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L'estrema destra fa leva sull'aumento dei prezzi dell'energia in Europa prima delle elezioni

Alice Weidel, capogruppo dell'AfD, parla al congresso del partito AfD al centro fieristico di Erfurt, in Germania, sabato 4 luglio 2026.
Alice Weidel, capogruppo dell'AfD, interviene al congresso del partito AfD al centro fieristico di Erfurt, in Germania, sabato 4 luglio 2026. Diritti d'autore  Katharina Kausche/dpa via AP
Diritti d'autore Katharina Kausche/dpa via AP
Di Marta Pacheco
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I partiti di estrema destra in Europa sfruttano la crisi dei carburanti, accusando i partiti tradizionali per il caro energia. Con importanti elezioni alle porte, i governi riconoscono che una crisi energetica prolungata potrebbe avere costi politici

La vittoria dell’estrema destra alle elezioni regionali in Germania questo weekend è un primo campanello d’allarme su come la crisi energetica europea potrebbe ridisegnare la politica in vista delle importanti consultazioni in Francia e in Italia previste per il prossimo anno.

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L’Alternative für Deutschland (AfD) si è affermata come primo partito in Meclemburgo-Pomerania Occidentale domenica, proseguendo una serie di successi elettorali che ha scosso la coalizione di governo del cancelliere Friedrich Merz. Il suo avanzamento arriva mentre i partiti nazionalisti e di estrema destra in tutta Europa cercano di trasformare l’impennata dei costi di carburante e dell’energia in un’arma elettorale.

Le elezioni del 2027 in Italia, Francia, Spagna e Polonia e il ruolo dell'estrema destra

La minaccia politica immediata si sta ormai estendendo oltre la Germania. Francia, Italia, Spagna e Polonia andranno tutte al voto il prossimo anno, aumentando la pressione sui governi, chiamati a proteggere gli elettori dall’aumento dei prezzi di gas, diesel e benzina evitando al tempo stesso un nuovo, costoso ciclo di sussidi energetici.

Nonostante le misure di sollievo annunciate da Merz e dal presidente francese Emmanuel Macron, la rinnovata stretta energetica sta offrendo ai partiti populisti una combinazione insolitamente potente di motivi di protesta: difficoltà per le famiglie, rabbia per tasse e norme legate al clima e opposizione agli sforzi dell’Europa per ridurre la propria dipendenza dall’energia russa.

La Germania ha fornito il primo banco di prova più evidente. L’AfD ha incentrato la propria campagna sull’aumento del costo della vita e dei prezzi dei carburanti, presentandoli non solo come conseguenza dell’ultima crisi geopolitica, ma come il risultato di scelte politiche assunte a Berlino e a Bruxelles.

Il tema dell’energia è particolarmente utile per l’AfD perché collega un disagio immediato delle famiglie a uno dei principali argomenti geopolitici del partito. La formazione chiede di ripristinare il gas russo a basso costo e di revocare le sanzioni sull’energia russa, sostenendo che l’attuale linea europea ha imposto alla Germania costi economici pesanti.

I partiti politici incentrano i loro programmi sull'aumento dei costi dell'energia

Alice Weidel, leader dell’AfD, ha definito l’energia russa a buon mercato fondamentale per il successo dell’industria tedesca. "I partiti tradizionali vogliono svuotare le vostre tasche: il carburante viene reso deliberatamente così caro. Noi vogliamo abbassare i prezzi dei carburanti: eliminare il prelievo sulla CO2, ridurre l’Iva e portare al minimo la tassa energetica dell’Ue", ha scritto Weidel su X il giorno prima delle elezioni locali.

Due giorni prima del voto, Merz ha annunciato sconti sui carburanti e un tetto ai prezzi nel tentativo di frenare l’impennata dei costi dell’energia dopo i danni a un oleodotto saudita che offriva una via alternativa allo stretto di Hormuz, sotto pressione.

"Che si tratti di pendolari, imprese o comuni automobilisti, i prezzi elevati dei carburanti stanno gravando sul nostro Paese. Insieme ai Länder garantiamo un taglio delle imposte di circa 17 centesimi al litro di benzina e diesel. La misura dovrebbe valere dal 1º ottobre fino alla fine del 2026", ha dichiarato Merz.

Ma il risultato tedesco suggerisce che gli interventi d’emergenza potrebbero non bastare a impedire che la crisi energetica si trasformi in un problema politico più ampio. Uno scenario particolarmente preoccupante per i partiti tradizionali in Francia e in Italia, dove il costo dei carburanti ha già dimostrato di saper catalizzare la rabbia degli elettori e dove le elezioni del prossimo anno potrebbero dare alla politica energetica un peso ben maggiore a livello nazionale e europeo.

Parigi teme carenze di carburante

Macron ha reagito alle pressioni convocando il 18 settembre una riunione straordinaria di sicurezza con i leader di partito all’Eliseo. Il presidente francese ha inoltre annunciato un prossimo vertice energetico del G7 per discutere il rilascio di una seconda tranche di riserve petrolifere, spostando la crisi energetica da un semplice problema di prezzi al rischio di possibili carenze.

"Dobbiamo essere estremamente vigili e non vogliamo trovarci a corto. Abbiamo ricostituito le nostre scorte di gas e stiamo mettendo in sicurezza gli approvvigionamenti", ha dichiarato Macron ai giornalisti dopo l’incontro all’Eliseo.

La Francia consuma circa 600mila barili di diesel al giorno e ne importa la metà, ha ricordato Macron, indicando 300mila barili potenzialmente a rischio di carenze a causa dei danni all’oleodotto saudita.

"Non dobbiamo spaventare la popolazione. Dobbiamo dire la verità sull’instabilità geopolitica e su ciò che provoca nel nostro Paese, e prepararci. È esattamente ciò che la Francia sta facendo e che ha accelerato nelle ultime settimane", ha aggiunto Macron.

In Francia e Italia l'estrema destra punta a tagli fiscali su carburanti per guadagnare consensi

La leader dell’estrema destra francese Marine Le Pen ha affermato che solo i tagli fiscali possono far scendere i prezzi dei carburanti alla pompa. "L’Iva sui carburanti deve essere ridotta dal 20% al 5,5%. I francesi ne hanno bisogno per andare al lavoro, fare la spesa e accompagnare i figli a scuola".

Nel frattempo, in Italia il governo di destra guidato da Giorgia Meloni ha avviato la cancellazione del bollo auto per 14,5 milioni tra automobili e motocicli a partire dal prossimo anno, per un costo superiore ai due miliardi di euro, oltre al taglio delle accise sul diesel che già pesa per circa 2,8 miliardi.

Roma aveva già chiesto alla Commissione europea di allentare le regole di bilancio a favore delle famiglie e delle imprese alle prese con l’impennata dei costi dell’energia, sostenendo che la sicurezza energetica deve essere trattata con la stessa urgenza della spesa per la difesa.

Le misure puntano ad alleviare la pressione immediata sui consumatori, ma mostrano anche come i prezzi dell’energia stiano costringendo i governi a spendere ingenti somme per disinnescare un potenziale terreno di scontro politico.

In Slovacchia, il primo ministro populista Robert Fico ha attribuito alla retorica di guerra dell’Europa contro la Russia la responsabilità di distogliere l’attenzione dai fallimenti nel contrastare l’aumento dei prezzi dell’energia e le carenze di carburante, opponendosi in modo netto a qualsiasi escalation militare.

"La retorica militare dell’Occidente e la ricerca di un pretesto per un conflitto armato con la Russia servono a distogliere l’attenzione dall’incapacità del mondo liberale di affrontare sfide basilari come il prezzo e la disponibilità di energia e carburante, così come la migrazione illegale", ha scritto in un post su X domenica sera.

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