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Lavori più esposti al caldo estremo: perché conta per l'economia europea

A Fraga, in Spagna, giovedì 2 luglio 2020, migranti bulgari raccolgono nettarine piatte, per lo più destinate al mercato tedesco.
Migranti bulgari raccolgono nettarine piatte a Fraga, in Spagna, giovedì 2 luglio 2020, per lo più destinate al mercato tedesco. Diritti d'autore  AP Photo/Emilio Morenatti
Diritti d'autore AP Photo/Emilio Morenatti
Di Doloresz Katanich
Pubblicato il
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Edilizia e agricoltura sono i settori europei più esposti al caldo; anche trasporti, manifattura ed energia subiscono crescenti disagi mentre il cambiamento climatico fa salire le temperature.

Un lavoratore su cinque nell’Unione europea è esposto a temperature elevate sul lavoro. Il caldo estremo è così diventato uno dei rischi professionali legati al cambiamento climatico in più rapida crescita, secondo l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA).

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I più esposti sono coloro che lavorano all’aperto o in ambienti interni molto caldi. Agricoltura, edilizia, trasporti, manifattura, servizi di emergenza e turismo sono tra i settori che subiscono i maggiori impatti sulla salute e sulla produttività durante ondate di calore sempre più frequenti.

Agricoltura ed edilizia in prima linea

L’agricoltura è costantemente indicata come il settore più esposto al caldo estremo.

L’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) sottolinea che i lavoratori agricoli sono esposti per lunghi periodi alla luce diretta del sole, mentre svolgono attività fisicamente impegnative che innalzano ulteriormente la temperatura corporea. I lavoratori dell’edilizia affrontano rischi analoghi: trascorrono spesso molte ore all’aperto, svolgendo lavori manuali pesanti e indossando indumenti protettivi che limitano la capacità del corpo di raffreddarsi.

Secondo l’Indagine europea sulle condizioni di lavoro 2024 di Eurofound, il 68% dei lavoratori agricoli e il 52% di quelli dell’edilizia è esposto a temperature elevate per almeno un quarto dell’orario lavorativo. L’esposizione è diffusa anche nell’industria (33%) e nei trasporti (33%).

La stessa indagine mostra che la quota di lavoratori europei esposti a temperature elevate tra un quarto e tre quarti dell’orario di lavoro è passata dal 13% nel 1995 al 21% nel 2024. Un aumento che evidenzia come l’esposizione al caldo sia diventata sempre più comune in tutta la forza lavoro.

Quali professioni sono più esposte?

Il livello di esposizione varia molto più in base alla professione che non al settore economico.

Secondo Eurofound, i lavoratori agricoli qualificati sono di gran lunga i più esposti: il 72% dichiara di lavorare a temperature elevate per almeno un quarto dell’orario.

Seguono gli artigiani (53%), mentre operatori di impianti e macchinari (42%) e lavoratori non qualificati (40%) riportano anch’essi livelli elevati di esposizione. Le altre professioni, compresi i lavoratori dei servizi e delle vendite, risultano meno esposte, come mostra il grafico sottostante.

Dirigenti, professionisti e impiegati segnalano livelli di esposizione molto più bassi.

Gli uomini sono molto più esposti

L’esposizione al caldo varia nettamente anche in base al genere, perché molte delle professioni più a rischio sono ancora a prevalenza maschile.

Eurofound rileva che il 34% degli uomini è esposto a temperature elevate per almeno un quarto dell’orario di lavoro, contro il 18% delle donne.

Molti dei settori più colpiti impiegano inoltre un gran numero di lavoratori stagionali, migranti e autonomi, categorie che spesso dispongono di tutele occupazionali più deboli e di una minore rappresentanza sindacale.

Il caldo è un rischio crescente per la salute sul lavoro

Il caldo estremo non provoca solo disagio ai lavoratori.

Secondo EU-OSHA, un’esposizione prolungata può causare disidratazione, sfinimento da calore e colpo di calore, oltre a peggiorare malattie cardiovascolari e respiratorie. Le temperature elevate riducono anche la concentrazione e i tempi di reazione, aumentando il rischio di incidenti sul lavoro.

I rischi variano a seconda della professione.

Gli agricoltori e i lavoratori forestali sono sempre più esposti a malattie trasmesse dalle zecche, allergeni e inquinamento atmosferico. I lavoratori dell’edilizia sono colpiti in misura crescente dalle isole di calore urbane, che fanno salire le temperature ben oltre quelle delle aree circostanti. Gli operatori dei servizi di emergenza, come vigili del fuoco, agenti di polizia e paramedici, lavorano spesso nelle condizioni più pericolose mentre rispondono alle emergenze legate al caldo.

Perdite di produttività

Un recente rapporto di Allianz Trade sostiene che, una volta superata la soglia dei 30 °C circa, le perdite di produttività aumentano rapidamente e diventano un freno strutturale alla crescita economica, più che una semplice interruzione temporanea dovuta al meteo.

Edilizia e agricoltura sono tra i settori più colpiti, perché il lavoro deve spesso rallentare o fermarsi nelle ore più calde della giornata.

Il caldo provoca anche disagi più ampi all’economia. L’industria manifatturiera deve sostenere costi di raffreddamento più elevati e una minore produttività dei lavoratori. Le reti di trasporto subiscono ritardi perché l’asfalto si ammorbidisce e i binari si dilatano o si deformano. I sistemi elettrici sono sottoposti a crescenti pressioni: la domanda di raffrescamento aumenta proprio mentre le centrali a gas, carbone e nucleare diventano meno efficienti, poiché i fiumi più caldi riducono la loro capacità di raffreddamento.

L’agricoltura resta particolarmente vulnerabile, perché colture e bestiame sono direttamente esposti a caldo e siccità prolungati. Il rischio è quello di raccolti più scarsi e prezzi alimentari più elevati.

Secondo Eurostat, nel 2024 l’agricoltura rappresentava l’1,2% del prodotto interno lordo dell’UE. Il suo peso varia però notevolmente tra gli Stati membri, superando il 3% del PIL in Grecia e il 2,5% in Romania.

Il settore delle costruzioni, invece, contribuisce per circa il 9% al PIL dell’UE e dà lavoro a circa 18 milioni di persone, secondo la Commissione europea. È quindi una delle maggiori industrie europee, ma anche uno dei settori che rischiano le maggiori perturbazioni a causa dell’aumento delle temperature.

Come proteggere i lavoratori?

L’ultima ondata di caldo ha riacceso le pressioni per rafforzare la tutela dei lavoratori in tutta Europa.

In diversi Paesi sono state rafforzate o attivate misure specifiche contro il caldo sul lavoro. Tra queste figurano il divieto o la limitazione dei lavori all’aperto nelle ore più calde, la riduzione dei turni e l’obbligo per i datori di lavoro di fornire acqua, zone d’ombra e pause di riposo aggiuntive.

Nel frattempo, questa settimana la Confederazione europea dei sindacati ha chiesto alla Commissione europea di introdurre norme vincolanti a livello dell’UE sull’esposizione al caldo nei luoghi di lavoro. Tra le proposte figurano una temperatura massima per lavorare, pause di raffreddamento obbligatorie e retribuite e l’accesso garantito all’acqua potabile. Secondo i sindacati, l’attuale mosaico di regole nazionali lascia molti lavoratori insufficientemente protetti.

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