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Scontri a Milano, "rubiamo le armi" e "rapina Gucci": le chat che hanno fatto scattare le perquisizioni

Scontri a Milano
Scontri a Milano -  Diritti d'autore  AP Photo
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Di Stefania De Michele
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Passamontagna, coltelli e messaggi su WhatsApp contro le forze dell'ordine: le indagini sugli scontri di Milano. A San Vittore è iniziato l'interrogatorio del ricercatore Youssef Siher

Dalle chat con minacce alle forze dell'ordine alle perquisizioni in decine di province italiane, mentre a San Vittore si è svolto l'interrogatorio del ricercatore trentenne Youssef Siher, fermato per gli scontri di Milano. Siher si è avvalso della facoltù di non rispondere alla gip Tiziana Landoni.

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Proseguono su due filoni distinti le indagini sui disordini che hanno sconvolto il centro del capoluogo lombardo il 17 e 18 ottobre: da una parte i messaggi scoperti dagli investigatori in un gruppo WhatsApp con oltre 230 partecipanti, dall'altra l'inchiesta della Procura milanese sul presunto ruolo di Siher nell'organizzazione e nella diffusione di contenuti legati al cosiddetto Movimento 17 ottobre.

Le chat con le minacce: "Rubiamo le armi" e "mandiamo a fuoco un edificio"

Le indagini della Digos di Monza e della Brianza sono partite dall'analisi di un messaggio pubblicato in una chat, nel quale un utente invitava gli altri partecipanti a non indossare subito i passamontagna, per evitare di essere identificati dalle forze dell'ordine.

Il 22 ottobre, su delega della Procura per i minorenni di Milano, gli investigatori hanno perquisito l'abitazione del ragazzo, minorenne, ritenuto autore del messaggio. Sono stati trovati un passamontagna e una maglietta Under Armour, considerata dagli inquirenti possibile refurtiva proveniente da un negozio saccheggiato a Milano. Una seconda perquisizione, eseguita nei confronti di un altro minorenne, ha portato al ritrovamento di un'altra maglietta della stessa marca, anch'essa ritenuta sottratta durante i saccheggi.

È stato soprattutto il cellulare del primo ragazzo a fornire nuovi elementi agli investigatori, che sono così risaliti a un gruppo WhatsApp con più di 230 partecipanti. Nelle conversazioni comparivano riferimenti ad armi, coltelli, fumogeni e petardi, ma anche propositi di aggredire gli agenti, sottrarre loro le armi, danneggiare mezzi di servizio e incendiare edifici pubblici.

Tra i messaggi riportati dagli investigatori figurano frasi come "E noi gli rubiamo le armi", "Prendiamone uno lo picchiamo e gli leviamo l'arma di dosso" e "O raga ma se dobbiamo protestare mandiamo a fuoco un edificio del governo". Altri messaggi invitavano a procurarsi coltelli, mazze e spray urticanti, mentre si discuteva della possibilità di rubare automobili e organizzare azioni contro esercizi commerciali, con riferimenti a una "rapina Gucci" e a un McDonald's.

Nelle chat si parlava anche di nuove iniziative di piazza per il 24 ottobre, con possibili sviluppi violenti. Gli elementi raccolti hanno contribuito a mettere in campo un'operazione preventiva su scala nazionale.

Coltelli, tirapugni e passamontagna: 150 perquisizioni

Il 24 ottobre, sotto il coordinamento della Direzione centrale della Polizia di prevenzione e con il coinvolgimento delle Digos e delle Squadre mobili di diverse città, sono state eseguite circa 150 perquisizioni personali e domiciliari in varie province italiane. L'obiettivo era soprattutto individuare armi e munizioni detenute illegalmente.

In Brianza gli accertamenti hanno riguardato 32 persone residenti in 16 comuni, tra cui Monza, Seregno, Giussano, Carate Brianza, Limbiate, Nova Milanese e Desio.

Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati coltelli a serramanico e a farfalla, un'accetta con la sequenza numerica "1312" incisa sulla lama, riferita all'acronimo ACAB (All Cops Are Bastards), tirapugni, uno sfollagente telescopico, due pistole scacciacani prive di tappo rosso, frangivetro, passamontagna e altri oggetti ritenuti atti a offendere.

Gli accertamenti proseguono per ricostruire le condotte contestate e individuare eventuali ulteriori responsabilità.

Siher: si avvale della facoltà di non rispondere

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Youssef Siher, il ricercatore trentenne interrogato nel carcere milanese di San Vittore dalla gip Tiziana Landoni. Fermato il 24 ottobre, è accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Secondo l'accusa, sarebbe l'amministratore dei canali social del Movimento 17 ottobre, creato dopo gli scontri nel centro di Milano.

La giudice dovrà ora decidere sulla convalida del fermo e sulla richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dal procuratore Marcello Viola e dalla pm Francesca Crupi, presente all'udienza. La Procura ritiene sussistenti il pericolo di fuga e quello di reiterazione del reato. La decisione è attesa entro il 28 ottobre. Siher è difeso dall'avvocata Yasmina Abu Sharar.

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