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Crisi Hormuz, Aci Europe avverte l'Ue: rischio stop carburante voli se Hormuz non riapre

Operazioni di rifornimento di cherosene all'aeroporto di Duesseldorf in Germania, il mese scorso
Operazioni di rifornimento di cherosene all'aeroporto di Duesseldorf in Germania, il mese scorso Diritti d'autore  AP Photo/Martin Meissner
Diritti d'autore AP Photo/Martin Meissner
Di Gabriele Barbati
Pubblicato il
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L'allarme in una lettera all'Ue di Airports Council International: se Hormuz non riapre entro 3 settimane, la carenza di cherosene in Europa sarà critica. Media rivelano che Stati Ue hanno riserve per soli 8-10 giorni, mentre il settore chiede acquisti collettivi per salvare la stagione estiva

Gli aeroporti europei rischiano una "carenza sistemica" di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto entro tre settimane. Come hanno riportati venerdì il Financial Times e il Corriere della Sera, Airports Council International (Aci) Europe ha avvertito che le riserve di cherosene si stanno esaurendo e che l'impatto delle attività militari sta mettendo a dura prova le forniture.

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In una lettera del 9 aprile, inviata ai commissari Ue Apostolos Tzitzikostas (Trasporti) e Dan Jørgensen (Energia), il direttore generale di Aci Europe Olivier Jankovec ha sottolineato come la situazione sia più critica di quanto inizialmente comunicato, mettendo a rischio la programmazione delle compagnie aeree, soprattutto per l'alta stagione turistica della prossima estate.

Secondo il Financial Times, attraverso lo Stretto di Hormuz transita circa il 40 per cento della fornitura mondiale di carburante per aerei. Il Corriere della Sera aggiunge un dettaglio allarmante: diversi Stati europei possiedono riserve strategiche di cherosene per soli 8-10 giorni prima di dover ricorrere ai razionamenti.

In Italia diversi aeroporti sono già ricorsi a questa misura di emergenza dopo le difficoltà nelle forniture riscontrare da un operatore specializzato.

Ad aggravare la situazione, c'è il fatto che la tregua tra Usa e Iran entrata in vigore questa settimana non ha ancora portato benefici dal lato dei prezzi. Il traffico nello Stretto di Hormuz resta ridotto, con circa 170 milioni di barili ancora bloccati nel Golfo Persico.

Il carburante per jet si è attestato giovedì intorno ai 1.573 dollari a tonnellata, oltre il doppio rispetto al periodo precedente al conflitto, una cifra che rischia di pesare notevolmente sull'intera economia europea.

"La ridotta connettività che inevitabilmente deriverebbe da una carenza di carburante per aerei danneggerebbe significativamente l’economia europea, aggravando così l’impatto macroeconomico dell’aumento dei prezzi del petrolio", ha scritto Jankovec nella missiva pubblicata sul proprio sito dal Corriere.

Le richieste degli scali: monitoraggio e acquisti collettivi Ue

Nella lettera inviata giovedì Aci Europe ha chiesto alla Commissione europea di valutare misure straordinarie, tra cui l'ipotesi di acquisti collettivi di carburante per aerei a livello Ue e l'imposizione di obblighi mirati alle raffinerie per salvaguardare la produzione di carburante per jet rispetto ad altri prodotti.

L'associazione chiede, inoltre, una mappatura urgente della produzione e della disponibilità nei prossimi sei mesi dal momento che attualmente non esiste un monitoraggio centralizzato.

Il rincaro dei costi sta già spingendo i vettori a tagliare i servizi. Il Financial Times scrive che l'americana Delta Air Lines taglierà la capacità del 3,5 per cento mentre compagnie come la polacca Lot e Air New Zealand stanno cancellando i voli meno redditizi e aumentando i prezzi dei biglietti.

Il Corriere della Sera evidenzia anche come la riduzione della connettività danneggerebbe significativamente l'ecosistema turistico da cui dipendono le economie di molti Stati membri.

Il presidente dell'Agenzia internazionale per l'Energia, che il mese scorso aveva deciso il rilascio di riserve strategiche di petrolio per contenere la crisi, ha definito questa come la crisi energetica più acuta della storia, con pesanti ricadute anche sulla sicurezza alimentare globale.

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