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Euronews Culture, film della settimana: "Wicker", 50 sfumature di fieno?

Il film della settimana: Wicker
Il film della settimana: Wicker -  Diritti d'autore  Black Bear Pictures
Diritti d'autore Black Bear Pictures
Di David Mouriquand
Pubblicato il
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Questa fiaba, spesso divertente e incentrata sull’emancipazione, è anche una storia dal tono dolce, lontana dalle avventure piccanti suggerite dai trailer virali.

In "Il piccolo principe", Antoine de Saint-Exupéry scriveva: "Ci si sente soli anche quando si è tra la gente".

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Una pescatrice del posto (Olivia Coleman) lo sa bene. I paesani (tutti senza nome, identificati solo per la professione o lo stato civile) la prendono di mira per l'odore e l'aspetto trasandato: la insultano regolarmente e, in larga parte, la emarginano. A peggiorare le cose in quella comunità conservatrice, lei non ha alcuna considerazione per i rituali arcaici degli abitanti, in particolare quelli legati al matrimonio. In questo paese, durante le nozze viene messo un collare attorno al collo della donna, e l'amore che i paesani proclamano le sembra "più un peso che un premio".

Eppure è sola e stanca delle frecciatine passivo-aggressive della moglie del sarto (Elizabeth Debicki). Per evitare di finire i suoi giorni come la zitella del villaggio, va a trovare il cestaio nel bosco (Peter Dinklage) e gli chiede di costruirle un marito.

Un mese dopo, l'artigiano mantiene la promessa. Lei si presenta in cappella per incontrare il frutto di quella strana commissione: un marito di vimini (Alexander Skarsgård). È una figura imponente, un gigante gentile intrecciato interamente con rami di salice. Ed è anche un bel tipo, tanto che le mogli tradizionaliste incuriosite ammirano l'intreccio e si chiedono del suo… robusto tronco.

Man mano che la nuova coppia si affiata, è chiaro che la sua presenza sconvolge l'ordine costituito. Il marito di vimini è tutto ciò che gli altri coniugi non sono: attento, dolce e travolgente a letto, al punto che il letto della pescatrice ha bisogno di continue riparazioni.

Prima che lo chiediate: no, la questione delle possibili schegge dovute a un sesso troppo vigoroso non viene affrontata. Prendete la cosa per buona e accettate che, in questo mondo magico, la vaginite semplicemente non esista.

Man mano che la felicità coniugale continua a sbocciare, gli uomini del posto si fanno insicuri di fronte agli standard che si alzano, le donne iniziano a mettere in discussione l'idea di perfezione domestica quando si confrontano con un amore apparentemente così autentico, e la regina ape insoddisfatta, la moglie del sarto, non ci sta. Comincia a tramare pur di preservare la sacralità di una routine grigia e rassicurante…

Wicker
Wicker Black Bear Pictures

Come "Il piccolo principe", Wicker affronta i temi della solitudine, dell'amore, della perdita e della natura umana. È una fiaba spesso divertente sull'emancipazione, ma anche un racconto dal tono molto dolce, che non è la sfrenata scappatella erotica che i trailer virali potevano far credere.

Adattando la breve fiaba di Ursula Wills, "The Wicker Husband", i registi Alex Huston Fischer ed Eleanor Wilson scelgono di concedersi un po' di malizia, ma sono molto più interessati a costruire una fiaba d'epoca sul carattere soffocante delle convenzioni sociali. Più precisamente, su come la felicità possa essere minacciata da una repressione collettiva che nasce da una misoginia diffusa e da limiti sociali accettati come inevitabili.

Per tutta la durata, l'irreprensibile Coleman ancora l'iniziale stramberia del racconto a emozioni visibilmente sincere, mentre Skarsgård eccelle in un ruolo che potrebbe sembrare richiedere poco, ma che in realtà pretende molto. Non è solo "arredo sessuale", bensì un essere creato, come Pinocchio, con la possibilità di scegliere il proprio carattere. Skarsgård sceglie saggiamente un registro misurato e si appoggia al lavoro straordinario della Wētā Workshop, il cui design del marito di vimini è superbo. Il team creativo impiega magnifici effetti pratici e protesi, che permettono all'attore di camminare sul filo tra creatura apparentemente con poca autonomia e uomo dotato di un nucleo pieno di anima.

Wicker
Wicker Black Bear Pictures

Dove Wicker si inceppa leggermente è nel non spingersi fino in fondo nella sua irresistibile stranezza. Pur evitando con merito le trappole del sentimentalismo stucchevole e centrando una parte dell'irriverenza, un soggetto così promettente, sostenuto da interpreti che hanno capito perfettamente il compito, meritava nella seconda metà un'esecuzione più eccentrica e memorabile.

Tutto ruota attorno a un momento tragico di impulsività, in cui Coleman splende. Sa assecondare il tono fiabesco quando necessario ma, cosa cruciale, riesce a radicare le emozioni in un pathos toccante e credibile. Tuttavia, la decisione di abbracciare alla fine un lieto fine sembra indebolire parte del potenziale alla maniera dei fratelli Grimm del film, così come le riflessioni sull'inevitabile impermanenza dell'amore.

Oppure – senza rivelare un colpo di scena – su come cedere alle pressioni della mente collettiva possa maledire la felicità, ma anche forse condurre a una diversa forma di amore incondizionato.

Wicker
Wicker Black Bear Pictures

Concediamolo: il finale offre un epilogo da fiaba morale spigolosa, diabolico e delizioso; ma uno scioglimento più audace e strappacuore avrebbe reso Wicker più incisivo.

A questo si aggiungono alcuni interpreti poco sfruttati (in primis Richard E. Grant in un cameo) e il fatto che i soliloqui di Dinklage non colpiscono nel segno, nonostante una promettente voce fuori campo iniziale su un pesce del Mare Artico che incrocia il proprio riflesso: "All'inizio attaccò la propria immagine riflessa. Poi divenne geloso delle sue squame scintillanti. Poi cercò di accoppiarsi con se stesso. Poi morì. È più sicuro non vedere affatto il proprio sé ittico". E così Wicker non arriva del tutto a esprimere il proprio potenziale.

Per un film su una donna che si rifiuta di ballare seguendo la coreografia prestabilita (letteralmente, a un certo punto), si finisce per desiderare che il film imitasse un po' di più la sua protagonista, rischiando ancora una volta. Wicker si accontenta di essere una fiaba piacevole e affascinante, il che non è affatto un male. Ma una storia più strana e più cupa era a portata di mano.

Wicker è ora nelle sale cinematografiche.

Video editor • Amber Louise Bryce

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