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Uscita EAU da OPEC segna svolta, unità del Golfo alla prova sulla politica del petrolio

Il logo dell'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) è esposto all'esterno della sede dell'OPEC a Vienna, in Austria.
Il logo dell'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) è esposto all'esterno della sede dell'OPEC a Vienna, in Austria. Diritti d'autore  AP Photo/Lisa Leutner
Diritti d'autore AP Photo/Lisa Leutner
Di Mohamed Elashi
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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L'uscita degli Emirati Arabi Uniti dall'OPEC indica un cambio di strategia e alimenta interrogativi sul coordinamento del Golfo e sul futuro dell'organizzazione.

La decisione degli Emirati Arabi Uniti di lasciare l'OPEC fa seguito ad anni di tensioni sui limiti di produzione ed è destinata ad avere ripercussioni sul più ampio coordinamento nel Golfo e sulle alleanze nel mercato petrolifero.

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La decisione, che entrerà in vigore il 1º maggio, arriva dopo anni di frustrazione ad Abu Dhabi per le quote di produzione che hanno imposto un tetto all'output nonostante i consistenti investimenti per ampliarne la capacità.

«Gli Emirati Arabi Uniti hanno compiuto anni fa una scelta strategica per aumentare la produzione di petrolio e gas», ha dichiarato Bill Farren-Price, analista del settore energetico presso l'Oxford Institute for Energy Studies.

«Ora vedono poco senso nell'imporsi dei vincoli, dopo aver investito per aumentare la produzione.»

Le tensioni sono cresciute all'interno dell'OPEC e dell'OPEC+, dove la disciplina sulla produzione si scontra sempre più spesso con le ambizioni dei Paesi che puntano a massimizzare la propria quota di mercato.

«Le ragioni sono diverse, ma la più evidente è che gli Emirati vogliono esportare più petrolio», ha dichiarato Frédéric Schneider, senior fellow del Middle East Council on Global Affairs, indicando il divario tra la capacità pianificata del Paese e la sua quota OPEC.

Oltre alla produzione, la decisione riflette un approccio più indipendente.

«Dimostra che gli Emirati sono più pronti a ritagliarsi un percorso autonomo e a fare meno affidamento su raggruppamenti regionali come l'OPEC e il Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC)», ha spiegato Farren-Price.

Il ministro dell'Industria degli Emirati Arabi Uniti e amministratore delegato di ADNOC, Sultan Al Jaber, interviene all'ADIPEC ad Abu Dhabi.
Il ministro dell'Industria degli Emirati Arabi Uniti e amministratore delegato di ADNOC, Sultan Al Jaber, interviene all'ADIPEC ad Abu Dhabi. AP Photo/Altaf Qadri

Pressione sull'OPEC

Pur non segnando la fine dell'OPEC, l'uscita aumenta la pressione su un sistema già sotto tensione.

«La decisione non è stata necessariamente una sorpresa», ha dichiarato Andrei Covatariu, senior fellow al Global Energy Centre dell'Atlantic Council, ricordando che gli Emirati avevano ripetutamente manifestato frustrazione per i limiti alla produzione e la volontà di avere maggiore flessibilità.

Ha inoltre sottolineato che la mossa solleva interrogativi più ampi sul fatto che il tradizionale sistema di quote dell'OPEC sia ancora adeguato, in particolare per i produttori che dispongono di capacità inutilizzata e vogliono aumentare la produzione.

«La logica commerciale di accettare limiti alla produzione diventa meno convincente», ha aggiunto, mentre i produttori cercano di monetizzare le risorse finché domanda e prezzi restano sostenuti.

L'impatto immediato sul mercato petrolifero potrebbe essere limitato, ma le implicazioni nel lungo periodo potrebbero essere più significative.

«La decisione potrebbe diventare più rilevante se dovesse sfociare in una crisi più profonda all'interno dell'OPEC», ha spiegato Farren-Price, aggiungendo però che al momento questo scenario resta incerto.

Per ora Arabia Saudita e Russia dovrebbero restare gli attori dominanti all'interno dell'OPEC+, anche se il peso complessivo del gruppo si riduce.

Il coordinamento nel Golfo al centro dell'attenzione

All'interno del Golfo, la decisione mette in luce differenze di fondo che precedono l'attuale crisi.

Secondo Schneider, la scelta rafforza le divisioni già esistenti all'interno del GCC, dove il coordinamento è spesso rimasto limitato nonostante le preoccupazioni comuni per la sicurezza.

Covatariu ha ricordato che l'uscita degli Emirati segue quella del Qatar dall'OPEC nel 2019, a conferma del fatto che gli Stati del Golfo danno sempre più priorità alle strategie nazionali rispetto ai quadri collettivi.

Più che provocare una rottura immediata, gli analisti si aspettano una risposta prudente da parte degli attori regionali, con l'obiettivo di preservare la stabilità all'interno del blocco.

«Probabilmente faranno quadrato e cercheranno di compattarsi», ha concluso Farren-Price.

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