La chiusura dell’oleodotto ha messo sotto pressione le forniture di petrolio saudita verso l’Europa, mentre nuovi conflitti nella regione minacciano le rotte marittime. Riad non ha ancora commentato le notizie su raffinerie che rischiano ritardi fino a novembre.
L'Arabia Saudita non ha commentato le notizie secondo cui avrebbe cancellato o rinviato le spedizioni di petrolio greggio verso le raffinerie europee dopo gli attacchi con droni della scorsa settimana al suo oleodotto Est-Ovest. L'entità dei disservizi nelle forniture all'Europa resta ancora poco chiara.
Martedì l'agenzia di analisi dei prezzi dell'energia Argus ha riferito che almeno tre raffinerie europee si sono viste cancellare o rinviare i carichi previsti per fine settembre, in alcuni casi fino a novembre, citando fonti di mercato anonime.
La compagnia petrolifera statale saudita Aramco ha fatto sapere a Euronews, in una breve email inviata mercoledì pomeriggio, che non intende commentare queste e altre segnalazioni simili.
Il ministero dell'Energia saudita ha annunciato lo scorso venerdì una chiusura precauzionale dopo gli attacchi con droni all'oleodotto nelle regioni di Riad e Medina avvenuti il giorno precedente.
Le autorità saudite e irachene hanno affermato che i droni provenivano dall'Iraq. Il ministero ha spiegato che le squadre tecniche stanno ispezionando l'oleodotto, senza però indicare quando le operazioni di pompaggio riprenderanno.
L'oleodotto trasporta il greggio dai giacimenti orientali dell'Arabia Saudita fino al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, permettendo alle esportazioni di evitare lo stretto di Hormuz.
Da Yanbu le petroliere dirette in Europa risalgono verso nord in direzione del Canale di Suez. L'oleodotto SUMED dell'Egitto offre un'altra via per far arrivare il greggio nel Mediterraneo dal Mar Rosso.
Il petrolio immagazzinato nei terminal di esportazione consente di mantenere le spedizioni anche durante una chiusura. La durata di queste scorte dipende dai volumi disponibili e dalla rapidità con cui riprendono le consegne tramite oleodotto.
Il segretario all'Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, ha dichiarato martedì che l'interruzione dell'oleodotto sarà "una questione di giorni".
Bab el-Mandeb nel mirino degli Houthi
L'alleanza guidata dall'Arabia Saudita ha riferito mercoledì di avere intercettato, la sera precedente, un drone degli Houthi a sud della Mecca. Il movimento houthi ha negato di avere preso di mira la città.
La scorsa settimana gli Houthi dello Yemen, sostenuti dall'Iran, hanno preso il controllo dello stretto di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso dopo avere conquistato il porto di Mokha e le isole vicine, strappandoli al governo yemenita internazionalmente riconosciuto e appoggiato dall'Arabia Saudita.
Bab el-Mandeb si trova a sud di Yanbu, lungo la rotta diretta verso l'Asia. Le petroliere dirette in Europa che risalgono verso nord da Yanbu non vi transitano, ma lo stretto è un passaggio chiave per il commercio tra Europa e Asia.
Il Qatar ha avvertito martedì che la perdita di accesso a Bab el-Mandeb aggraverebbe i disagi che già colpiscono il traffico marittimo attraverso Hormuz.
Ibrahim bin Sultan Al Hashmi, direttore dei media e della comunicazione al ministero degli Esteri del Qatar, ha dichiarato in un briefing a Doha che questo sarebbe "catastrofico per il mondo intero", chiedendo sforzi internazionali per mantenere aperto il passaggio marittimo.
Intanto, martedì al Cairo il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e il presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi hanno discusso della sicurezza delle rotte marittime regionali.
El-Sisi ha affermato che la sicurezza dell'Arabia Saudita e degli Stati del Golfo rientra nella sicurezza nazionale dell'Egitto, esprimendo sostegno alle misure adottate da Riad per proteggere il regno e invocando una soluzione politica in Yemen.