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Parlamento europeo approva l'euro digitale per ridurre il dominio USA nei pagamenti

Un eurodeputato fa il gesto del pollice alzato durante una votazione nella sessione plenaria a Strasburgo, gennaio 2017
Un eurodeputato fa il gesto del pollice alzato durante una votazione in sessione plenaria a Strasburgo, gennaio 2017 Diritti d'autore  AP Photo/Jean-Francois Badias
Diritti d'autore AP Photo/Jean-Francois Badias
Di Eleonora Vasques
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La valuta digitale dovrebbe essere introdotta entro il 2029, per ridurre la dipendenza dal dollaro USA nei pagamenti. La Cina si è già mossa introducendo lo yuan digitale e la Russia punta a fare lo stesso

La commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo (ECON) ha approvato martedì il tanto atteso euro digitale, mentre l’UE cerca di ridurre la propria dipendenza dai sistemi di pagamento controllati dagli Stati Uniti.

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Secondo i dati della Banca centrale europea (BCE), i colossi statunitensi dei pagamenti Visa e Mastercard rappresentano il 61 per cento dei pagamenti con carta nell’area euro e quasi tutte le transazioni transfrontaliere con carta.

Il dibattito sulla sovranità finanziaria dell’Europa ha preso vigore sullo sfondo di crescenti tensioni geopolitiche e dei timori per la dipendenza del blocco da infrastrutture di pagamento straniere.

L’euro digitale è una delle misure proposte per rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa. Sarebbe una forma digitale di moneta di banca centrale, emessa e garantita dalla BCE, pensata per affiancare il contante e i servizi bancari esistenti, non per sostituirli.

In base alla proposta, i cittadini potrebbero detenere euro digitali in un portafoglio dedicato, con un limite massimo ancora da definire.

Il sistema dovrebbe consentire pagamenti sia online sia offline ed è concepito per garantire un elevato livello di riservatezza, impedendo alla BCE di identificare direttamente gli utenti attraverso i dati dei loro pagamenti.

La BCE fornirebbe l’infrastruttura di base, mentre le banche commerciali e i prestatori di servizi di pagamento offrirebbero ai clienti i servizi legati all’euro digitale.

Gli istituti finanziari dovrebbero essere remunerati per la loro partecipazione al sistema, mentre gli esercenti pagherebbero commissioni inferiori a quelle attualmente applicate alle transazioni con carta.

La definizione di come strutturare tale remunerazione resta però uno dei nodi più controversi in vista dei negoziati con i Paesi membri dell’UE, secondo tre fonti a conoscenza del dossier.

"Accogliamo con favore il fatto che la commissione ECON del Parlamento europeo abbia definito la propria posizione sul pacchetto relativo alla moneta unica, che tutelerà il contante in euro come mezzo di pagamento legale e al tempo stesso darà forma all’euro digitale", ha dichiarato la BCE in una nota.

«L’approvazione del regolamento sull’euro digitale è una grande vittoria per i cittadini e le piccole imprese», ha dichiarato l’eurodeputato italiano Pasquale Tridico, che ha negoziato il dossier per il gruppo The Left, definendo il voto «storico».

L’Unione europea non è l’unica a sviluppare una valuta digitale pubblica. La Cina ha già introdotto il proprio yuan digitale, mentre la Russia ha annunciato che il rublo digitale diventerà operativo a settembre 2026.

Gli Stati Uniti hanno scelto una strada diversa. Il presidente Donald Trump ha accantonato i piani per una valuta digitale di banca centrale emessa dalla Federal Reserve e ha invece sostenuto lo sviluppo delle stablecoin, criptoattività emesse da soggetti privati e concepite per mantenere un valore stabile.

Poiché la grande maggioranza delle stablecoin globali è denominata in dollari statunitensi, i sostenitori ritengono che questa tecnologia potrebbe rafforzare il ruolo internazionale del dollaro ed estenderne l’uso nei pagamenti transfrontalieri.

Ciononostante, alcuni responsabili politici ed ex funzionari ritengono che una valuta digitale della banca centrale statunitense possa prima o poi tornare all’ordine del giorno.

Il Parlamento europeo dovrebbe formalizzare la posizione della commissione con un voto in plenaria a Strasburgo all’inizio di luglio.

Successivamente inizieranno i negoziati con i 27 Paesi membri dell’UE. L’obiettivo dei parlamentari è raggiungere un accordo finale entro la fine dell’anno.

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