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Rolling Thunder Revue: Scorsese racconta la carovana rock di Bob Dylan

Rolling Thunder Revue: Scorsese racconta la carovana rock di Bob Dylan
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Di Antonio Michele Storto
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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In un documentario in uscita per Netflix, il maestro del cinema torna, per la seconda volta, a misurarsi col mito di Bob Dylan

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Dopo averne raccontato la vita nel biografico "No direction home", del 2005, Martin Scorsese torna a firmare, stavolta per Netflix, un nuovo documentario su Bob Dylan. Era l'estate del 1975, e Dylan stava per dare alle stampe Desire, quello che sarebbe stato il suo ultimo vero classico.

Per lanciarlo, influenzato dall'idea del vaudeville e da una carovana di giostrai nella quale s'era imbattuto tempo prima, decise di portare in tour un vero e proprio circo itinerante di muscisti, letterati e personalità assortite: tra loro, l'anima sorella folk Joan Baez, il figlioccio artistico Roger McGuinn dei leggendarsi Byrds, il chitarrista britannico Mick Ronson (preso momentaneamente a prestito da David Bowie) e il padre della beat generation Allen Ginberg.

Quello che ne venne fuori fu un vero e proprio viaggio iniziatico in un'America che, proprio come Dylan, andava alla ricerca di una sua nuova identità. Dal 30 ottobre del '75 al 26 maggio del '76 (con una lunga pausa invernale) il "Rolling Thunder Revue" (ovvero il Varietà del tuono rotolante), contò un totale di 57 concerti: non di rado annunciati all'ultimo momento, gli show si dividevano perlopiù tra spettacoli pomeridiani in parchi pubblici o spazi aperti e in soirée intime e deliranti in piccoli teatri, le cui platee stentavano a contenerne il pubblico proprio quanto i palchi facevano con quella sarabanda di musictisti.

Nel viaggio di quella folle carovana di menestrelli rock, Scorsese racconta lo spaccato di un'America in crisi di identità, in cui il sogno sessantottino aveva ormai lasciato il passo all'eroina, al radicalismo politico, e alla disillusione di una generazione inghiottita nel baratro del Vietnam. Eppure, in quegli Stati Uniti sperduti e claudicanti, ancora una volta Dylan riuscì a tracciare un solco profondo, come mai più, a ben vedere, sarebbe in seguito riuscito a fare.

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