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Risiko bancario, indagato per insider trading un alto dirigente del ministero dell'Economia

Un alto dirigente del ministero dell'Economia è indagato per sospetto insider trading nell'ambito della scalata di Monte dei Paschi a Mediobanca
Un alto dirigente del ministero dell'Economia è indagato per sospetto insider trading nell'ambito della scalata di Monte dei Paschi a Mediobanca Diritti d'autore  Luca Bruno/Copyright 2016 The AP. All rights reserved.
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Di Andrea Barolini
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Il dirigente del ministero dell'Economia, nonché membro del Cda di Monte dei Paschi di Siena, Stefano Di Stefano, è indagato dalla procura di Milano. Gli inquirenti ipotizzano il reato di insider trading. Depositata interrogazione al ministro Giorgetti. Il ministero a Euronews: "No comment"

Stefano Di Stefano, dirigente del ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef), nonché membro del Consiglio d'amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Milano. Il reato ipotizzato dai magistrati inquirenti è quello di insider trading, ovvero l'aver effettuato una compravendita di titoli sulla base di informazioni riservate, non ancora accessibili ai mercati.

Il dirigente avrebbe acquistato azioni per 100mila euro a ridosso dell'Opas su Mediobanca

La vicenda è quella legata al "risiko bancario" che da mesi suscita interrogativi e polemiche, con la scalata di Monte dei Paschi di Siena (Mps) a Mediobanca, due tra i principali player del sistema finanziario italiano. Una manovra effettuata con la benedizione del governo Meloni, nell'ottica di creare un "terzo polo" bancario in Italia.

Quello riguardante Di Stefano non è il primo intervento giudiziario nell'intricata operazione. Secondo quanto riferito dall'agenzia Il Sole 24 Ore Radiocor, il cellulare del dirigente del Mef farebbe parte "dei dispositivi sequestrati nei mesi scorsi dai pubblici ministeri milanesi nell’ambito dell’indagine sulla scalata di Rocca Salimbeni (edificio storico di Siena, sede centrale di Mps, ndr) a Mediobanca”.

Dall’analisi delle conversazioni del dirigente sarebbe emerso appunto l**'acquisto di azioni**, forsedi entrambe le banche in questione. Operazioni che sarebbero state effettuate proprio a ridosso dell'offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria (Opas) su Mediobanca da parte di Mps. In particolare, Di Stefano avrebbe acquistato pacchetti azionari per l'equivalente di circa 100mila euro: secondo quanto sospettato dagli inquirenti milanesi, lo avrebbe fatto sfruttando le informazioni in suo possesso grazie proprio al ruolo ricoperto nel Cda della banca.

Di Stefano è a capo della direzione "Partecipazioni", che può ottenere informazioni su società oggetto di "golden power"

La figura di Di Stefano è di particolare importanza nell'organigramma del ministero. Il dirigente è infatti a capo della direzione “Partecipazioni societarie e tutela degli attivi strategici”, che si occupa di analizzare, gestire e valorizzare le numerose partecipazioni detenute dallo Stato italiano.

La struttura interna al Mef, inoltre, gestisce i processi di societarizzazione, privatizzazione e dismissione delle società partecipate, così come si occupa dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea e con gli organismi internazionali nelle materie di sua competenza.

Ma soprattutto, come si evince dal sito internet del ministero, alla direzione guidata da Di Stefano sono affidate “attività propedeutiche all’esercizio dei poteri speciali di cui alla legge 11 maggio 2012, n. 56 relativamente alle società a partecipazione pubblica”. Una norma che permette, di fatto, l'accesso a canali privilegiati d'informazione.

Il testo in questione convertiva infatti il decreto legge 21 del 15 marzo 2012, nel quale, tra le altre cose, venivano introdotte norme relative alle "partecipazioni in imprese che svolgono attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale”.

In altre parole, in virtù di tale normativa è possibile ottenere informazioni su, ad esempio, attività istruttorie o rapporti con le istituzioni dell'Ue che riguardino società oggetto di golden power (disciplina che conferisce, tra le altre cose, al governo italiano ampie prerogative per esaminare, bloccare o imporre condizioni alle operazioni societarie nel settore bancario).

Di Stefano è anche membro del Consiglio d'amministrazione di Monte dei Paschi dall'aprile 2022

Secondo quanto indicato dall'agenzia Ansa, inoltre, il ruolo ricoperto da Di Stefano fa sì che il dirigente "riporti direttamente al direttore generale Francesco Soro. In quanto azionista di Mps, ed ente che ha posto sul mercato a più riprese titoli della banca senese, il ministero ha rivestito un ruolo nella vicenda, a partire dalla cessione delle azioni dell'istituto, finite fra le partecipate dopo il salvataggio della banca".

La presenza dello stesso Di Stefano nel Consiglio d'amministrazione di Monte dei Paschi - nel cui ambito ricopre anche l’incarico di componente del Comitato rischi e sostenibilità - aggiunge un ulteriore tassello di dubbi su una vicenda già di per sé particolarmente intricata. Si sa che il dirigente del Mef è nel Cda della banca dall'aprile del 2022 e che tuttora risulta in carica, come si evince dal sito dell'istituto di credito senese. Il Tesoro, d'altra parte, controlla ancora il 4,86 per cento del capitale della banca.

La notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati di Di Stefano ha portato il senatore Mario Turco (Movimento 5 Stelle), da tempo attivo sulla vicenda, a presentare un'interrogazione parlamentare nella quale si chiede al governo Meloni, e in particolare al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, di spiegare quale sia stato "il ruolo del dirigente nelle varie fasi di cessione dei pacchetti Mps".

Depositata un'interrogazione parlamentare al ministro Giorgetti. Dal ministero "no comment" sulla vicenda

Si domanda poi "se Di Stefano abbia avuto interlocuzioni con banca Akros, l’istituto a cui il Mef ha assegnato la gestione della procedura di vendita dei pacchetti di Mps", e "se abbia avuto un ruolo nella decisione della scelta della procedura accelerata di collocazione dei pacchetti Mps".

Lo stesso Turco chiede poi se Di Stefano "abbia avuto un ruolo nella decisione del governo di applicare il golden power nell’operazione UniCredit-Bpm" (sulla quale è stata avviata una procedura d'infrazione da parte dell'Unione europea), "quali procedure interne di controllo e prevenzione dei conflitti di interesse siano state adottate" e, da ultimo, se sia il caso che il dirigente resti nella sua posizione alla luce dell'indagine che lo coinvolge.

Contattato da Euronews, il ministero dell'Economia ha preferito non esprimere opinioni in merito: “Non abbiamo osservazioni né commenti sull'argomento”, ha spiegato il dicastero.

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