Le banche centrali europee vogliono regole Ue sulle cripto più rigide, con stop agli interessi sulle stablecoin, limiti ai token legati al dollaro e vigilanza Ue sulle società del settore.
A un giorno dalla presentazione di Pontes, il suo sistema per il regolamento di asset tokenizzati in moneta della banca centrale, la BCE ha illustrato come vorrebbe riscrivere il quadro normativo europeo sulle criptovalute.
Nel documento di risposta, pubblicato martedì dallo Sistema europeo di banche centrali, che riunisce la BCE e le banche centrali nazionali dell’UE, si chiedono regole più severe su stablecoin, staking e società crypto.
Il testo confluisce nella revisione da parte della Commissione europea del regolamento sui mercati delle cripto-attività (MiCA), il quadro normativo dell’UE per le criptovalute e le aziende che le negoziano.
MiCA è in vigore da dicembre 2024 e l’ultima scadenza transitoria per gli operatori già attivi è scaduta il 1º luglio, tra cui Binance, la più grande piattaforma di scambio al mondo, che deve smettere di servire i clienti europei.
La consultazione della Commissione si chiuderà il 30 settembre, con un mese di ritardo rispetto al calendario iniziale.
Le raccomandazioni delle banche centrali non sono vincolanti. La Commissione le valuterà insieme agli altri contributi prima di decidere se riaprire il testo di legge.
Diplomatici dell’UE hanno riferito a Euronews di attendersi una revisione nel 2027, che richiederebbe l’approvazione del Parlamento europeo e dei Paesi membri.
Niente interessi e niente scappatoie
Le stablecoin sono criptovalute progettate per mantenere un valore stabile, di solito agganciato al dollaro statunitense.
MiCA già vieta sia agli emittenti sia alle piattaforme di scambio di riconoscere interessi sulle stablecoin, e le banche centrali vogliono che il divieto resti in vigore.
"Il pagamento di una remunerazione sulle stablecoin dovrebbe continuare a essere proibito", si legge nella risposta della BCE.
Nel mirino ci sono i modi per aggirare la norma. Alcune piattaforme, si sottolinea nel documento, offrono servizi di prestito, presa in prestito e staking di criptovalute, "replicando così l’effetto economico del pagamento di interessi attraverso servizi accessori o non regolamentati".
Le banche centrali chiedono che il divieto sia esteso a queste attività e alle forme di remunerazione indiretta, come alcuni benefici dei programmi fedeltà, definendolo "una chiara priorità legislativa".
Washington ha imboccato una strada opposta.
Il GENIUS Act del 2025 ha vietato agli emittenti statunitensi di stablecoin di pagare interessi, ma ha lasciato libere le piattaforme di offrire ricompense. La scelta se chiudere questo divario è diventata uno dei punti più controversi del CLARITY Act, il disegno di legge di riferimento sulle criptovalute, respinto al Senato americano il 15 settembre per dieci voti di scarto.
Un freno alle stablecoin in dollari USA
Le banche centrali chiedono strumenti più incisivi contro i token agganciati a valute estere.
Secondo loro sarebbe utile se le autorità potessero imporre agli emittenti "il divieto di emettere nuovi token, nonché l’obbligo di rimborsare i token esistenti" nei casi in cui le banche centrali ritengano che tali strumenti rappresentino una minaccia, anche per la stabilità finanziaria.
Più in generale, le banche centrali vedono benefici limitati nell’uso delle stablecoin per i pagamenti quotidiani nell’area euro, alla luce dei bonifici istantanei e del progetto di euro digitale. Avvertono inoltre che MiCA non offre alcun fondamento giuridico per emettere la stessa stablecoin sia all’interno sia al di fuori dell’UE.
In caso di corsa agli sportelli, le riserve detenute in Europa potrebbero finire per coprire i rimborsi ai detentori in altri Paesi, mentre "le autorità dell’UE non possono determinare con certezza quanti token siano detenuti all’interno dell’Unione".
Le banche centrali dell’area euro attualmente non consentono agli emittenti di stablecoin di depositare presso di loro i fondi dei clienti.
Un token interamente coperto da moneta di banca centrale, avverte il documento, potrebbe "equivalere di fatto a una valuta digitale 'sintetica' della banca centrale", cioè a un’imitazione privata dell’euro digitale che, in teoria, potrebbe prosciugare i depositi delle banche commerciali, soprattutto in situazioni di tensione.
Staking e finanza decentralizzata
Sul tema dello staking, pratica in cui gli utenti bloccano criptovalute in cambio di ricompense, il documento è netto: "Lo staking, il prestito e la presa in prestito di cripto-attività dovrebbero essere regolamentati a livello dell’Unione".
Quando un’azienda prende in custodia le criptovalute dei clienti e promette di restituirle, eventualmente con un rendimento aggiuntivo, le banche centrali ritengono che l’operazione possa essere "paragonabile alla raccolta di fondi rimborsabili", nel linguaggio bancario.
Lo stesso vale per la finanza decentralizzata, o DeFi, in cui prestiti e negoziazione avvengono tramite software automatizzati e non attraverso una società.
MiCA esenta i servizi pienamente decentralizzati, senza però definirne il concetto. Le banche centrali richiamano studi secondo cui una decentralizzazione totale è raramente, se mai, raggiunta, con il risultato che spesso non è chiaro chi detenga il controllo effettivo.
Chi concede le licenze alle piattaforme crypto?
Le banche centrali appoggiano inoltre una proposta della Commissione per trasferire il rilascio delle licenze e la vigilanza sulle società crypto dalle autorità nazionali all’ESMA, l’autorità europea dei mercati.
Attualmente una singola licenza nazionale consente di operare in tutto il blocco ed è la strada che Binance aveva inizialmente intrapreso in Grecia.
La scorsa settimana il Wall Street Journal ha riferito, citando persone a conoscenza dei colloqui, che la presidente della BCE Christine Lagarde avrebbe invitato il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis a non approvare la domanda di Binance, a causa dei precedenti problemi di conformità della piattaforma e del timore che le sue dimensioni possano rafforzare l’uso di stablecoin in dollari USA in Europa.
Secondo il quotidiano, un alto funzionario di vigilanza greco avrebbe comunicato all’azienda che Lagarde desiderava rinviare la decisione fino al passaggio di competenze all’ESMA, lo stesso cambiamento sostenuto dalle banche centrali nel documento pubblicato martedì. Binance ha ritirato la richiesta il 24 giugno.
Né la BCE né l’autorità greca di vigilanza hanno confermato questa ricostruzione. La BCE, che non ha alcun ruolo formale nel rilascio di licenze alle società crypto, ha rifiutato di commentare, mentre Binance ha dichiarato che "non commenterà speculazioni".