Il divieto francese dei social media per i minori di 15 anni è già stato bocciato in tribunale, e quello australiano è ora sotto processo. Intanto una nuova coalizione europea punta su un’altra soluzione: creare piattaforme migliori.
Una coalizione di oltre 150 organizzazioni ha annunciato piani per costruire alternative europee ai social media delle Big Tech, un movimento sostenuto da Bruxelles. Si propone come alternativa ai tentativi di alcuni governi di vietare l’accesso dei minori alle piattaforme esistenti, un approccio che sta incontrando ostacoli in tribunale.
Questa settimana l’Australia ha difeso davanti all’Alta Corte del Paese il suo divieto, primo al mondo, che impedisce ai minori di 16 anni di avere account sui social media.
Reddit e il gruppo per i diritti Digital Freedom Project sostengono che viola una libertà costituzionale implicita di comunicazione politica. La misura ha portato alla chiusura di cinque milioni di account da dicembre, ma i ministri ammettono che non è stata efficace come sperato, perché molti minori riescono ad aggirare i controlli sull’età.
La Francia ha già perso una battaglia analoga. Ad agosto il Consiglio costituzionale ha annullato il cuore del divieto per i minori di 15 anni, giudicandolo troppo ampio e privo di garanzie per i controlli dell’età cui sarebbero stati sottoposti tutti gli utenti, compresi gli adulti.
Il presidente Emmanuel Macron ha chiesto al governo di redigere una versione più circoscritta.
Nonostante ciò, i governi europei vanno avanti. La Grecia prevede un divieto per i minori di 15 anni da gennaio 2027 e la Danimarca da luglio 2027. La Spagna sta discutendo un limite per i minori di 16 anni e nel Regno Unito il divieto dovrebbe essere introdotto il prossimo anno.
A settembre la Commissione europea ha presentato il suo Kids Act, che vieterebbe gli account sui social media ai minori di 13 anni e limiterebbe l’accesso per i tredicenni e i quattordicenni.
La via della costruzione "accolta" da Bruxelles
Mercoledì a Berlino ha preso forma un approccio diverso. La European Social Association, sostenuta da oltre 150 organizzazioni tra cui Mastodon, è stata lanciata per coordinare reti sociali aperte e decentralizzate controllate direttamente dagli europei.
"L’Europa ha bisogno di un’infrastruttura sociale aperta, interoperabile e guidata dalle comunità, che rifletta i suoi valori democratici e serva l’interesse pubblico", hanno dichiarato i co-coordinatori Michael Foster e Björn Staschen.
L’idea gode di un certo sostegno a Bruxelles. La Open Source Strategy della Commissione europea (fonte in inglese), pubblicata a giugno, indica i social media decentralizzati come uno dei quattro ambiti in cui verranno sostenute alternative europee, insieme a cloud, strumenti per il lavoro e posta elettronica sicura.
"Accogliamo naturalmente con favore lo sviluppo di piattaforme di social media europee", ha dichiarato a Euronews Next il portavoce della Commissione Thomas Regnier.
"La Open Source Strategy punta a sviluppare soluzioni sovrane, a ridurre le dipendenze tecnologiche e a far crescere le alternative open source in settori come il cloud, l’intelligenza artificiale, le tecnologie internet, la cybersicurezza e i semiconduttori."
Regnier ha aggiunto che la missione della Commissione è sostenere start-up e acceleratori d’impresa, ma non ha indicato finanziamenti o progetti specifici per i social network.
Rimasti impigliati nella rete?
I due approcci potrebbero entrare in collisione. Il divieto australiano elenca dieci grandi piattaforme commerciali, da TikTok a YouTube. La legge francese poi bocciata andava molto oltre, coprendo qualsiasi servizio in cui gli utenti si connettono o condividono contenuti. Una definizione che potrebbe includere anche reti gestite dalle comunità, come Mastodon.
La Commissione afferma che il suo Kids Act evita l’ampiezza della legge francese. Enciclopedie, piattaforme educative e informazione digitale ne sono esentate, e i contenuti che si possono vedere senza un account resteranno accessibili.
"Tutti i servizi online dovranno dimostrare di essere sicuri per i minori", ha detto Regnier. "Stiamo invertendo l’onere della prova."
Secondo la proposta, i minori di 13 anni non avrebbero account sui social media. I genitori potrebbero aprire mini account con funzioni limitate per i tredicenni e quattordicenni, mentre gli account completi sarebbero possibili dai 15 anni.
La Commissione non ha precisato se le norme si applicheranno alle reti decentralizzate nello stesso modo che alle grandi piattaforme.
I controlli dell’età sono un altro ostacolo. I giganti tecnologici possono permettersi sistemi di verifica, ma i servizi gestiti da volontari potrebbero avere difficoltà. L’UE sta sviluppando un’app gratuita per la verifica dell’età che tutela la privacy, che la Commissione prevede di rendere disponibile entro la fine dell’anno.
Un terreno comune
Entrambi gli schieramenti concordano sempre più sul fatto che il problema sta nel modo in cui le piattaforme sono progettate, non solo in chi le utilizza.
Oltre ai limiti di età, il Kids Act prende di mira le funzionalità che creano dipendenza (fonte in inglese), come lo scorrimento infinito, i meccanismi di ricompensa e le notifiche a tarda notte. Le piattaforme che violano le regole rischiano multe fino al 6% del fatturato globale. Questa settimana un deputato olandese ha anche proposto di vietare le "caratteristiche di design nocive e che creano dipendenza".
Che l’Europa scelga i divieti, la costruzione di alternative o entrambe le strade, sembra comunque inevitabile che le piattaforme cambino.