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The Big Question: in che modo Volvo può competere con le auto elettriche cinesi?

The Big Question: in che modo Volvo può competere con le auto elettriche cinesi?
Diritti d'autore  Euronews
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Di Hannah Brown & Eleanor Butler
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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“Non vi è alcuna protezione effettiva garantita dai dazi. L’unica vera protezione per il nostro settore sarà metterci in forma e diventare più competitivi”, ha dichiarato a Euronews il CEO di Volvo.

Secondo i dati della Commissione europea, ci sono circa 256 milioni di auto sulle strade dell’Unione europea.

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Con obiettivi ambiziosi per eliminare le auto nuove a benzina e diesel entro il 2035 nell’Unione europea, l’ingresso massiccio di marchi cinesi di veicoli elettrici come BYD e i dazi commerciali che minacciano le esportazioni, il settore automobilistico europeo sta vivendo un momento delicato. 

“Penso che, per avere una data credibile per l’addio ai motori a combustione, sia necessario fissare una data altrettanto credibile anche per gli investimenti e l’espansione delle reti di ricarica. Altrimenti, non sarà possibile passare completamente all’elettrico entro il 2035”, ha dichiarato ai microfoni di Euronews Håkan Samuelsson, CEO e presidente di Volvo Cars.

Ma cos’altro bisogna fare per garantire che il settore rimanga vivo, dinamico e competitivo?

In questo episodio di The Big Question, Eleanor Butler ha incontrato Håkan Samuelsson per discutere del futuro del settore automobilistico in Europa.

Un allentamento degli obiettivi sulle emissioni

Per raggiungere gli obiettivi climatici, l’UE ha introdotto limiti alle emissioni di carbonio per i produttori di automobili, basati sulla media delle emissioni della flotta complessiva di ogni produttore.

Molte case automobilistiche hanno scelto di collaborare con altre aziende, creando dei “pool” e sommando le rispettive emissioni. In questo modo, le aziende con veicoli a basse o zero emissioni di carbonio possono vendere i propri crediti a case automobilistiche più inquinanti, permettendo a queste ultime di compensare parzialmente la propria quota di emissioni.

In passato i pionieri dell’elettrico hanno tratto vantaggio da questi obiettivi, ma adesso la domanda si sta indebolendo. Ora, per esempio, le case automobilistiche possono calcolare la media delle emissioni su tre anni anziché su uno. Questo consente loro di compensare eventuali sforamenti in un anno con valori più bassi negli anni successivi, evitando così sanzioni.

“Progettiamo e sviluppiamo queste auto e, naturalmente, abbiamo riconosciuto il valore dei crediti di emissione che potevamo vendere ad altre case automobilistiche meno veloci nella transizione. Penso che sia un modo intelligente per impiegare questi fondi e accelerare il passaggio. I rallentamenti complessivi, però, rappresentano un notevole problema che non giova alla nostra azienda”, ha affermato Håkan a The Big Question. 

Ha inoltre aggiunto che, sebbene Paesi come la Norvegia dispongano di infrastrutture di ricarica molto sviluppate, gli obiettivi per i veicoli elettrici rimarranno fuori portata finché la capacità di ricarica non verrà rafforzata in tutto il blocco.

“Ritengo che dovremo continuare a fare affidamento sul motore a combustione dove le possibilità di ricarica sono limitate”,  ha aggiunto Håkan. 

Una produzione localizzata per soddisfare i gusti locali

Se da una parte alcune case automobilistiche europee chiedono all’UE di imporre dazi sulla concorrenza proveniente dall’estero, Håkan adotta un approccio più liberale.

“Non vi è alcuna protezione effettiva garantita dai dazi. L’unica vera protezione per il nostro settore sarà metterci in forma e diventare più competitivi”. 

“Credo sia realistico prevedere una competizione molto intensa da parte delle nuove aziende cinesi di veicoli elettrici [nell’UE]. Prima ci abitueremo a questa realtà e inizieremo a sviluppare le nostre auto, meglio sarà”, ha affermato Håkan a The Big Question.

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© Euronews

In Europa, Volvo ha già iniziato a produrre il celebre modello EX30 a Gand, in Belgio, nel tentativo di ridurre i tempi di consegna, i costi di trasporto e le emissioni.

È una situazione analoga a quella negli Stati Uniti, dove Volvo possiede uno stabilimento a Charleston, nella Carolina del Sud. Håkan spera di aumentare la capacità produttiva lì, non solo per evitare i dazi imposti da Trump, ma anche per avvicinarsi maggiormente alla clientela. 

“Quello che ci serve ora è un modello di base, capace di generare volumi elevati che possiamo consegnare più rapidamente ai clienti, e che ci permetta di ridurre i costi di stoccaggio e trasporto. La produzione locale non comporta solo un aumento dei costi, ma porta anche dei vantaggi”. 

“Anche se i dazi dovessero scendere a livelli più ragionevoli, dovremmo comunque sfruttare maggiormente il nostro stabilimento rispetto a oggi”, ha aggiunto il CEO.

Per quanto riguarda la Cina, Håkan ha evidenziato come Volvo debba focalizzarsi sulle esigenze specifiche del mercato locale, anziché riproporre ciò che viene offerto in Europa.

“I clienti cinesi sono molto interessati alla tecnologia, perciò apprezzano molte le funzionalità software nelle loro auto”, ha spiegato. 

“Credo che questo sia un esempio di situazione in cui non basta integrare nelle auto funzionalità concepite in Europa, ma è necessario sviluppare [la tecnologia] insieme ai cinesi per essere davvero all’avanguardia”.

The Big Question è una serie di Euronews Business in cui incontriamo leader ed esperti del settore per discutere di alcuni dei più importanti argomenti attuali all’ordine del giorno.

Guarda il video qui sopra per vedere l’intervista completa con Håkan Samuelsson. 

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