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Eni introduce price-cap sui carburanti: benzina a 1,99 per un mese ma resta tensione sul diesel

Una stazione di servizio ENI a Milano durante la crisi dei carburanti del 2022 dopo l'attacco della Russia all'Ucraina
Una stazione di servizio ENI a Milano durante la crisi dei carburanti del 2022 dopo l'attacco della Russia all'Ucraina -  Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Gabriele Barbati
Pubblicato il •Ultimo aggiornamento
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Con la riduzione dello sconto sulle accise torna a salire il prezzo del gasolio. Eni interviene con un price cap temporaneo su diesel (2,19 euro) e benzina (1,99) per contenere i rincari. Autotrasportatori e opposizioni chiedono interventi più strutturali contro il caro carburanti

Per limitare gli effetti dei rincari, Eni ha annunciato venerdì un tetto massimo ai prezzi di diesel e benzina per almeno 30 giorni, una misura che riceve il sostegno dell'esecutivo e delle associazioni dei consumatori.

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La prevista riduzione delle agevolazioni fiscali sulle accise fa prevedere infatti un graduale aumento del costo del carburante. Dal 26 settembre lo sconto sul gasolio scende a 6,1 centesimi al litro, con conseguenze immediate sui prezzi praticati alla pompa.

Di fronte a questo scenario, la partecipata statale ha deciso di intervenire alle pompe Enilive fissando un prezzo massimo di 2,19 euro al litro per il gasolio e di 1,99 euro al litro per la benzina.

La misura entrerà in vigore nei prossimi giorni e potrà essere prorogata fino alla fine dell'anno.

Palazzo Chigi ha accolto positivamente l'iniziativa, definendola un contributo concreto per contenere il caro carburanti e sostenere famiglie e imprese.

Autotrasporto e opposizioni chiedono nuove misure

Nonostante il price cap annunciato da Eni, le tensioni nel settore non si placano. Le associazioni dell'autotrasporto continuano a denunciare l'impatto del caro diesel sui costi delle aziende, chiedendo un confronto urgente con il governo.

Assotir ha avvertito che, in assenza di risposte adeguate, non si possono escludere iniziative di protesta e perfino uno sciopero nazionale. Anche gli agricoltori hanno manifestato il proprio malcontento per l'aumento dei costi energetici, ritenuti sempre più difficili da sostenere.

Secondo le stime delle associazioni dei consumatori, il diesel registrerà aumenti sia sulla rete stradale ordinaria sia in autostrada. Per molti automobilisti il rincaro potrebbe tradursi in una spesa aggiuntiva di circa 3 euro per ogni pieno.

Nel frattempo il governo ha convocato le principali società che gestiscono raffinerie e bioraffinerie italiane. L'obiettivo è valutare un aumento della produzione nazionale di carburanti per favorire una riduzione dei prezzi finali al consumo.

Le opposizioni, da parte loro, criticano la gestione dell'emergenza. Secondo diversi esponenti parlamentari, la decisione di Eni dimostrerebbe che era possibile intervenire prima per calmierare i prezzi e ridurre l'impatto dei rincari su cittadini e imprese.

Anche i sindacati chiedono misure strutturali, tra cui una revisione stabile delle accise e interventi sugli extraprofitti del comparto energetico, anziché iniziative limitate nel tempo.

La strategia del governo punta all'effetto concorrenza

L'introduzione del price cap da parte di Eni rappresenta uno degli strumenti con cui l'esecutivo cerca di contrastare gli aumenti senza ricorrere a nuove tassazioni sulle grandi aziende energetiche.

Da settimane l'ipotesi di un contenimento volontario dei prezzi era tra le opzioni valutate dal governo. Secondo diverse ricostruzioni, l'iniziativa sarebbe stata favorita anche da un'intensa interlocuzione tra Palazzo Chigi e i vertici del gruppo energetico.

Negli ultimi mesi il governo ha messo in campo interventi per oltre 2 miliardi di euro con l'obiettivo di contenere l'impatto del caro carburanti, soprattutto sul gasolio. Tuttavia, la progressiva riduzione degli sconti fiscali ha reso necessario individuare nuove strategie.

La speranza dell'esecutivo è che anche gli altri operatori seguano l'esempio di Eni, alimentando una maggiore concorrenza e contribuendo a ridurre i prezzi alla pompa.

Secondo le associazioni dei consumatori, il tetto ai prezzi potrebbe generare risparmi superiori a 10 euro per un pieno di carburante, offrendo un sostegno concreto agli automobilisti in una fase caratterizzata da forte volatilità dei mercati energetici.

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