Movimento "No Wash": Come salvare il pianeta

Modelli mostrano la loro biancheria intima durante la collezione uomo Dolce & Gabbana primavera/estate 2005, a Milano, il 29 giugno 2004
Modelli mostrano la loro biancheria intima durante la collezione uomo Dolce & Gabbana primavera/estate 2005, a Milano, il 29 giugno 2004 Diritti d'autore Antonio Calanni/AP2004
Di Phoebe Larner
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Avviato dalla stilista Stella McCartney e reso popolare dalla piattaforma di social media TikTok, il movimento "no wash" mira a risparmiare denaro e pianeta. Dal punto di vista culturale, però, potrebbe suscitare un certo clamore.

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Gli oltre 15 milioni di utenti su TikTok confermano come il movimento "no-wash" abbia recentemente guadagnato grande popolarità. A lanciarlo è stata la stilista britannica Stella McCartney, che ha dichiarato al quotidiano The Observer: "Fondamentalmente, nella vita, la regola dev'essere che se non devi assolutamente lavare qualcosa, è meglio non farlo".

Si tratta di un invito rivolto a tutti a lavare meno i vestiti e i capelli o addirittura a non lavarli affatto. Una scelta che rappresenta una risposta, ancorché estrema, alle preoccupazioni sul riscaldamento globale. I detersivi la cui produzione implica importanti emissioni di CO2, infatti, presentano un importante impatto negativo sul clima. Senza dimenticare l'uso di acqua potabile, risorsa fondamentale per la vita e che diventerà sempre più rara sulla Terra.

Le lavatrici, inoltre, sono responsabili di circa il 17% dei nostri consumi totali di risorse idriche, il che, con l'aumento delle spese dovuto all'inflazione, acuisce il peso delle bollette sui bilanci delle famiglie. In parole povere, "non lavarsi" è anche un buon modo per risparmiare.

Una questione di igiene

Per abitudine, un gran numero di persone lava i propri abiti dopo averli indossati. Ma è sempre necessario? È soprattutto una questione di igiene e di come ci sentiamo quando non indossiamo abiti puliti. Il sudore è di solito il principale responsabile quando si tratta di gettare i vestiti nel cestello della lavatrice. Ma per la maggior parte delle persone è improbabile che la routine quotidiana del lavoro, ad esempio in ufficio, faccia sudare.

Ryan Soderlin/AP/Casper Star-Tribune
L'impatto climatico e sul consumo idrico dei lavaggi di abiti non va sottovalutatoRyan Soderlin/AP/Casper Star-Tribune

Ciò significa che i vestiti possono essere indossati per un po' di tempo senza prendere cattivo odore. Inoltre, è possibile privilegiare tessuti naturali, come il cotone, per i nostri abiti: si tratta di materiali più traspiranti rispetto a quelli sintetici e che perciò trattengono meno i cattivi odori. Ancor di più la lana, nota per le proprietà naturali autopulenti e inodori.

Una regola empirica

Tornando alla "regola empirica" di McCartney, il luogo in cui si vive rappresenta un fattore chiave. Se si abita in un Paese caldo, è difficile evitare la sudorazione e la lana non è certo l'opzione migliore. Una soluzione migliore rispetto alla scelta di non lavare, in questi casi, passa per l'impegno a privilegiare lavaggi a freddo e brevi.

Inoltre, lavare i vestiti meno frequentemente aumenta la durata di un indumento e lo fa durare più a lungo: un altro vantaggio per l'ambiente.

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