Le elezioni sono state percepite come un referendum sul dominio politico di Vučić e sul sistema che governa la Serbia da oltre dieci anni
La Serbia è entrata in una nuova fase politica. La Student List (Lista degli studenti) ha vinto le elezioni parlamentari, segnando un clamoroso successo per un movimento nato dopo mesi di proteste studentesche e trasformatosi rapidamente nella principale forza politica del Paese.
"Riconosco la vittoria degli studenti", ha dichiarato l'ex presidente serbo Aleksandar Vučić riconoscendo la sconfitta e aggiungendo che ora "continuerà la lotta dall'opposizione". "Sulla base di un campione stratificato, è chiaro che abbiamo perso", ha dichiarato il leader del Partito progressista serbo.
"Nessun altro è entrato in parlamento. L’Alleanza degli Ungheresi della Vojvodina (SVM) ha ottenuto tre seggi, gli albanesi uno, e credo che anche l’SDA si sia assicurata un seggio", ha aggiunto Vučić.
Secondo i risultati preliminari, la Lista degli studenti dovrebbe ottenere tra 135 e 140 seggi in Assemblea nazionale, il che le garantisce una chiara maggioranza per formare il governo, ha riconosciuto Vučić.
Sempre in base ai dati provvisori, il Partito progressista serbo ha raccolto circa 1,72 milioni di voti, mentre la Lista degli studenti ne ha ottenuti 2,2 milioni, assicurandosi una maggioranza del 52% contro il 32,3%.
È ancora troppo presto per valutare i risultati definitivi e stabilire se altri partiti minori abbiano superato la soglia elettorale del 3%, ma è chiaro che ciò non influirebbe sull’esito finale delle elezioni né sull’identità del vincitore.
Il risultato rappresenta ben più di un semplice cambiamento nella distribuzione dei seggi parlamentari. Si tratta di un profondo rifiuto del modello politico che ha dominato la Serbia per oltre un decennio.
La Lista degli studenti in Serbia: da movimento di protesta a forza politica
La vittoria della Lista studentesca è particolarmente significativa perché non è nata come un partito politico convenzionale. Le sue origini risiedono nelle proteste studentesche che sono diventate una potente espressione di insoddisfazione nei confronti delle istituzioni politiche del Paese, del governo, delle accuse di corruzione, delle condizioni dei media e di quella che molti manifestanti hanno descritto come una mancanza di responsabilità.
Quello che era iniziato come un movimento di protesta ha quindi raggiunto un obiettivo ben più arduo: ha tradotto la mobilitazione di piazza in legittimità elettorale.
Il risultato suggerisce che il movimento sia riuscito ad attrarre elettori ben oltre i campus universitari dove erano iniziate le proteste. I giovani ne sono stati i sostenitori più visibili, ma la coalizione elettorale sembra essersi estesa a fasce della classe media urbana, agli elettori vicini all’opposizione e ai cittadini che in precedenza erano stati riluttanti a sostenere i partiti di opposizione consolidati.
La vittoria della Lista degli studenti è una sconfitta per la vecchia classe politica in Serbia
Per la classe politica al potere, il risultato rappresenta una grave battuta d’arresto politica.
Per anni, il presidente Aleksandar Vučić e il Partito Progressista Serbo hanno dominato la scena politica serba grazie a una combinazione di forte organizzazione elettorale, ampia influenza politica, controllo su gran parte del panorama mediatico e una strategia politica fortemente personalizzata incentrata sullo stesso Vučić.
Il risultato elettorale indica che questo modello ha raggiunto un limite critico.
Cosa succederà ora in Serbia?
Il passaggio da movimento di protesta a governo potrebbe quindi rivelarsi molto più difficile rispetto alla vittoria elettorale della Lista degli Studenti.
Governare un Paese richiede decisioni in materia di economia, politica estera, relazioni con l’Unione europea, Kosovo, sicurezza, energia, finanze pubbliche e rapporti della Serbia con Russia e Cina. Gli studenti dovranno ora dimostrare che la loro legittimità politica può tradursi in un’efficace gestione dello Stato.
Le possibili conseguenze sono diverse. In primo luogo, rappresenta un ricambio generazionale nella politica serba. Un movimento dominato dai giovani è riuscito a sfidare un establishment politico che ha plasmato il Paese per anni.
In secondo luogo, potrebbe portare a un profondo riassetto istituzionale. Il nuovo governo dovrà probabilmente far fronte a forti aspettative riguardo all’indipendenza delle istituzioni, alla magistratura, alla corruzione, ai media pubblici e alle condizioni elettorali.
In terzo luogo, la politica estera della Serbia potrebbe entrare in una nuova fase. La nuova leadership politica dovrà affrontare questioni immediate relative al processo di adesione del Paese all’Ue, alle relazioni con Bruxelles e Washington, nonché ai suoi rapporti tradizionalmente stretti con Mosca e Pechino. Sarà seguito con attenzione se la Lista degli studenti punterà a un chiaro orientamento filoeuropeo o cercherà di mantenere una politica estera più equilibrata.
In quarto luogo, il futuro politico di Vučić diventa incerto. Anche se dovesse rimanere presidente, una sconfitta elettorale cambierebbe radicalmente gli equilibri politici in Serbia. La sua capacità di dominare l’agenda politica risulterebbe notevolmente ridotta, mentre il suo partito dovrebbe ricostruirsi dall’opposizione.
Una nuova prova politica
La Lista degli studenti ha vinto le elezioni ma la sua vera prova politica inizia ora. Vincere alle urne richiede mobilitazione, un messaggio forte e la capacità di unire gli elettori attorno al desiderio di cambiamento. Governare richiede qualcosa di diverso: istituzioni, personale esperto, politica economica, compromesso e la capacità di assumersi la responsabilità di decisioni difficili.
Per la Serbia, le elezioni rappresentano quindi sia una rottura politica sia un momento di incertezza. La questione centrale non è più se gli studenti possano sfidare l’ordine politico consolidato. Lo hanno già fatto. La domanda ora è se siano in grado di sostituirlo – e che tipo di Serbia intendano costruire al suo posto.