nell’alcol.

La nostra disastro ambulante incontra Ruthye (Eve Ridley), una ragazzina la cui famiglia è stata massacrata da un sadico trafficante di esseri umani chiamato Krem of the Yellow Hills (Matthias Schoenaerts). Ruthye vuole vendetta, ma non può ottenerla senza aiuto. Kara accetta suo malgrado, ma solo perché il malvagio pirata spaziale è anche uno stronzo che avvelena i cani: ha pensato bene di avvelenare Krypto, tenersi l’antidoto e scappare con la sua astronave.

Risultato: Kara passa alla modalità John Wick e ha 72 ore di tempo prima che il cane faccia una brutta fine.

Supergirl
Supergirl Warner Bros. Pictures

Mettiamolo subito in chiaro: chi ha apprezzato il Superman dello scorso anno potrebbe sentirsi un po’ deluso da Supergirl.

Nel migliore dei casi è un’avventura confusa ma divertente, in cui il regista Craig Gillespie resta fedele alla formula e all’umorismo stabiliti da James Gunn, creando un pastiche imperfetto tra Guardians of the Galaxy e Mad Max: Fury Road. Non raggiunge mai le vette di nessuna delle due saghe, ma è comunque piacevole vedere una storia dalle poste più basse, che non riguarda la fine del mondo, ed è esteticamente lontana anni luce dai colori sgargianti che ci si aspetterebbe da un film di supereroi del DCU.

Detto ciò, resta un gran pasticcio.

Le eccentricità e la comicità sopra le righe non si sposano bene con l’ambientazione cupa né con i temi dell’abbandono e del rischio di essere definiti dai propri traumi. Per tutto il tempo il ritmo affrettato non lascia spazio ai momenti emotivi, e la sceneggiatura poco sviluppata di Ana Nogueria non trova mai il giusto equilibrio tra l’andare alle radici del dolore che Kara cerca di affogare nell’alcol e l’azione che la porta da un pianeta all’altro.

Ed è un vero peccato, perché Supergirl si ispira all’ottima serie a fumetti “Supergirl: Woman of Tomorrow”, che invece ci riusciva alla perfezione. Il materiale di partenza esplorava il prezzo della vendetta, il significato di eroismo e di casa, e il modo in cui le cicatrici del passato non devono per forza definire il futuro.

Al posto di tutto questo, ci ritroviamo con un cattivo generico con delle sfere metalliche piantate in faccia (scusa, Schoenaerts, meritavi di più); un cameo inizialmente vivace ma via via più sfiancante di Jason Momoa nei panni dell’anti-eroe Lobo, che mastica sigari; e un finale già visto che non centra l’obiettivo e non rende giustizia a nessuna delle basi tematiche ed emotive.

Abbiamo però una colonna sonora eclettica che, quando non sembra un po’ troppo una posa riot grrrl, piazza brani di Wet Leg, Wolf Alice, Halsey, Sleigh Bells e perfino Françoise Hardy.

Difficile discutere quella line-up, anche se l’assenza totale dei Blondie lascia perplessi, visto il merch di band scelto da Kara...

Supergirl
Supergirl Warner Bros. Pictures

Dopo il forte esordio con il delizioso e trascinante Superman, è scoraggiante che questa seconda incursione, dal finto piglio punk, nel DC rilanciato da Peter Safran e James Gunn sia così visibilmente povera di spirito. Ancora più deprimente è che Alcock è bravissima: è stata scelta alla perfezione per un film che però non è all’altezza del suo talento, e meritava una sceneggiatura migliore per il suo primo film stand-alone.

Non resta che sperare che in futuro abbia a disposizione un veicolo più solido. E che a bordo rimanga il rubascena Krypto. Sarà anche un tipetto irrequieto, ma è il cane più bravo e adorabile in circolazione, questo sì. #KryptoBro.

Supergirl è ora nelle sale.

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