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Pechino non celebra l'anniversario dei 50 anni dalla morte del Grande Timoniere perché c'è Xi Jinping

In this March 4, 2015 photo, a woman stands near the souvenir plates bearing images of Chinese President Xi Jinping on display next to late Chinese leader Mao Zedong, left, at
In this March 4, 2015 photo, a woman stands near the souvenir plates bearing images of Chinese President Xi Jinping on display next to late Chinese leader Mao Zedong, left, at Diritti d'autore  AP Photo/Andy Wong
Diritti d'autore AP Photo/Andy Wong
Di Cecilia Attanasio Ghezzi
Pubblicato il
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Il 50esimo anniversario della morte di Mao Zedong è passato quasi sotto silenzio nella Repubblica popolare cinese perché c'è qualcuno che vuole prendere il suo posto nell'immaginario: l'attuale presidente. Qual è l'eredità del Grande Timoniere nella Cina di oggi

Mercoledì segna il 50esimo anniversario della morte del Grande Timoniere Mao Zedong. Il suo corpo imbalsamato viene ancora venerato in una teca di vetro al centro di Pechino, nello stesso luogo dominato dalla sua gigantografia: piazza Tian'anmen.

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Una piazza dove oggi per accedere bisogna superare più controlli che per prendere un'aereo. Il suo mausoleo resterà aperto tre ore in più per onorare l'anniversario, ma a parte questo Pechino sembra non voler celebrare questo anniversario.

Mao è morto il 9 settembre 1976, all'età di 82 anni. E la sua morte segna la fine della Rivoluzione culturale, la riapertura delle università, il ritorno in città di tanti giovani istruiti e l'inizio di quel socialismo con caratteristiche cinesi che ha portato l'economia della Repubblica popolare cinese a competere oggi direttamente con quella degli Stati Uniti d'America.

"Mi ha colpito che su Quotidiano del Popolo in prima pagina non c'è nulla che lo ricordi, il che è abbastanza singolare", dice a EuronewsFederico Masini, professore di lingua e letteratura cinese dell'Università La Sapienza e profondo conoscitore della Cina.

E continua: "C'è invece il presidente Xi Jinping che ha mandato un messaggio agli insegnanti nel nella giornata del maestro. Quindi ormai l'onnipresente è lui. Il primo pensiero, ma non so se si può esprimerlo ad alta voce, è che ci sia in atto una sostituzione".

"Il culto dell'attuale presidente Xi Jinping, nasce sulle ceneri del culto di Mao Zedong", spiega ad Euronews Sergio Basso, sinologo, regista e autore della biografia Mao Zedong. L’uomo che ha inventato la Cina di oggi (Rizzoli, 2026).

"Questo cinquantesimo non può essere pompato proprio perché c'è un nuovo grande timoniere: sulla scena non c'è abbastanza spazio per due". Per Basso per capire cosa significa Mao nella Cina di oggi bisogna ragionare su due livelli.

Cosa significa Mao Zedong nella Cina di oggi

Il primo è simboleggiato dai gagliardetti con l'immagine del timoniere tanto in voga tra soldati e tassisti. "Sono talismani, perché Mao è sopravvissuto a tutto e nella memoria di molti è una sorta di immortale".

Il secondo è pensare a quanto è cambiata la Cina. "Mao è cresciuto in un Paese che era ancora un Impero, dove regnavano violenza e miseria. Al netto dei suoi disastrosi errori di ingegneria sociale, ha dato da mangiare tre volte al giorno a 600 milioni di persone che altrimenti avrebbero fatto la fame, li ha istruiti, ha rimesso la donna al centro e ha dato dignità a un ceto che nessuno aveva degnato di attenzione prima, gli studenti".

Quando Sergio Basso parla dei "disastrosi errori di ingegneria sociale" si riferisce al Grande balzo in avanti (almeno 36 milioni di persone morte di fame in tre anni) e alla Rivoluzione culturale (17 milioni di giovani mandati a "imparare dai contadini", università chiuse e almeno un milione di persone linciate dalla folla), il famoso 30 per cento che il Partito ha ufficialmente etichettato come "sbagliato" nell'operato di Mao Zedong, senza mai veramente spiegarlo.

Perché la Cina sorvola sugli errori di Mao Zedong

"Mao Zedong è un brand, è il logo della Repubblica popolare", spiega Masini quando gli chiediamo perché un presidente con una storia come quella di Xi Jinping (il padre un fedelissimo poi epurato da Mao, una sorella suicida e lui stesso mandato in campagna durante la Rivoluzione culturale) si metta nel solco del fondatore della Patria senza prendere le distanze da quel 30 per cento.

"Toccare Mao Zedong, significa toccare le fondamenta dello Stato. Non succederà finché il Partito comunista sarà al potere, anzi. Quel 30 per cento sbagliato piano piano sarà dimenticato perché le ferite della Storia non possono essere riaperte senza mettere in pericolo la continuità e quindi la stabilità del Partito, dello Stato e dell'attuale sistema", dice ancora Masini.

Questo spiega perché i giovani tornano a guardare con curiosità all'ideologia maoista. La disoccupazione giovanile è arrivata al 21 per cento a giugno 2023, poi il governo cinese ha smesso di pubblicare le statistiche. Ma dopo decenni di crescita a due cifre, di impiego e di mobilità sociale garantita sono in molti ad abbandonare il mito dell' "arricchirsi è glorioso" per tornare a principi più egalitaristi.

Chi è nato dopo gli anni Ottanta, ha sperimentato sulla sua pelle e quella della sua famiglia il rallentamento economico, la crisi dell'immobiliare e l'automazione forzata di molti mestieri e, poiché la censura ha obliterato tutte le storture del maoismo, torna a pensare con nostalgia alla "ciotola di riso di ferro", quando si lavorava e si mangiava tutti, anche se poco.

Basso e Masini concordano su un fatto: se Xi Jinping ha un merito, è quello di essere tornato a parlare di redistribuzione della ricchezza e di averne condannato l'ostentazione come nessun presidente cinese dopo la morte di Mao Zedong.

Perché nell'eredità del Grande Timoniere c'è anche Taiwan

Per Basso però il porsi in continuità con il Grande Timoniere presenta un grande punto interrogativo. "Come ha fatto Putin con l'Ucraina, entro la fine della sua missione terrena Xi Jinping vuole (ri)prendere Taiwan ed essere così la persona che completa la missione lasciata in sospeso da Mao".

Masini su questo è più realistico. "Certo, gli piacerebbe. Ma Xi Jinping sa bene che affinché un'operazione del genere riesca dovrebbe essere rapidissima: iniziare prima di fare colazione e terminare all'ora di cena. In qualunque altro scenario la Cina non sopravviverebbe a lungo, ne sono prova l'Ucraina e l'Iran".

E al presidente cinese in questo momento conviene aspettare. Anche perché, tanto per citare un'ultima volta Mao Zedong, "grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente".

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