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Da Pompei a Évora: solare invisibile per i siti storici

Il giardino principale nel sito archeologico di Pompei.
Giardino principale nel sito archeologico di Pompei. Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Gregoire Lory & Diego Giuliani
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Pannelli solari che sembrano antiche tegole romane o che si integrano nei centri storici: Pompei ed Évora dimostrano che tutela del patrimonio e sostenibilità possono convivere.

Ogni anno milioni di turisti da tutto il mondo visitano Pompei. Ammirano i suoi affreschi e i resti archeologici, ma pochi si accorgono dei pannelli solari installati sul tetto dell'antica villa romana dei Misteri.

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Da un lato «sembra proprio una tegola romana antica. Ma se la guardiamo da dietro, vediamo che in realtà è un piccolo pannello fotovoltaico», ha spiegato il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel.

«Genera elettricità per illuminare questa villa e una buona parte dell'energia necessaria qui proviene direttamente dall'impianto sul tetto», ha aggiunto.

Mentre Pompei sta valutando di estendere questa soluzione ad altre aree del parco archeologico lontane dalla rete elettrica, la città di Évora, in Portogallo, ha adottato tecnologie simili, evitando l'impatto visivo dei pannelli solari convenzionali come questi. Sul tetto del municipio alcune tegole sono leggermente più chiare.

«Non sono tegole normali», ha dichiarato Humberto Queiroz, responsabile del centro R&S di EDP e del progetto. «Sono fatte di un materiale epossidico semitrasparente, con celle solari inglobate al centro, che genera elettricità per l'autoconsumo di questo edificio».

Nell'area sono installati circa 20 kWp (chilowatt di picco) di tegole fotovoltaiche, progettate per integrarsi nel paesaggio architettonico dell'edificio e tutelare il valore storico di Évora.

Dal 1986 il centro storico di Évora è inserito nella lista del Patrimonio mondiale dell'UNESCO. Le tegole fotovoltaiche sono una delle soluzioni con cui il progetto europeo POCITYF aiuta la città a conciliare la tutela del patrimonio con le moderne sfide della sostenibilità.

«Évora è una città patrimonio mondiale e, come la maggior parte delle città storiche europee, ha la responsabilità di preservare il suo centro storico e salvaguardare il suo patrimonio culturale», ha osservato Nuno Bilo, coordinatore dei progetti UE presso il Comune di Évora.

«Non può però restare congelata nel tempo. Dobbiamo anche andare avanti e trovare soluzioni che permettano alle città storiche, e in questo caso a Évora, di affrontare una delle più grandi sfide di oggi: la decarbonizzazione».

«Se funziona qui, può funzionare ovunque»

Tra le soluzioni sviluppate per rendere possibile tutto questo ce n'è una creata da una piccola azienda familiare con sede nel Nord-Est dell'Italia. Matteo Quagliato, che lavora per Dyaqua, ha spiegato il processo.

«La tegola è realizzata a partire da un composto di resina che costituisce il primo strato. Poi prendiamo le celle fotovoltaiche, già saldate in precedenza, e le inseriamo all'interno. Successivamente si aggiunge un secondo strato, fatto con un composto appositamente formulato. L'ultimo passaggio consiste nell'abbassare lo stampo e rimuovere il prodotto finito: una tegola in resina che contiene le celle fotovoltaiche».

Soluzioni come questa e le diverse tecnologie adottate a Pompei lanciano un messaggio incoraggiante al resto del mondo.

«La lezione che offre Pompei è che, se questa tecnologia può funzionare qui, in un luogo così delicato, così strettamente controllato, così fragile e allo stesso tempo così vasto, allora può funzionare ovunque», ha affermato Gabriel Zuchtriegel.

Tetti in vetro con pannelli fotovoltaici integrati e pensiline solari installate nei cortili delle scuole del centro storico sono tra le altre soluzioni sperimentate a Évora. Insieme ad Alkmaar, nei Paesi Bassi, la città portoghese sta valutando queste innovazioni attraverso il progetto POCITYF per analizzarne il potenziale di replicazione in tutta Europa.

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