Il progetto EU Inc, che dovrebbe rafforzare il mercato delle startup europee e impedirne la fuga all’estero, incontra ostacoli che ne rendono difficile l’adozione entro il 2026
La commissione per gli Affari giuridici (Juri) del Parlamento europeo non è riuscita a votare, il 19 ottobre, la sua relazione preliminare su EU Inc. Quest'ultimo, ribattezzato il "28esimo regime", introduce norme uniformi per le aziende, al fine di ridurre la frammentazione tra i 27 ordinamenti giuridici dell'Ue, rendendo più rapido e meno costoso l'avvio e la crescita di un'impresa. Fornirebbe in particolare alle startup un'unica forma societaria digitale paneuropea, senza modificare le regole nazionali su società, residenza fiscale o sicurezza sociale.
Ma il progetto incontra una forte opposizione. La Confederazione europea dei sindacati (Etic) avverte che le lacune dell'attuale proposta innescano una corsa al ribasso su salari e tutele; al contempo i sostenitori di EU Inc ritengono che mesi di negoziati stiano annacquando il cuore della riforma.
Cosa promette il regime di EU Inc
Concretamente, la EU Inc rappresenterà una nuova forma societaria valida in tutta l'Unione, con un unico regolamento armonizzato. Sarebbe facoltativa e si affiancherebbe alle attuali leggi e forme societarie nazionali, offrendo ai fondatori un'ulteriore opzione per avviare un'impresa.
Nell'ambito del regime, le imprese potranno registrarsi in uno Stato membro tramite un'interfaccia centralizzata dell'UE in 48 ore. Il capitale minimo sarà di 1 euro e non sarà richiesto alcun deposito iniziale. Tutte le procedure, dalla costituzione al deposito dei documenti, dalla governance all'emissione di azioni fino alla liquidazione, saranno interamente digitali e senza spese notarili o camerali. È previsto anche un accesso rapido e anche in questo caso digitale alle procedure di insolvenza. Le società già esistenti potranno inoltre trasformarsi in una EU Inc senza sciogliersi e costituirsi di nuovo.
Grazie a un modello europeo armonizzato di stock option per i dipendenti, EU Inc cambierebbe il funzionamento della remunerazione in azioni, garantendo ai lavoratori la concessione di opzioni secondo regole e principi uniformi, ovunque risiedano.
Alcuni aspetti invece non cambierebbero. Contratti, orario di lavoro, tutela contro il licenziamento, contrattazione collettiva e comitati aziendali resterebbero disciplinati dal Paese in cui i dipendenti lavorano. La sicurezza sociale continuerebbe a dipendere dal luogo di lavoro fisico. La proposta non introduce un nuovo regime fiscale né modifica la residenza fiscale: le imprese continuerebbero a essere tassate dove si trova la loro direzione effettiva.
Lo stallo ruota attorno ai diritti dei lavoratori
La Commissione ha presentato la sua proposta il 18 marzo 2026 e punta a un accordo entro fine anno. Il Consiglio ha adottato la sua posizione il 23 ottobre. Sostiene gli obiettivi del testo, ma al tempo stesso semplifica il quadro, razionalizza le norme digitali e sulle stock option, rafforza le garanzie e lo allinea alle libertà del mercato interno.
I negoziati in Parlamento si sono però bloccati dopo che per due volte la commissione Juri non è riuscita a ottenere una maggioranza sulla relazione dell'eurodeputato René Repasi (S&D). Quest'ultimo non ha indicato punti specifici di attrito, ma i diritti dei lavoratori sembrano essere il principale nodo.
"Abbiamo fatto progressi, ma dobbiamo ancora trovare il giusto equilibrio per un accordo finale", ha detto Repasi. "Perché EU Inc sia un 'marchio di qualità', servono certezza giuridica e garanzie per i lavoratori contro gli abusi, che", ha sottolineato, "sono del tutto assenti nella proposta della Commissione".
Se EU Inc diventasse "uno strumento per aggirare il diritto del lavoro invece che un motore di innovazione di alta qualità, avrebbe mancato il suo obiettivo", ha aggiunto il relatore.
Il 24 settembre e il 20 ottobre, la Etuc ha manifestato a Bruxelles e a Strasburgo contro l'assenza di adeguate tutele nella proposta. La vicesegretaria generale Isabelle Schömann avverte che la riforma potrebbe favorire il "regime shopping". Le imprese potrebbero cioè registrarsi negli Stati con minori protezioni sul lavoro e una contrattazione collettiva più debole, per poi operare altrove ed evitare norme più rigide, facilitando dumping sociale e fiscale.
Secondo i sindacati, si rischia di favorire dumping sociale e fiscale
Secondo la Etuc, il testo consente alle aziende di eludere gli obblighi di informazione e consultazione dei dipendenti. Poiché la rappresentanza dei lavoratori nei consigli di amministrazione varia da Paese a Paese e dipende dal luogo di registrazione della società, le imprese potrebbero iscriversi dove tale rappresentanza non esiste, escludendo i lavoratori dalle decisioni.
Le imprese potrebbero sostituire tra le altre cose salari o contratti di lavoro con stock option, poiché non esiste un divieto chiaro di pagare i lavoratori in azioni o di integrare con esse retribuzioni troppo basse, ha spiegato Schömann. Per Repasi, le opzioni sono uno strumento prezioso per attrarre e trattenere talenti, ma "questi schemi non devono mai sostituire salari equi, pensioni o contributi alla sicurezza sociale".
Le società EU Inc potrebbero inoltre ricorrere a una liquidazione accelerata anche in presenza di pagamenti arretrati. Ciò potrebbe tradursi in stipendi, indennità di licenziamento o contributi non versati per i lavoratori licenziati, mentre le autorità previdenziali avrebbero solo un tempo limitato per esaminare i casi e opporsi, secondo un'analisi giuridica elaborata dalla stessa Etuc.
"Procedure più rapide possono ridurre oneri amministrativi superflui, ma la velocità non deve andare a scapito dei diritti dei creditori, dei crediti dei dipendenti o dell'effettiva applicazione degli obblighi legali", ha ammonito Repasi.
I negoziatori vogliono arrivare come detto a un'intesa entro fine anno. Ma ciò dipenderà dalla "disponibilità di tutte le parti a lavorare in modo costruttivo", ha spiegato il relatore, chiedendo alla Commissione di essere "un arbitro imparziale". "Deve favorire un processo equo e aiutare i due co-legislatori a trovare un terreno comune, senza privilegiare una posizione rispetto all'altra", ha dichiarato Repasi a Euronews.
Per Schömann, però, i negoziatori trascurano un aspetto cruciale. L'accesso agli investimenti è l'ostacolo principale per startup e scale-up ed è un elemento decisivo per mantenerle in Europa, ha spiegato. Eppure, "non si vede da dove queste nuove imprese potranno ottenere fondi" attraverso la riforma EU Inc.
La riforma EU Inc criticata anche dagli imprenditori
Mentre i sindacati chiedono dunque maggiori tutele per i lavoratori, i promotori di EU Inc avvertono che mesi di negoziati ne stanno snaturando la riforma. Il 15 ottobre 2026, la campagna EU-INC ha lanciato un appello urgente ai leader europei, accusando i responsabili politici di aver indebolito la proposta durante i negoziati.
Sostenuta da oltre 26mila fondatori, investitori e imprenditori europei, tra cui figure legate a Stripe, Klarna, Mistral AI e Atomico, la campagna ha dichiarato: "La EU Inc che avete sostenuto – quella che dovrebbe permettere all'Europa di competere su larga scala – non esiste più".
Simon Schaefer, co‑iniziatore della campagna, ha spiegato a Euronews che l'ambizione iniziale era creare un vero quadro giuridico europeo, non dipendente dai tribunali nazionali. "Invece, la Commissione ha scelto la versione in cui sono i tribunali degli Stati membri a essere responsabili per la risoluzione delle controversie. E questo, di per sé, non è il grande salto in avanti che chiedevamo all'inizio, perché in pratica esistono 27 varianti diverse", ha detto.
Secondo la campagna, permettere agli Stati membri di introdurre eccezioni nazionali e requisiti differenti rischia di creare 27 versioni dello stesso quadro. Schaefer sostiene che, se un sistema europeo pienamente unificato non è più raggiungibile, almeno le startup dovrebbero poter scegliere lo Stato membro che offre il quadro societario più adatto.
"Il diritto societario, il diritto del lavoro, il diritto tributario: tutti questi elementi sono così intrecciati e complessi che riteniamo che il miglior esito possibile dell'attuale proposta della Commissione sia che uno, due, tre Stati membri in Europa costruiscano il quadro più favorevole per le startup", ha aggiunto.
Uno dei principali punti di disaccordo riguarda il previsto registro europeo centrale delle imprese, eliminato in una prima bozza di compromesso del Consiglio. I sostenitori indicano che uno strumento unico con informazioni societarie standardizzate è essenziale per semplificare le procedure bancarie, di investimento e di conformità transfrontaliere. Contestano anche le restrizioni sulle stock option ai dipendenti, comprese le soglie basate su dimensione e fatturato delle aziende. Secondo loro, tali limiti potrebbero impedire alle imprese in crescita di beneficiare pienamente del nuovo regime.
Il nodo delle grandi aziende che potrebbero trasformarsi in EU Inc
Preoccupa inoltre la questione di chi dovrebbe beneficiare di EU Inc. Anche se il progetto è pensato soprattutto per le startup, la proposta della Commissione non prevede limiti generali di dimensione o anzianità delle imprese. Anche grandi gruppi consolidati potrebbero scegliere la forma EU Inc, sollevando dubbi sul fatto che regole semplificate pensate per realtà giovani possano essere usate da grandi società alla ricerca di assetti di governance più favorevoli.
La proposta contiene anche una contraddizione centrale: le società potrebbero registrarsi in uno Stato membro ma essere gestite da un altro. Poiché la residenza fiscale resta disciplinata dalle norme nazionali, una società registrata in Irlanda ma amministrata dalla Germania potrebbe comunque essere soggetta alle imposte tedesche e a complesse questioni di conformità transfrontaliera.
Per Schaefer, però, questo è uno dei principali punti di forza del testo: "La libera scelta della sede amministrativa renderebbe possibile in Europa ciò che già accade altrove. Si potrebbe registrare la società in qualsiasi Paese membro, ma essere fisicamente in un altro Stato e pagare lì le tasse".
Un processo di registrazione unico non comporterebbe automaticamente un quadro giuridico unico. Le leggi nazionali continuerebbero a colmare le lacune del regime europeo, mantenendo potenziali differenze tra Stati membri anche con regole armonizzate per la costituzione delle società.
Un'altra questione riguarda la base giuridica. La Commissione fa riferimento all'articolo 114 dei trattati Ue, che consente di armonizzare le legislazioni nazionali per migliorare il funzionamento del mercato unico. Ma il gruppo degli European Company Law Experts dubita che questa disposizione possa sostenere giuridicamente una struttura societaria separata e opzionale.
C'è poi il problema della registrazione digitale rapida, che ha sollevato timori in materia di prevenzione delle frodi. La proposta mantiene alcuni controlli amministrativi, giudiziari o notarili, ma la Camera federale dei notai tedesca sostiene che la verifica dell'identità e le garanzie legali siano insufficienti, aumentando il rischio di società di comodo, frodi e riciclaggio. La Commissione, però, assicura che rimarranno in vigore strumenti di prevenzione degli abusi.
Rispondendo alle preoccupazioni dei sindacati sul rischio che EU Inc indebolisca i diritti dei lavoratori, Schaefer sostiene che le tutele dovrebbero colpire direttamente gli abusi, ad esempio impedendo alle imprese di usare le stock option per aggirare il salario minimo: "Siamo disponibili e desiderosi di progettare gli strumenti giusti per prevenire le frodi. Siamo pienamente d'accordo con i sindacati: non vogliamo che i diritti dei lavoratori vengano violati. Non dovrebbe mai accadere", ha affermato Schaefer.
La campagna EU-INC chiede ai leader europei di ripristinare cinque elementi essenziali: la libertà di registrazione in qualsiasi Stato membro, l'accesso al regime per imprese di ogni dimensione e settore, un registro europeo unico, stock option armonizzate tassate al momento della vendita delle azioni e obblighi fiscali e occupazionali nazionali collegati all'attività economica effettiva.
Ma se i negoziati dovessero compromettere queste richieste, la campagna potrebbe puntare a rinviare la normativa anziché accettarne una versione annacquata, ha avvertito Schaefer: "Se vedremo segnali che l'obiettivo non verrà raggiunto o che ci sono compromessi eccessivi, cercheremo un modo per rinviare il processo e farlo come si deve. Per noi la rapidità non è il fattore decisivo. In questo momento, fare le cose nel modo giusto è quasi più importante".