Newsletter Newsletters Events Eventi Podcasts Video Africanews
Loader
Seguiteci
Pubblicità

Tasse sui servizi digitali: come variano in Europa?

ARCHIVIO. L'ex presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani, a destra, accoglie il CEO di Facebook Mark Zuckerberg all'arrivo al Parlamento UE a Bruxelles. 22 maggio 2018.
Archivio. L’ex presidente del Parlamento UE, Antonio Tajani, a destra, accoglie Mark Zuckerberg, AD di Facebook, all’arrivo al Parlamento UE a Bruxelles. 22 maggio 2018. Diritti d'autore  AP/Geert Vanden Wijngaert
Diritti d'autore AP/Geert Vanden Wijngaert
Di Servet Yanatma
Pubblicato il
Condividi Commenti
Condividi Close Button

Diversi Paesi europei hanno varato tasse sui servizi digitali e altri le pianificano. Con molti colossi digitali negli USA scattano minacce di dazi.

L'economia digitale pone sfide sempre maggiori ai sistemi fiscali, perché i servizi online mettono in luce i limiti degli attuali regimi.

I colossi digitali, come Meta o Alphabet, hanno ampie basi di utenti in Paesi dove non hanno una presenza fisica e generano profitti da pubblicità o abbonamenti.

Poiché le norme fiscali presuppongono ancora una presenza fisica, i profitti delle attività digitali spesso sfuggono alla tassazione nei Paesi in cui si trovano i consumatori. Le multinazionali, invece, pagano di solito le imposte societarie dove avviene la produzione.

«È importante che tutti i settori delle nostre economie paghino la loro giusta quota di imposte e contribuiscano al funzionamento delle nostre società», afferma la Commissione europea.

Per affrontare la questione, l'OCSE conduce negoziati con oltre 140 Paesi per aggiornare il sistema fiscale internazionale.

La proposta, nota come Pilastro Uno, obbligherebbe alcune delle più grandi multinazionali al mondo a versare una parte delle imposte nei Paesi in cui si trovano i loro consumatori.

Tassa sui servizi digitali (DST) in Europa: dove è in vigore?

Diversi Paesi europei hanno manifestato interesse a introdurre una tassa sui servizi digitali (DST), soprattutto mentre un accordo a livello OCSE procede a rilento.

All'interno dell'UE, Francia, Spagna, Italia, Austria, Danimarca, Ungheria, Polonia e Portogallo hanno introdotto una DST. Regno Unito, Svizzera e Turchia hanno adottato misure analoghe.

Belgio, Cechia, Lettonia, Slovacchia, Slovenia e Norvegia hanno annunciato piani o manifestato l'intenzione di introdurre una DST.

Aliquote e perimetro delle DST variano in Europa, secondo i dati raccolti da Cristina Enache della Tax Foundation. In media vanno dal 3% al 5% e, al momento, l'Ungheria applica l'aliquota più alta: 7,5%.

La Turchia, che in passato condivideva il primato con l'Ungheria, ha visto la sua aliquota scendere al 5% nel 2026 — e nel 2027 scenderà al 2,5%.

L'aliquota è del 2% nel Regno Unito e in Danimarca, mentre la Polonia applica l'1,5% ai servizi di streaming e audiovisivi. È del 3% in Belgio, Francia, Italia, Lettonia e Spagna. Portogallo e Svizzera applicano il 4%. Austria e Cechia hanno introdotto una DST del 5%.

In alcuni Paesi le aliquote variano in base alle soglie di ricavi e al tipo di servizi tassati.

Le tasse sui servizi digitali si applicano soprattutto alla pubblicità online. Alcuni Paesi tassano anche la vendita di dati, i servizi di intermediazione digitale che facilitano lo scambio di beni o servizi e i fornitori di servizi audiovisivi on demand.

Per esempio, nel Regno Unito sono tassate le piattaforme social, i motori di ricerca e i marketplace online.

DST: fino al 19% del bilancio dell'UE

Un rapporto del 2025 del Centre for European Policy Studies (CEPS) stima che una tassa sui servizi digitali del 5% avrebbe raccolto circa 11,9 miliardi di euro nell'UE nel 2020. Equivale al 5,3% del gettito dell'imposta sulle società e al 7,1% del bilancio dell'UE di quell'anno.

Entro il 2026, la cifra potrebbe salire a 37,5 miliardi di euro. Sarebbe pari a circa il 7,8% del gettito dell'imposta sulle società del 2023 e al 18,8% del bilancio UE del 2025.

«Queste cifre evidenziano il potenziale della DST come fonte significativa di entrate per l'UE in una fase di crescenti pressioni di bilancio», si legge nel rapporto.

Il rapporto mostra che i proventi delle DST sono in aumento in tutta l'UE. Nel 2023, la Francia ha incassato 680 milioni di euro, oltre l'80% in più rispetto al 2020. Nel 2023, l'Italia ha raccolto 434 milioni, la Spagna 345 milioni e l'Austria 103 milioni.

Le DST colpiscono soprattutto le aziende USA

La maggior parte delle aziende colpite dalle DST ha sede negli Stati Uniti, motivo per cui queste misure sono state accolte negativamente dall'amministrazione Trump.

Nel febbraio 2024, il presidente degli Stati Uniti ha ordinato un'indagine sui Paesi che impongono tasse digitali alle società tecnologiche americane, minacciando dazi aggiuntivi.

Per allentare le tensioni con il vicino, il Canada ha accantonato la propria tassa sui servizi digitali la scorsa estate, anche se i Paesi dell'UE si sono detti riluttanti a modificare le loro norme digitali.

Gli Stati Uniti sono già riusciti a sfilarsi dalla riforma fiscale del Pilastro Due dell'OCSE: le multinazionali con sede negli USA sono ora esentate dall'aliquota minima globale del 15%.

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti

Notizie correlate

Gettito fiscale e Pil: quali Paesi incassano di più dal fisco in Europa

Oro e argento, l’ascesa da record dei beni-rifugio di fronte alle incertezze globali

Ryanair, utili in netto calo: pesa la multa dell’Autorità antitrust