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Indice dei metalli di Londra ai massimi record per timori di carenza di alluminio

Lattine di alluminio vuote sono impilate alla Revolution Brewing di Chicago, 20 febbraio 2026.
Lattine di alluminio vuote accatastate alla Revolution Brewing, a Chicago, 20 febbraio 2026 Diritti d'autore  AP Photo/Erin Hooley
Diritti d'autore AP Photo/Erin Hooley
Di Quirino Mealha
Pubblicato il
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Il benchmark della London Metal Exchange è salito a un nuovo record, mentre il prezzo dell’alluminio cresce per timori di una grave e duratura carenza dell’offerta globale dopo le interruzioni in Medio Oriente.

I metalli industriali hanno registrato forti rialzi alla London Metal Exchange (LME). L'indice è salito su livelli mai raggiunti prima, mentre cresce la preoccupazione per la disponibilità di alluminio dopo le recenti interruzioni in importanti aree di produzione e distribuzione causate dalla guerra con l'Iran.

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La LME tiene traccia di sei metalli di base principali e nelle ultime quattro settimane è avanzata di quasi il 12%, chiudendo giovedì al massimo storico.

L'alluminio, che ha il peso maggiore nell'indice e che insieme al rame rappresenta il 75% del paniere di riferimento, è salito di circa il 15% dall'inizio della guerra con l'Iran.

Il conflitto in Medio Oriente ha portato ad attacchi diretti dell'Iran contro impianti di alluminio, inclusi presunti raid contro fonderie ad Abu Dhabi e in Bahrein. Il blocco dello Stretto di Hormuz ha inoltre contribuito a strozzare l'offerta mondiale.

Questi eventi hanno ridotto i movimenti di materie prime e costretto a rivedere le operazioni. Anche se ci sono segnali di una possibile de-escalation, gli effetti concreti e gli ostacoli logistici indicano che le perdite di produzione potrebbero proseguire ancora per qualche tempo.

Gli acquirenti in Europa e Nord America, che già devono fare i conti con sanzioni su alcuni fornitori e con restrizioni commerciali in altre aree, ora competono in modo più serrato per il materiale disponibile. Questo ha contribuito a ridurre ulteriormente le scorte e a spingere al rialzo i premi.

Questa dinamica mette in luce la rapidità con cui gli eventi geopolitici possono ridisegnare i flussi delle materie prime e i loro prezzi. Poiché il Medio Oriente contribuisce per circa il 9% alla produzione mondiale di alluminio, una pressione prolungata sulla produzione regionale rappresenta una sfida evidente.

JPMorgan Chase segnala un deficit di offerta da "buco nero"

JPMorgan Chase ha avvertito che il mercato dell'alluminio si sta dirigendo verso un metaforico "buco nero" a causa dell'entità delle perdite sul lato dell'offerta.

Nell'analisi pubblicata questa settimana, la banca ha evidenziato una drammatica escalation delle interruzioni, che potrebbe creare un deficit grave e prolungato, configurando uno dei maggiori squilibri degli ultimi anni rispetto alle dimensioni complessive del mercato.

Questa valutazione ha rafforzato le aspettative di un'ulteriore tenuta dei prezzi nei prossimi mesi, con gli operatori che scontano un allentamento molto limitato nel breve periodo.

Anche il rame ha dato ulteriore impulso alla LME grazie a un aumento degli acquisti, in particolare da parte delle industrie asiatiche, le più colpite dalle difficoltà nello Stretto di Hormuz.

Anche se gli altri metalli presenti nell'indice si sono mossi in modo più contenuto, la combinazione tra alluminio e rame è stata il principale motore del nuovo record.

Gli operatori e gli utilizzatori finali, in settori che vanno dalla produzione automobilistica all'edilizia, seguiranno con grande attenzione l'evoluzione della situazione in Medio Oriente.

Un rapido allentamento delle ostilità potrebbe attenuare parte delle pressioni immediate sui prezzi. Ma la scarsità di fondo nell'offerta di alluminio lascia prevedere costi elevati ancora a lungo.

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